Esclusiva

Febbraio 3 2026
“Melania”: il documentario che tradisce le promesse

Il film segue la First Lady nei venti giorni che precedono l’inaugurazione del secondo mandato Trump

“Melania”, pubblicizzato come «uno sguardo inedito sulla transizione di Melania Trump da cittadina privata a First Lady (per la seconda volta)» ha incassato, negli Stati Uniti, oltre otto milioni di dollari: la migliore apertura, per un docufilm, degli ultimi dieci anni.  Un risultato sorprendente per un prodotto che era stato annunciato come un potenziale flop da molte testate statunitensi per via delle prevendite scarse-nonostante l’ampia sponsorizzazione sui profili social del Presidente- e delle polemiche che hanno accompagnato l’uscita.

Al cinema Adriano di piazza Cavour, nel centro di Roma, la sala scelta per la proiezione— nel giorno dell’uscita mondiale, venerdì 30 gennaio — è piccola, ma piena. Una trentina di spettatori, molti dei quali giovani, alcuni soli. Prima ancora che le luci si spengano e che il titolo del docufilm appaia sullo schermo, l’atmosfera è di sorpresa condivisa: «Pensavo non sarebbe venuto nessuno» è la frase che si sente ripetere più spesso. E invece il pubblico c’è: «Sono venuto per i meme», «È il trash di cui avevo bisogno», «Melania è un personaggio, siamo qui per lo spettacolo nello spettacolo». C’è perfino chi sperava nella presenza di contestatori in sala.

L’anteprima del film, presentato il 29 gennaio al Trump-Kennedy Center di Washington, è coincisa con le proteste esplose dopo l’uccisione a Minneapolis, da parte dell’ICE, dell’infermiere americano Alex Pretti. Alle critiche politiche si sono aggiunte quelle legate ai costi — Amazon ha pagato 40 milioni di dollari per i diritti — e alla scelta del regista Brett Ratner: “Melania” rappresenta il suo ritorno sulla scena dopo le accuse di aggressione sessuale rivoltegli da sei donne nel 2017, nel pieno del movimento #MeToo. Discussa inoltre la decisione di escludere la stampa dalla première, fatta eccezione per la breve intervista concessa a Rachel Campos-Duffy di Fox News.

Il documentario segue Melania nei venti giorni che precedono l’inaugurazione del secondo mandato di Trump, in un percorso fra Mar-a-Lago, la residenza dei Trump in Florida, la Trump Tower a New York e Washington. Melania viaggia quasi sempre sola e spesso in silenzio, tranne quando si lascia andare a una breve performance di “Billie Jean”, di Micheal Jackson, il suo cantante preferito. 

A mano a mano che la narrazione procede, la temperatura in sala rimane tiepida. La promessa di assistere al «racconto di una storia mai raccontata prima, una storia emozionante», viene nei fatti tradita: la First Lady non si svela. Rimane enigmatica, distante. I momenti potenzialmente più autentici non vengono condivisi: le immagini scorrono, ma le conversazioni più intime e quelle informali vengono mostrate senza audio. Rispetto al passato Melania si definisce più «orientata alla missione e all’azione», conferma di non ambire ad essere riconosciuta icona fashion da parte del mondo della moda- «Mi vesto per me stessa» – e i momenti in cui appare meno controllata e più spontanea sono proprio quelli passati con il suo team di stilisti.

Viene esplorato il legame con la madre, scomparsa un anno prima; c’è un accenno ai progetti legati alla campagna “BeBest”, lanciata nel 2021 e focalizzata sul benessere di bambini e giovani, e alle collaborazioni con Brigitte Macron- che la definisce «una donna forte» – e la regina Rania di Giordania. Donald Trump, di contro, sembra assente dalla sua quotidianità: le uniche scene in cui appaiono insieme sono quelle in cui partecipano a eventi ufficiali. Maggiore spazio viene invece dato all’incontro con Aviva Siegel, ex ostaggio di Hamas, che Melania abbraccia e consola, durante un incontro privato.

Il passaggio più significativo dell’intero docufilm arriva alla vigilia dell’insediamento. Trump prova il discorso: «Mi impegnerò per la pace». Melania interviene: «Per la pace e per l’unità». Il giorno dopo, durante la cerimonia, il Presidente pronuncia esattamente quelle parole e, subito dopo, si volta verso la moglie, la indica e le sorride. È l’unico momento in cui il film lascia intuire l’influenza di Melania sulle scelte del marito.