Esclusiva

Febbraio 27 2026
Da Nicolò Filippucci a Alicia Keys
la terza serata di Sanremo

Tra appelli generici alla pace e comicità che non affonda: i promossi, i bocciati e le sorprese dello show ligure

Nel Festival della compostezza, Alicia Keys irradia l’Ariston con una presenza che unisce eleganza e potenza. Lasciamo da parte i mazzi di fiori per prendere in mano un mazzo di carte: i promossi, i bocciati e le sorprese della terza serata.

L’ASSO

Quando arriva Alicia Keys si capisce subito che il passo cambia. Prima “Adesso tu”, poi “L’aurora” con Eros Ramazzotti, infine quei minuti al pianoforte con “Empire State of Mind”. Non è solo questione di voce, che resta impeccabile, ma di postura: canta in italiano senza farlo pesare, passa all’inglese come se fosse una conversazione, suona anche in piedi, guarda Chiara Impastato, ascolta i conduttori, lascia spazio. Viene da New York, dove lo show è mestiere quotidiano, ma all’Ariston sceglie la misura. Ed è proprio quella a fare la differenza. Certo, la sua cifra è quella di essere magnetica senza volerlo, questo rende tutto più semplice.

Da Nicolò Filippucci a Alicia Keys<br> la terza serata di Sanremo

IL RE

In un Festival che tende alla compostezza, “Uomo che cade” è uno dei pochi momenti in cui si percepisce una frattura vera. Tredici Pietro entra senza cercare il colpo a effetto. Il peso del cognome resta sullo sfondo: per una volta il figlio di un re si prende il titolo sul campo, dentro una serata a bassa intensità, dove emergono soprattutto le sfumature. Il brano è teso, introspettivo, urbano. Non cerca l’applauso immediato, ma un’identità. E in questo equilibrio un po’ opaco del Festival, quella coerenza risalta più di qualsiasi acuto

Da Nicolò Filippucci a Alicia Keys<br> la terza serata di Sanremo

LA REGINA

Quando tocca a Mara Sattei, con “Le cose che non sai di me”, la serata è già lunga. Eppure qualcosa si muove. Non c’è bisogno di scenografie invadenti o gesti teatrali: basta il controllo. La voce resta centrata, il crescendo è calibrato, l’emozione non viene mai esibita. È uno di quei momenti in cui la platea torna ad ascoltare davvero. La curva di calore risale senza che nessuno se ne accorga apertamente. In un Festival che fatica a trovare picchi, lei trova stabilità. Ed è una forma di leadership anche quella.

Da Nicolò Filippucci a Alicia Keys<br> la terza serata di Sanremo

Leggi anche: Festival al maschile, le donne in gara sono solo dieci

IL JOLLY

Aprire la serata non è mai semplice. Angelica Bove con “Mattone” e Nicolò Filippucci con “Laguna” lo fanno con una maturità che sorprende. Due approcci diversi: più esposta lei, più controllato lui. Ma entrambi tengono il palco, senza la sensazione di essere “di passaggio”. Poi arrivano il Premio della critica “Mia Martini”, il Premio Sala Stampa “Lucio Dalla” e il Leone d’Argento. È un segmento che non vive di nostalgia né di meme, ma di possibilità. E ricorda che Sanremo, prima di tutto, è ancora una porta.

Da Nicolò Filippucci a Alicia Keys<br> la terza serata di Sanremo

Guarda l’intervista a Nicolò Filippucci a cura di Federico D’Onofrio

IL DUE DI PICCHE

La comicità, in un Festival che parla di violenza giovanile e lancia appelli alla pace, potrebbe essere il luogo in cui spingersi un passo oltre. Con Ubaldo Pantani questo passo non arriva. L’imitazione di Lapo Elkann è corretta, i cambi d’abito funzionano, ma resta tutto dentro una zona neutra. Non è una questione di talento, né di accanirsi sui comici: è il contesto che non chiede di essere messo in discussione. E allora la satira diventa decorazione. In un’edizione già prudente, non basta.

Da Nicolò Filippucci a Alicia Keys<br> la terza serata di Sanremo