Esclusiva

Febbraio 20 2026
Danno Collaterale, il conflitto raccontato da uno smartphone

Quattro giorni di riprese per il cortometraggio di Valentino Ferraro che trasforma la provincia umbra in un campo di battaglia senza tempo

Il sole filtra tra i rami dei pini, immersi in una spessa coltre di fumo artificiale. Un soldato in mimetica emerge dall’ombra: trattiene il respiro, stringe il fucile all’altezza del volto, fissa il vuoto davanti a sé. Non ci troviamo sul fronte di un vero conflitto armato, ma in un campo di battaglia ricostruito ad Amelia. È qui che prende forma Danno Collaterale, l’ultimo cortometraggio scritto e diretto dal regista Valentino Ferraro

Danno Collaterale, il conflitto raccontato da uno smartphone
Foto di Sara Maurizi dal set di Danno collaterale

Il titolo gioca con il vocabolario bellico ribaltandone la prospettiva. Se nel gergo militare l’espressione è usata per definire le vittime civili, per Ferraro il concetto si allarga all’intera condizione umana. «In un conflitto tutti finiscono per essere vittime: non solo chi la guerra la subisce, ma anche chi la combatte». L’opera rinuncia a una collocazione geografica o temporale precisa: i soldati non hanno bandiere, indossano divise generiche e si muovono in uno spazio-tempo sospeso.  L’obiettivo non è raccontare una battaglia specifica, ma la guerra nella sua brutale universalità.

Le riprese sono state realizzate in quattro giorni. Una sfida logistica e creativa che ha coinvolto il territorio ternano, tra Amelia e Lugnano in Teverina, mobilitando risorse locali e professionisti emergenti. Il cortometraggio è stato interamente girato con uno smartphone Xiaomi 15 Ultra, dotato di lenti Leica. Una decisione artistica dettata dal desiderio di aderire all’estetica della guerra contemporanea, dove le immagini arrivano sempre più spesso dai telefoni. «L’agilità del mezzo mi ha permesso di cimentarmi con posizioni e soluzioni fisicamente scomode», racconta il direttore della fotografia Simone Sadocco, diplomato al Centro Sperimentale e autore delle immagini di Kushta Mayn, passato per la sezione “Orizzonti” alla Mostra del Cinema di Venezia. Per rendere l’esperienza ancora più asfissiante, la troupe ha fissato il cellulare direttamente alla canna di un fucile, una prospettiva impossibile per una cinepresa tradizionale che ha trasformato l’arma in un occhio meccanico. L’immersività è stata amplificata dall’utilizzo di una SnorriCam artigianale, una struttura in legno che aggancia la camera al corpo degli attori, catturando i volti in soggettive claustrofobiche. 

Danno Collaterale, il conflitto raccontato da uno smartphone
Foto di Sara Maurizi dal set di Danno collaterale

Il secondo giorno l’allerta meteo ha reso impraticabili i boschi di Bomarzo per le riprese in esterni. La troupe ha deciso così di reinventare la scena, trasformando la falegnameria del padre del regista in un bunker. «Grazie a due luci sospese, la macchina del fumo e la giusta angolatura l’abbiamo resa un set perfetto», ricorda Sadocco. 

Il direttore della fotografia ha puntato sull’astrazione spaziale: «La mia idea è stata quella di sospendere il conflitto in una nebbia che avvolge ogni scenario», richiamando le atmosfere del pittore Caspar David Friedrich. A muoversi in questa foschia sono i cinque soldati protagonisti: Pietro Padiglioni, Alex Dessupoiu, Marica Martelli, Daniele Cardarelli e lo stesso Ferraro. Gli attori provengono dalla Vox Revolution, scuola di recitazione e doppiaggio di Terni fondata da Mirko e Vanessa Liodori. L’esperienza per loro è stata un addestramento a tutti gli effetti. «Lavoravamo 12 ore al giorno. In una scena ho dovuto correre imbracciando un fucile pesantissimo. È stato lo sforzo più bello della mia vita», racconta Padiglioni.​

Per rendere plausibili i movimenti tattici, il gruppo è stato addestrato dallo stesso Cardarelli, attore ed esperto di softair, che ha insegnato ai suoi colleghi movimenti e piazzamenti militari. 

La dedizione del cast è stata notata anche da Terence Hill, amico della famiglia Ferraro, che ha visitato a sorpresa il set dopo le riprese, complimentandosi per la professionalità e la disciplina della troupe.

Danno Collaterale, il conflitto raccontato da uno smartphone
Terence Hill sul set di Danno collaterale

Danno Collaterale segna il debutto di Girandola Productions, società fondata dallo stesso Ferraro per intercettare la decentralizzazione in atto nel cinema italiano. «L’obiettivo è riuscire a creare altri progetti interessanti in Umbria. È un settore che può creare grandi opportunità di lavoro», spiega il regista. I teatri di posa ternani attendono ammodernamenti e un rilancio istituzionale, ma l’energia di questo progetto dimostra che un punto di partenza esiste. «Mi auguro che in futuro possano esserci tante altre storie da illuminare in questa terra», conclude Sadocco. È la speranza di una regione che dimostra di avere l’urgenza e il potenziale per diventare un nuovo polo vitale del cinema indipendente.