Esclusiva

Febbraio 20 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 22 2026
Made in the Usa
i valori tradizionali
del Cremlino

Nati nelle “culture wars”, oggi ispirano anche le destre europee. L’analisi della sociologa Kristina Stoeckl

Famiglia tradizionale, antiabortismo, centralità della religione, rifiuto dei diritti Lgbt: è a questi temi che il presidente russo Vladimir Putin si richiama quando invoca la difesa dei “valori tradizionali”, presentandoli come parte integrante dell’identità nazionale. In realtà, spiega a ZetaLuiss la professoressa e sociologa Kristina Stoeckl, autrice con Dmitry Uzlaner de L’internazionale moralista, questa retorica ha «ben poco di tradizionale e di russo, ma appartiene a una matrice di conflitto chiamata “culture wars”».

Con questa espressione si indicano le controversie politiche su temi etici e di moralità pubblica, che, osserva Stoeckl, «nascono negli Stati Uniti: il primo emendamento sancisce la separazione tra Stato e Chiesa e crea un “level playing field” in cui le religioni competono tra loro per influenzare uno Stato neutrale dal punto di vista confessionale, non essendoci una Chiesa di Stato». In Europa, per ragioni storiche, la situazione è sempre stata diversa: religione e politica sono rimaste strettamente intrecciate, producendo soluzioni di mediazione. In Italia, ad esempio, l’aborto è stato riconosciuto per legge, ma accompagnato da un ampio riconoscimento dell’obiezione di coscienza. Un assetto che ha contribuito a limitare la polarizzazione.

La Russia sovietica non conosceva né l’una né l’altra dinamica: dopo settant’anni di comunismo la Chiesa ortodossa arriva agli anni Novanta in crisi, concentrata sulla liturgia e «meno sull’etica sociale, senza una dottrina chiara su aborto o famiglia». Dovendo quindi ricostruire un’identità spirituale, inizia quello che Stoeckl definisce un «aggiornamento conservatore»: in quel vuoto entrano i primi attori della destra cristiana americana, dalle missioni evangeliche nelle scuole (programma CoMission) a Focus on the Family con i corsi sulla “famiglia sana”, fino ai materiali pro-life con le immagini dei feti e ai film come “The Silent Scream”.  Se infatti la Chiesa russa aveva interesse a importare questi concetti, anche quella americana mirava a esportare il proprio pensiero e a consolidare la propria presenza in quel contesto.

Sociologi, sacerdoti, accademici e attivisti iniziano a tradurre manuali, importare argomentazioni, costruire reti con i movimenti pro-life statunitensi, fino a cofondare il World Congress of Families (il raduno di pro vita e famiglia che si tenne a Verona nel 2019, ndr). Nel 2012, con il terzo mandato di Putin, i valori tradizionali entrano nella politica del Cremlino e nel 2020 avviene un emendamento che li include nel testo della Costituzione.

La Russia diventa così un modello politico anche per le destre europee, e il  risultato è che un repertorio nato nelle “culture wars” statunitensi viene nazionalizzato,  ripresentato come espressione autentica dei valori russi, ed esportato in Europa. E ancora oggi, dopo trent’anni di imposizione, «è difficile capire se si siano effettivamente radicati nella cultura russa o se vengano vissuti più come un linguaggio imposto», prosegue la sociologa.

Stoeckl e Uzlaner dunque analizzavano già anni fa, nei loro studi, una dinamica che allora non era così evidente, ma che oggi appare chiara: dietro la diffusione delle destre europee al potere c’è anche il ruolo chiave della Russia, come promotrice di questa “culture war”, a sua volta importata dagli Stati Uniti.

Paradossalmente, conclude Stoeckl guardando al presente, Putin ha più volte giustificato l’intervento in Ucraina perché lì sarebbero a rischio i valori tradizionali, quando  «dal punto di vista sociologico è molto più conservatrice della Russia e, soprattutto oggi, sta vivendo un processo di irrigidimento dei costumi ulteriormente rafforzato dalla guerra».