Esclusiva

Febbraio 20 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 22 2026
Così le sanzioni
hanno cambiato
l’economia russa

Il Paese è isolato dall’Europa e l’invasione lo ha trasformato in un’economia di guerra con conseguenze sociali strutturali

«Questo è l’unico linguaggio che la Russia capisce», così si è espressa Ursula von der Leyen annunciando il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Sono passati quattro anni dall’invasione dell’Ucraina e quattro anni dal primo pacchetto di sanzioni contro Mosca e la linea dell’Unione europea non è cambiata. «La Russia si siederà al tavolo delle trattative con intenzioni genuine solo se verrà spinta a farlo», ha affermato la presidente della Commissione europea lo scorso 6 febbraio. Il nuovo pacchetto mira a indebolire l’export di materie prime che sostiene l’economia russa. Verranno vietati i servizi marittimi che trasportano petrolio russo, 43 navi della cosiddetta flotta ombra entreranno nella lista nera e saranno introdotte nuove restrizioni sul trasporto di gas naturale liquefatto. Secondo Von der Leyen, il calo del 24 per cento delle entrate russe da petrolio e gas nel 2025 e l’ampliamento del deficit mostrano che la pressione economica sta producendo effetti, anche se Mosca continua a finanziare lo sforzo bellico.

Le sanzioni occidentali miravano a provocare un crollo immediato dell’economia russa, ma dopo l’iniziale flessione del pil nel 2022 (-1,4 per cento) il paese è tornato a crescere nel 2023 (+4,3 per cento) e nel 2024 (+4,1 per cento). A trainare la ripresa è stato il forte aumento della spesa militare, salita dal 3,6 per cento del pil nel 2021 al 7,1 per cento nel 2024, con una conseguente riduzione delle risorse destinate alle politiche sociali, all’istruzione e ai trasferimenti alle regioni.

Variazione percentuale del Prodotto interno lordo russo su basse annuale, fonte: Fondo monetario internazionale

Dal 2025 la crescita è rallentata (+0,6 per cento) e per il 2026 il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le proiezioni, evidenziando segnali di rallentamento profondo. «Il fronte è arrivato al limite delle proprie risorse, non c’è più manodopera sia a causa della guerra sia a causa dell’immigrazione, che è comunque legata al conflitto, dunque il costo del lavoro sale rapidamente, il costo di procurarsi tantissimi materiali è salito a causa delle sanzioni, l’utilizzo degli impianti è arrivato al limite a causa dell’economia di guerra e questo ha fatto aumentare molto l’inflazione», ha affermato a Zeta Luiss Federico Fubini, editorialista del Corriere della Sera. L’aumento dei prezzi ha raggiunto il 13,7 per cento nel 2022, frenando la dinamica dei consumi interni perché «i salari sono cresciuti meno dei prezzi, soprattutto i prezzi importanti come quelli alimentari che costituiscono una parte importante del paniere della spesa». Per contenere gli aumenti, la banca centrale russa aveva alzato i tassi d’interesse fino al 21 per cento, un livello molto elevato che ha portato a un calo dei consumi e degli investimenti e ha rallentato la crescita economica. «L’inflazione ha portato tassi di interesse molto alti e delle forti difficoltà nel settore manifatturiero e in praticamente quasi tutte le aree della produzione dei settori civili. Le sanzioni contribuiscono a creare questo contesto di inflazione» e la scarsità di manodopera dovuta alla crisi demografica e al reclutamento dei giovani produce delle ripercussioni di lungo termine sull’economia e sulla società russa.

Un fattore che ha mitigato l’impatto delle sanzioni è stato l’intensificarsi del commercio con paesi che non hanno aderito alle restrizioni occidentali. Dopo l’embargo europeo una parte consistente del petrolio russo è stata dirottata verso l’Asia, in particolare verso India e Cina, spesso con sconti rispetto ai prezzi applicati in Europa. Tuttavia, il calo del prezzo globale del petrolio avvenuto durante il 2025 ha ridotto il valore delle esportazioni russe e ha indebolito il fondo sovrano russo, che utilizza i proventi delle vendite per finanziare la guerra. Inoltre, il nuovo accordo commerciale siglato a inizio febbraio da Stati Uniti e India include il tema degli acquisti energetici e potrebbe comportare una riduzione delle importazioni indiane di greggio russo. Secondo Fubini «i primi dati non mostrano ancora questo calo ma è presto per valutare quello che accadrà».

Nel breve periodo, il governo russo dispone ancora di margini per finanziare la guerra ma nel medio e lungo periodo la popolazione è in calo, la forza lavoro si riduce e la dipendenza dalle esportazioni di materie prime è elevata. Durante questi quattro anni di conflitto e di sanzioni la Russia si è trasformata in un’economia militarizzata, isolata e conclude Fubini, «sono cambiamenti reversibili, ma non facilmente».