«È un evento che richiede uno sforzo organizzativo enorme. Questa è la seconda volta che il nostro Paese ospita le Paralimpiadi». Per Marco Giunio De Sanctis, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, i Giochi di Milano-Cortina 2026 rappresentano molto più di un appuntamento sportivo. Sono il ritorno della manifestazione in Italia a vent’anni da Torino 2006. Dal 6 al 15 marzo oltre seicento atleti provenienti da tutto il mondo si sfideranno nelle discipline invernali. Gli sport sul ghiaccio – tra cui ice hockey e il curling in carrozzina – si svolgeranno principalmente nel capoluogo lombardo, mentre le prove di sci alpino e sci di fondo saranno distribuite tra le piste delle Dolomiti.
La preparazione coinvolge da anni istituzioni, federazioni e anche la Fondazione Milano-Cortina, di cui De Sanctis è vicepresidente. «Mi sono subito messo al lavoro su questo progetto», spiega. «Prima seguendo l’organizzazione delle Olimpiadi di febbraio e ora la parte paralimpica».
Il contesto internazionale, però, resta complesso. Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni e il conflitto in Ucraina hanno avuto effetti anche sui Giochi, sollevando interrogativi sulla partecipazione di alcuni Paesi alle competizioni. «Le guerre hanno un impatto anche sullo sport» aggiunge De Sanctis. Nonostante questo, il presidente del Comitato preferisce guardare all’obiettivo principale: riportare lo sport e gli atleti al centro dell’attenzione. «Io sono ottimista», dice. «Vorrei che si parlasse ancora di più di disabilità nello sport». Negli ultimi anni le Olimpiadi paralimpiche hanno visto una crescita significativa per visibilità, pubblico e copertura mediatica. Milano-Cortina rappresenta una prova per il sistema sportivo italiano. Per De Sanctis, però, il significato dell’evento va oltre il risultato agonistico. «Spero che possa cambiare la rotta culturale dell’Italia, che il nostro Paese diventi sempre più all’avanguardia. Ci sono nazioni in cui si guarda alla disabilità e alle differenze con più sensibilità». È su questo terreno che lo sport paralimpico continua a costruire il proprio significato: non solo competizione, ma trasformazione di una società intera.
