Nel Parco della Martesana, a nord di Milano, un gruppo di under 30 ha riqualificato un anfiteatro rimasto a lungo abbandonato. Le gradinate si riempiono di corpi, voci e musica, mentre il programma cambia di giorno in giorno. Nama – Nuovo Anfiteatro Martesana – rappresenta un presidio creativo che resta aperto anche quando il parco si svuota.
«È un centro contemporaneo, uno spazio in cui cerchiamo di fondere discipline e ambiti culturali attraverso una programmazione curata da noi» spiega Sergio Marchese, uno dei fondatori e direttore creativo. Ha 29 anni e si occupa degli eventi, in particolare dei festival autoprodotti.

Venticinque persone, sotto i trent’anni, lavorano stabilmente con un contratto al progetto. Nama fa parte della “Rete degli Spazi Ibridi della Città di Milano”, che riunisce realtà nelle quali convivono dimensione no profit e sostenibilità economica.
L’anfiteatro Martesana nasce verso la fine degli anni Ottanta. Da quel momento vive una storia difficile, scandita da aperture e chiusure. Il progetto punta a valorizzare e riqualificare anche il parco, nel quale mancava un presidio sociale capace di garantire sicurezza e partecipazione del territorio.
Lo spazio interno dell’anfiteatro è in concessione all’associazione ed è accessibile ai soci. È aperto ogni giorno e ospita attività autonome: corsi di yoga, pilates, autodifesa, uno studio di registrazione prenotabile sette giorni su sette. Gli eventi pubblici si concentrano dal mercoledì alla domenica. Il mercoledì è dedicato al cinema, il giovedì alla musica dal vivo, la domenica agli incontri culturali. Il venerdì e il sabato sono riservati all’intrattenimento, dai DJ set alla musica elettronica.
Il primo anno di attività si è chiuso con Immaginare il futuro, un festival culturale. «La novità è stata una rassegna di talk interamente curati da noi che avevano un filo conduttore, un tema comune» racconta Marchese. Sei giorni di appuntamenti, dal 13 al 18 gennaio, con iniziative che si susseguivano senza interruzioni e sale che cambiavano forma e allestimento.

«Il festival è andato molto bene. Abbiamo avuto un’affluenza superiore all’inaugurazione dell’anno scorso, cosa che non era scontata. In quest’anno di attività abbiamo raggiunto più di 24 mila soci, su Milano sono dei numeri buoni». All’apertura del festival erano presenti anche le fondazioni che sostengono il progetto, esponenti della politica cittadina e la stampa.
Per Marchese, il momento più delicato è stato il talk di sabato 17 gennaio: «si chiamava Il futuro della democrazia. Affrontava la politica internazionale e la fase complessa che stiamo attraversando. C’era un collegamento dagli Stati Uniti, un esperto di Cina, un esperto di Sud America. La partecipazione è stata molto calda, è bello che si riesca a parlare di cose così importanti e complesse».
Il fulcro della programmazione annuale è il Nama Summer Arena, in calendario dal 12 giugno al 12 luglio. «Sono trenta giorni di eventi gratuiti con attività anche all’esterno dello spazio. Stiamo lavorando per alzare il livello, per avere più palchi e ospiti importanti. Vorremmo riuscire a portare questo nuovo format di talk nello spazio aperto dell’anfiteatro. Ha una capienza di centinaia di persone e si presta molto per iniziative del genere».
Il compleanno di Nama cade il 15 gennaio, in un periodo dell’anno con pochi appuntamenti culturali. La Summer Arena, tra giugno e luglio, intercetta chi resta in città. Due momenti diversi, legati dallo stesso principio: essere presenti ogni giorno, rendere riconoscibile un luogo attraverso la continuità.