«Ci sono tantissimi stilisti italiani emergenti meritevoli, per questo da tutto il mondo vengono qui a vedere le sfilate», dice Umberta Gnutti Beretta, co‑fondatrice della Camera Moda Fashion Trust, dalla Milano fashion week. La settimana della moda che si è tenuta nel capoluogo lombardo dal 24 febbraio al 2 marzo e ha ospitato oltre sessanta sfilate e decine di presentazioni, con protagonisti, insieme alla nuova generazione di brand emergenti, marchi storici come Fendi, Missoni, Prada e Maison Margiela.
A segnare simbolicamente la stagione, anche l’assenza dalle passerelle della maison Valentino, da poco rimasta orfana del suo fondatore. Secondo le stime del Centro Studi di Confcommercio Milano, la Fashion Week ha generato un indotto turistico di circa 217 milioni di euro, con oltre 132 mila visitatori.
«A livello governativo non c’è nulla di strutturato per i ragazzi che iniziano. Noi tutto quello che possiamo fare lo facciamo, ma ci dovrebbe essere più accesso ai fondi per chi parte da zero», continua a spiegare Gnutti Beretta, da tempo impegnata nel favorire lo sviluppo dei giovani talenti del fashion italiano attraverso programmi di mentoring, tutoraggio e accesso a risorse economiche.
Secondo la chairwoman del Trust, che questa settimana ha seguito da vicino il percorso di molti giovani stilisti agli inizi della carriera: «La creazione di un marchio o di un prodotto creativo deve essere fatta lentamente, altrimenti rischia di ridursi a mera finanza». Parole che evidenziano quanto sia importante costruire solidità e sostenibilità, oltre al successo momentaneo, in un settore competitivo come la moda: «Bisogna tenere i piedi per terra, non farsi ingolosire dal successo immediato sui social. Serve pazienza e costanza per trasformare un progetto creativo in qualcosa di duraturo».
Uno dei segnali più incoraggianti della settimana è arrivato dalle nuove promesse del settore: «Molti dei talenti emergenti hanno realizzato presentazioni straordinarie. Pur avendo risorse limitate rispetto alle grandi maison, hanno saputo mettere in scena performance uniche e coinvolgenti, gestendo personalmente ogni dettaglio. Quando vai a vedere una presentazione e rimani incantato, vuol dire che c’è arte».
L’edizione della Milano Fashion Week che si è appena conclusa ha confermato una tendenza di crescita sia nell’indotto economico sia nell’affluenza rispetto all’anno precedente. La città di Milano continua ad affermarsi come polo internazionale del fashion, capace di attrarre visitatori da tutto il mondo, grazie anche a eventi continui che spaziano dal design alla cultura.
Così Umberta Gnutti Beretta sintetizza la sua valutazione sulla settimana appena conclusa: «Milano è una città che piace molto agli stranieri e offre tante opportunità per chi vuole imparare e crescere nel settore. Ci sono tutte le condizioni per fare della moda italiana un punto di riferimento globale, ma serve supporto, pazienza e fiducia per le nuove leve». Secondo lei, investire sui giovani designer non è solo un gesto di sostegno creativo, ma anche un modo concreto per rafforzare l’ecosistema economico e culturale che rende Milano una capitale della moda riconosciuta a livello mondiale.