Esclusiva

Marzo 4 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Marzo 6 2026
La donna secondo Vasconcelos e Valentino

Lo spazio culturale PM23 ospita la prima mostra dell’artista portoghese che usa la moda per esplorare identità e ruoli femminili

Un grande corpo tessile, sospeso a qualche metro da terra come una creatura mitologica, invade la sala principale di Palazzo Mignanelli a Roma. Bracci imbottiti simili a tentacoli, ricami, velluti colorati e luci si irradiano nello spazio, trasformando l’interno in un paesaggio che sembra uscito da un sogno. È “Valkyria Venus”, l’opera principale della mostra “VENUS – Valentino Garavani through the Eyes of Joana Vasconcelos”, inaugurata il 18 gennaio e visitabile fino al 31 maggio 2026 negli spazi della Fondazione di Valentino Garavani e dell’ex-compagno e collaboratore Giancarlo Giammetti.

L’artista portoghese Vasconcelos, famosa per trasformare tessuti, ceramiche e oggetti domestici in sculture immersive, guida i visitatori attraverso l’eredità di Valentino, sfruttando la couture come punto di partenza per un racconto sulla bellezza e sull’identità femminile. L’esposizione mette in relazione 33 abiti iconici di Valentino, provenienti da oltre cinquant’anni di sfilate, con 12 installazioni. Non è una retrospettiva né una semplice esposizione di moda, ma un allestimento site-specific pensato per le sale storiche del palazzo, a pochi passi da Piazza di Spagna.

Il fulcro della mostra è proprio “Valkyria Venus”, una struttura tentacolare lunga 14 metri che scende dal soffitto verso chi osserva. L’opera appartiene alla serie delle “Valchirie”, avviata dall’artista nei primi anni Duemila, e dialoga idealmente con otto creazioni Valentino. Queste figure mitologiche vengono reinterpretate attraverso il linguaggio dell’arte e dell’artigianalità contemporanea. Vasconcelos spiega: «Nella tradizione scandinava, le Valchirie guidano i guerrieri caduti nel Valhalla, la dimora celeste dove vengono accolti i valorosi morti in battaglia. Qui, nella mostra, diventano guardiane delle donne che meritano di far sentire le loro voci». Il riferimento a Venere nel titolo della mostra non celebra l’ideale classico della dea romana della bellezza e dell’amore, ma offre una lente critica sulla cultura contemporanea e sui ruoli femminili in evoluzione.

La donna secondo Vasconcelos e Valentino

Il percorso abbina ogni installazione agli abiti senza seguire un ordine cronologico. Colori e volumi diventano punto di partenza per opere tridimensionali create con oggetti d’uso domestico, come pentole, ferri da stiro e fili di lana. Le creazioni celebrano il lavoro femminile spesso invisibile o sottovalutato, tentando di sovvertire gli stereotipi di genere.

Parte delle sculture è stata realizzata attraverso laboratori collettivi con studenti di accademie di moda, associazioni e detenute del carcere di Rebibbia. «La Fondazione nasce anche per sostenere progetti sociali. Qui la bellezza è il risultato di un lavoro condiviso e che interagisce con la comunità», spiega Giancarlo Giammetti, sottolineando la dimensione inclusiva del progetto.

Ospitata nello storico edificio che fu sede della maison Valentino, la mostra segna anche un simbolico ritorno alle origini. Tra memoria della moda e ricerca artistica, “VENUS” propone un’esperienza immersiva in cui l’abito non è più solo da indossare sulle passerelle, ma diventa punto di partenza per una narrazione che coinvolge il visitatore, offrendo una riflessione contemporanea sull’identità femminile e sul ruolo sociale della bellezza, tra glamour e critica culturale.

La donna secondo Vasconcelos e Valentino