Esclusiva

Marzo 4 2026
Trastevere, ovvero come il turismo uccide l’identità rionale

Il quartiere storico di Roma fatica a ritrovare se stesso, tra overtourism e caro affitti

C’è folla davanti al bar San Calisto, punto di riferimento identitario di Trastevere, il più esteso rione di Roma. È il 26 febbraio e in occasione della riapertura della storica attività si sta esibendo il noto rapper Carl Brave.

La mattina successiva, l’euforia della movida del quartiere lascia il passo alla vera identità trasteverina: il San Calisto si riempie di anziani che giocano a carte, le attività commerciali alzano le serrande e gli abitanti si scambiano saluti in maniera scherzosa. Dietro questi guizzi di romanità si nasconde un disagio profondo, legato all’identità, al turismo di massa e alla crisi abitativa.

«Morti noi, di trasteverini ne rimarranno pochi»: le parole di Sandro, che da sempre vive nello storico rione, trasmettono il messaggio senza troppi giri di parole. È seduto fuori, ai tavolini del bar. Parla in maniera divertita, sempre pronto alla battuta, nonostante la pesantezza del tema: «L’identità ancora resiste un pochino, ma sono gli ultimi sprazzi. D’altronde, è l’evoluzione del sistema, della società». Non trasmette rassegnazione, bensì una profonda consapevolezza dei problemi socio-economici del suo quartiere.

Il tema dell’identità trasteverina è legato all’overtourism, ovvero la situazione per cui una località riceve un flusso di turisti superiore rispetto alla propria capacità di accogliere i visitatori in maniera equilibrata e sostenibile. Un indice rappresentativo di tale fenomeno è il valore degli affitti, che è cresciuto progressivamente negli ultimi dieci anni. Secondo l’Omi, l’osservatorio del mercato immobiliare dell’agenzia delle entrate, nel 2016 il costo medio di un affitto per un appartamento di 60 metri quadri era di circa 1080 euro al mese. Nel 2020, è salito fino a 1095 euro, per poi arrivare nel 2024 a 1140 euro e nel 2025 a 1260.

Trastevere, ovvero come il turismo uccide l’identità rionale
Grafico elaborato dall’autore sulla base dei dati dell’Omi

Dal grafico, si nota un aumento costante dal 2016 in poi, con una crescita del 10.5% tra il 2024 e il 2025. Un tale livello medio dei prezzi è inaccessibile per la maggior parte degli studenti fuorisede e spinge i proprietari a trasferirsi dal quartiere per affittare i propri immobili. La causa principale di questo fenomeno è il turismo di massa, che aumenta la domanda per gli affitti brevi, principalmente gestiti da grandi multinazionali come Airbnb e Booking.com. Luca, un ragazzo la cui famiglia risiede a Trastevere da generazioni, suggerisce di guardare all’estero per trovare soluzioni agli effetti dell’overtourism: «Ci sono città molto complicate dal punto di vista abitativo, come Barcellona e New York, che stanno cercando di evitare questo fenomeno. Faccio anche una provocazione: adesso il Comune di Roma fa pagare due euro per visitare la fontana di Trevi. Ovviamente non è una misura che limita l’overtourism». La sua prospettiva per il futuro è netta: «Tra dieci anni sarà peggio, se non ci si attiva concretamente. Noi dovremmo farlo».

La trasformazione subita da Trastevere, storicamente un quartiere popolare, rientra nel fenomeno della gentrificazione, per cui un’area abitativa subisce un cambiamento, dovuto a fattori come il turismo e la riqualificazione, che porta conseguenze non egualitarie sul piano sociale. «Prima degli anni ottanta, c’erano 80.000 trasteverini. Ora la gente è costretta a uscire dal proprio rione, famiglie intere, per spostarsi verso zone più periferiche e accessibili, come il quartiere Monteverde», afferma Mauro, uno dei signori che sta giocando a carte fuori dal bar San Calisto. Guardando l’omonima piazza, spiega: «Qui prima era pieno di bambini che giocavano a calcio, tra cui io. Ora è un evento vedere un bambino di Trastevere in giro per il quartiere».

Trastevere, ovvero come il turismo uccide l’identità rionale
Piazza San Calisto la sera del 26 febbraio

La realtà socio-economica del tredicesimo rione di Roma mostra i rischi di un discorso semplicistico sul turismo, che, secondo alcuni politici, porterebbe semplicemente “più soldi e lavoro”. Le dinamiche sono molto più complesse: a un aumento del turismo, potrebbe corrispondere una crescita dell’occupazione, ma saranno lavori a basso valore aggiunto, e l’offerta di ristoranti e attività potrebbe standardizzarsi. Inoltre, la pressione della domanda turistica sull’offerta abitativa potrebbe portare a un radicale cambiamento del tessuto sociale e urbanistico, e non solo ad un mero aumento di prenotazioni per alberghi e B&B.

Scende di nuovo la sera su Trastevere. Arrivano i primi turisti, principalmente inglesi, americani e spagnoli, attirati dalla famosa night life del rione. Si forma la fila davanti al San Calisto. Le bottiglie di birra vuote vengono lasciate qua e là, così come i mozziconi delle sigarette. Le sedie degli anziani che giocavano a carte in piazza vengono tolte per far spazio alla movida notturna: è la vita che fa posto alla vita.