Editoriale di Antonia Verderosa
I nuovi inizi
Le frontiere del nostro tempo sono luoghi di separazione e di incontro, di difesa e di contesa. Sono passaggi controllati, violati e attraversati, talvolta nello stesso istante. Osservarle da vicino significa interrogarsi su come viviamo lo spazio, il potere, i diritti.
Negli ultimi mesi abbiamo visto queste tensioni manifestarsi in forme radicali. In Iran, il controllo si è fatto muro invalicabile. In Venezuela, la sovranità è diventata uno spazio fragile, compressa tra autoritarismo e ingerenze esterne. Lo stesso avviene in conflitti che segnano il nostro tempo, come in Ucraina o in guerre che restano ai margini dell’attenzione pubblica, come in Sudan. A Gaza, il confine è una condizione quotidiana: regola accessi, spostamenti, futuro. In questi casi, la frontiera è un dispositivo che interrompe relazioni, riduce lo spazio del possibile, stabilisce chi può muoversi e chi resta fermo.
Accanto a queste chiusure nette, esistono soglie meno visibili. Quelle che attraversiamo ogni giorno e che ridefiniscono il modo in cui agiamo, comunichiamo, costruiamo fiducia. L’intelligenza artificiale è ormai parte di queste infrastrutture invisibili: un ambiente che media ciò che vediamo, ciò che riteniamo credibile, ciò che resta ai margini. In questo spazio si giocano nuove decisioni, spesso opache, che incidono sul potere, sull’accesso alle informazioni, sulla possibilità di orientarsi nel presente.
Altre frontiere funzionano come varchi. Programmi come l’Erasmus hanno insegnato a generazioni diverse che muoversi significa cambiare sguardo prima ancora che indirizzo. Il ritorno del Regno Unito nel circuito di scambio europeo riapre collaborazioni, dialogo, immaginari comuni.
Queste pagine guardano anche altrove per capire come cambiano linguaggi, pratiche, modi di stare insieme.
Il primo numero di Zeta del Biennio 2025/2027 nasce da qui. Dalla volontà di abitare queste soglie, di riconoscere le tensioni che attraversano il nostro tempo, di raccontare il presente nella sua complessità.