Esclusiva

Marzo 6 2026
Il ritorno di Hilary Duff non passa da Lizzie McGuire

A undici anni dall’ultimo disco, l’ex star Disney pubblica Luck… or Something e annuncia un tour nelle arene con oltre sessanta concerti

Per anni è stata il volto rassicurante della televisione per ragazzi dei primi anni Duemila. Poi il silenzio, i ruoli da adulta, la maternità. Oggi Hilary Duff torna alla musica con Luck… or Something, il suo sesto album in studio, dopo undici anni dal precedente Breathe In. Breathe out.

Duff, oggi trentottenne, è stata una delle figure centrali del primo pop televisivo targato Disney Channel, protagonista di Lizzie McGuire – serie tv che raccontava la vita quotidiana di una giovane studentessa americana – e poi cantante capace di trasformare quell’esposizione in una carriera musicale che ha segnato una generazione di adolescenti. Il pop che aveva lasciato a metà anni Dieci, però, non esiste più: oggi le classifiche sono dominate da cicli rapidissimi, spesso è TikTok a decidere il destino di un singolo e molti artisti stanno cominciando a riutilizzare estetiche del passato per fare leva sulla nostalgia.

Con questo nuovo progetto, prodotto dal marito Matthew Koma, Duff riesce a richiamare gli elementi Y2K che l’hanno resa celebre, senza basare tutto sui bei tempi andati. È a tutti gli effetti una nuova era musicale con nuovi sound, nuove idee e nuovi testi. Nelle tracce racconta cosa è successo negli anni di assenza, dal rapporto con il padre in The Optimist («Vorrei che mio padre mi amasse davvero e che fosse presente al giorno del mio matrimonio») alla rottura con la sorella Haylie in We Don’t Talk, con cui non parla da anni. È un album che non cerca di ricreare l’adolescenza di chi lo ascolta, ma di darle una continuità raccontando cosa succede quando quell’adolescenza è finita e la vita è andata avanti. Forse è per questo che piace tanto ai fan – l’album ha debuttato al terzo posto negli Stati Uniti, posizione più alta per l’artista dal 2007 – che riescono a rivedersi nelle parole di Duff anche in questa nuova fase di vita.

L’entusiasmo di chi la segue non si è visto solo dalle vendite del disco, ma anche dal successo dei live. Duff, che non andava in tour dal 2008, ha annunciato dieci date nei teatri tra Regno Unito, Stati Uniti e Canada – Small Rooms, Big Nerves – che sono andate sold out in pochissimo. L’esperimento è riuscito così bene da permetterle di annunciare il The Lucky Me Tour, che partirà a maggio e che prevede oltre sessanta concerti nelle arene in giro per il mondo.

Il suo ritorno, tra l’altro, si inserisce in una tendenza più ampia che negli ultimi anni ha visto al centro soprattutto le ex teen idol della Disney. Per citarne solo alcune, Selena Gomez è tornata nel reboot de I maghi di Waverly, Demi Lovato sarà la produttrice di Camp Rock 3 e Miley Cyrus ha recentemente annunciato un evento su Disney+ per il ventesimo anniversario di Hannah Montana. Il punto è capire cosa resta, una volta tolta la nostalgia.

La differenza, nel caso di Hilary Duff, è che il suo ritorno non passa da un personaggio, ma dalla musica. Non c’è Lizzie McGuire a fare da ponte, non c’è una serie da riportare in vita per riaccendere l’attenzione. Luck… or Something non serve a dimostrare di essere rimasta la stessa, ma a capire cosa resta di quell’adolescente diventata icona e cosa invece appartiene alla donna di 38 anni che, nel frattempo, è cresciuta e ha tanto da raccontare.