Esclusiva

Febbraio 23 2026
Fine di “El Mencho”
ucciso il superboss dei narcos

La morte del trafficante più potente del Messico scatena narco-blocchi, incendi e città paralizzate in tutto il Paese

Per anni il suo nome è stato cantato nei corridos, il popolare genere messicano che trasforma uomini in ballate e cronache in leggende. Nemesio Oseguera Cervantes, El Mencho, fondatore e leader del cartello di Jalisco, la banda criminale più temuta del Paese, era diventato un personaggio popolare anche fuori dalle caserme e dalle aule di giustizia. All’alba di domenica 22 febbraio un’operazione delle forze speciali tra le colline del Messico occidentale ha spento per sempre la musica: secondo le autorità, El Mencho è morto durante il trasferimento in aereo verso Città del Messico dopo essere rimasto gravemente ferito.

Considerato uno dei latitanti più ricercati al mondo, Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, 59 anni, era il capo del Cártel Jalisco Nueva Generación (CJNG), un’organizzazione criminale che negli ultimi anni si è imposta come la più potente del Messico. Seppur meno noto a livello internazionale rispetto al cartello di Sinaloa di Joaquín El Chapo Guzmán, alla cui storia sono dedicati un film e due fortunate serie televisive, il CJNG è famoso per la sua violenza e per la pericolosità del suo arsenale. Il governo degli Stati Uniti aveva offerto una taglia da 15 milioni di dollari per la cattura del narco, accusandolo di traffico di cocaina, fentanyl e metanfetamine verso il confine meridionale americano.

Secondo quanto racconta il giornale messicano El Universal, El Mencho era entrato nel traffico di droga negli anni ’90. Dopo una condanna negli Stati Uniti per spaccio di eroina, era tornato in Messico e si era arruolato nella polizia prima di unirsi al Cártel del Milenio. Con la morte del boss Ignacio Nacho Coronel e la cattura di Óscar El Lobo Nava Valencia, ci fu una scissione: dalla fazione nota come Los Torcidos nacque il CJNG, con Oseguera a capo. Nel febbraio 2025, l’amministrazione Trump aveva classificato il cartello come organizzazione terroristica straniera.

L’operazione per arrestarlo si è svolta a Tapalpa, un comune a circa 130 chilometri a sud-ovest di Guadalajara, nello stato di Jalisco, terra d’origine del cartello. Le forze speciali messicane, con il supporto degli Stati Uniti attraverso informazioni di intelligence, hanno circondato la zona con elicotteri e unità speciali. Durante l’azione le truppe sono state attaccate dalle armi dei criminali e hanno reagito uccidendo quattro membri del CJNG sul posto. Altri tre, tra cui El Mencho, sono rimasti feriti e sono morti successivamente durante il trasferimento in ospedale. Due persone sono state arrestate e sequestrati veicoli corazzati, razzi e altre armi pesanti. Anche tre membri delle forze armate sono rimasti feriti.

L’uccisione del narcotrafficante ha scatenato ore di caos. Strade bloccate da veicoli bruciati, autobus e camion incendiati hanno paralizzato Jalisco e almeno altri 15 dei 32 stati messicani. Sono i cosiddetti narco-blocchi, una tattica comune utilizzata dagli affiliati in risposta ad arresti o omicidi di personaggi di alto profilo. A Puerto Vallarta, popolare città turistica sulla costa pacifica, colonne di fumo si sono alzate nel cielo, come riporta a Zeta Carlos, 26 anni, nel pomeriggio messicano: «Questa mattina era spaventoso. Hanno bloccato le principali vie d’ingresso e d’uscita della città, in sei o sette punti, con auto incendiate e gente che scappava. Ora la situazione si è un po’ calmata, il fumo si sta diradando, ma bisogna restare prudenti».

Il governo di Jalisco ha reso noto che, nel corso delle operazioni, sono state arrestate 25 persone: 11 per presunti atti di violenza e 14 per saccheggi e danneggiamenti. Si temevano possibili attacchi negli aeroporti di Puerto Vallarta e Guadalajara. Le autorità hanno assicurato che gli scali hanno continuato a operare regolarmente, ma a Puerto Vallarta diverse compagnie aeree nazionali e straniere come Air Canada e United Airlines hanno deviato voli in avvicinamento e cancellato alcune partenze. Per lunedì 23 febbraio le autorità hanno disposto la chiusura delle scuole in 8 stati.

Proprio a Guadalajara, seconda città del Paese scelta come sede della Coppa del Mondo 2026, nel giro di poche ore le strade si sono svuotate, con i residenti chiusi in casa per timore di nuovi scontri. Óscar, 51 anni, residente a Zapopan, nell’area metropolitana della città, e titolare di un negozio di ricambi per macchine industriali, racconta: «Si sentivano spari dappertutto, sia della polizia sia di civili armati. Camionette dei narcos e dell’esercito passavano vicino a casa. In città tutto è chiuso: scuole, negozi, uffici. Chiunque sia in strada rischia di essere fermato. L’unica cosa da fare è restare in casa e aspettare».

In una conferenza stampa le autorità messicane hanno aggiornato il bilancio della retata: le persone legate al gruppo criminale uccise durante il blitz sono otto, non quattro come comunicato in un primo momento. Il ministro della Difesa Ricardo Trevilla Trejo ha spiegato che, al termine delle operazioni, sono stati rinvenuti altri quattro corpi nell’area. Il segretario alla Sicurezza federale Omar García Harfuch ha precisato che tra le vittime figurano anche 25 membri della Guardia Nacional, un custode, un funzionario della Procura generale e una donna civile. Il dato si aggiunge ad almeno altri 30 presunti membri dei cartelli morti nella successiva ondata di violenza.