Entrare nel Forte Santa Tecla di Sanremo e ritrovarsi sul palco dell’Ariston. La mostra Perché Sanremo è Sanremo, dedicata a Pippo Baudo e allestita dal 23 febbraio al 1° marzo 2026, non è soltanto un’esposizione celebrativa, ma un’esperienza immersiva che restituisce al pubblico il legame indissolubile tra il conduttore e il Festival.
Ospitata in uno dei luoghi più importanti della cultura sanremese, l’esposizione diventa anche un punto di incontro tra la memoria della città e quella della sua manifestazione più celebre. Sanremo ha reso omaggio a colui che più di ogni altro ha rivoluzionato il Festival pochi mesi dopo la sua morte avvenuta il 15 agosto 2025 all’età di 89 anni.
Realizzata dalla Rai con il supporto di Rai Pubblicità, Rai Com e Siae, e con il contributo dei figli Alessandro e Tiziana e della sua storica assistente Dina Minna, la mostra si inserisce nel progetto Tra palco e città, pensato per diffondere il Festival nei luoghi simbolo di Sanremo e coinvolgere il pubblico. Non si tratta di una semplice esposizione documentaria, ma di un percorso interattivo che permette ai visitatori di entrare, almeno per qualche minuto, dentro la storia del Festival.

In uno spazio dedicato è possibile registrare un video e presentare la manifestazione, sperimentando l’emozione di dare il benvenuto al pubblico come sul palco dell’Ariston. Un grande ledwall interattivo permette invece di selezionare, tramite tablet, la propria edizione preferita tra quelle condotte da Baudo e rivederne i momenti più iconici. Su un palco scenografico, con tanto di gobbo elettronico per chi si esibisce, i visitatori possono cimentarsi in un karaoke sulle canzoni più celebri delle sue edizioni. È proprio come essere sul palco dei Sanremo di Baudo.

Dal celebre slogan «L’ho inventato io!» usato con ironico orgoglio riferendosi ai talenti scoperti sul palco dell’Ariston, tra cui Eros Ramazzotti, Giorgia e Laura Pausini, fino alla cronistoria delle sue tredici edizioni, record ancora imbattuto, il percorso racconta le innovazioni che hanno trasformato il Festival moderno: l’intuizione di allungarlo da tre a cinque serate, la creazione del DopoFestival e l’istituzione della categoria Nuove Proposte.

Con Baudo sono entrati nell’uso comune termini riconosciuti dall’Accademia della Crusca come pippobaudismo, baudismo e baudiano, ancora oggi parte del linguaggio del Festival.
Ampio spazio è dedicato ai sodalizi artistici che hanno contribuito al successo delle sue edizioni. Dallo scenografo Gaetano Castelli, autore di alcune delle scenografie più iconiche dell’Ariston, al coreografo Gino Landi, fino al direttore d’orchestra Pippo Caruso, ideatore della celebre sigla Perché Sanremo è Sanremo. Un modello, quello di Baudo, che, soprattutto negli anni Novanta, portò il Festival a record di ascolti ancora oggi difficilmente eguagliabili.
Sono esposti alcuni dei più importanti riconoscimenti ricevuti, tra cui due Telegatti ottenuti grazie al Festival, oltre agli eleganti smoking firmati Carlo Pignatelli indossati durante le sue conduzioni. Non mancano documenti come gli spartiti originali de Il suo nome è Donna Rosa e Una domenica così, insieme alla sua iscrizione alla SIAE come compositore melodista, datata 1967, testimonianza di un’attività artistica che andava oltre la conduzione televisiva.
La sezione più intima del percorso è quella dove viene proiettato il documentario sulla sua vita realizzato dal giornalista del TG1 Leonardo Metalli e dove i visitatori possono ascoltare la voce di Baudo mentre legge un’emozionante lettera dedicata alla Rai in occasione dei cinquant’anni di carriera.
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All’uscita della mostra il sentimento più diffuso tra i visitatori è quello di una memoria condivisa, che attraversa generazioni e storie personali. «È stata molto coinvolgente», racconta una visitatrice. «Per me Baudo e i suoi Festival sono stati l’infanzia. Era e sarà sempre il numero uno della tv».




