[L’articolo è stato pubblicato nel nostro periodico, numero 28, il 4 marzo 2026.]
Nel cuore del Municipio XII di Roma, tra i banchi delle scuole e le sale parrocchiali, si sta scrivendo un nuovo capitolo della convivenza urbana. In un quadrante che conta oltre 17.200 residenti stranieri — con percentuali più elevate tra le comunità romena (19,6%), filippina (13,5%) e bengalese (8,4%) — l’integrazione non è più soltanto una parola da convegno, ma una pratica quotidiana di cittadinanza attiva.
Al centro di questo laboratorio sociale c’è l’associazione Monteverde Solidale, che ogni martedì e giovedì offre lezioni di italiano a migranti provenienti da diversi Paesi. Qui, l’insegnamento della lingua viene inteso in senso ampio: non solo grammatica, ma una chiave di accesso ai diritti e alla partecipazione. Come spiega Mariangela Pierro, coordinatrice dell’associazione, lavorare in particolare con la comunità bengalese – pilastro della ristorazione e del commercio locale – significa affrontare un impegno concreto: «È un problema di cittadinanza e partecipazione, perché altrimenti si creano distanziamenti sociali che non fanno bene a nessuno».
Le testimonianze degli studenti restituiscono la dimensione umana di questo percorso. Ludmila, cittadina moldava a Roma da quindici anni, racconta gli aspetti dolorosi legati alla decisione di lasciare il proprio Paese, ma anche il desiderio di padroneggiare la lingua per costruire nuove relazioni: «Imparare l’italiano serve per la cittadinanza, ma anche per conoscere persone di diverse nazionalità, ortodossi e musulmani che si incontrano e diventano amici».
In classe, l’integrazione passa anche attraverso piccoli gesti pedagogici. Gli insegnanti, spesso ex docenti in pensione, lavorano per mescolare nazionalità e generi, rompendo l’isolamento dei gruppi etnici. Gigliola Cutonil, insegnante presso Monteverde Solidale, spiega: «Gli studenti all’inizio tendevano a dividersi tra maschi e femmine. Invece noi li abbiamo mescolati: l’hanno accettato e hanno cominciato a relazionarsi molto bene tra di loro; hanno raggiunto, mi pare, un’ottima complicità».

Questo fermento civico, tuttavia, si confronta con un quadro nazionale complesso. In un’Italia che conta oltre 5,4 milioni di stranieri residenti – pari al 9,2% della popolazione – i percorsi di inclusione restano spesso ostacolati da una burocrazia lenta e farraginosa. «I corsi di lingua sono il primo passo necessario da fare, ma bisogna anche affrontare le difficoltà burocratiche», osserva Cristina Mattiello, insegnante nel progetto Psiramil, che è un’iniziativa per il potenziamento linguistico co-finanziato dall’Unione Europea.
Cutonil aggiunge: «Molto spesso ci capitano storie in cui un datore di lavoro promette a un dipendente migrante un aumento di stipendio affinché il permesso di soggiorno venga rinnovato. Ma il problema restano le attese troppo lunghe per il rinnovo dei documenti necessari. Questi ritardi li fanno sentire non adeguati».
Secondo Mattiello, le difficoltà burocratiche si intrecciano con il clima politico nazionale: «Il problema è che da noi c’è un bruttissimo clima. Il nostro governo è su posizioni estreme dal punto di vista della visione dei migranti». Aggiunge che un progressivo definanziamento a livello nazionale dei corsi istituzionali mette in pericolo accoglienza degli stranieri: «Soprattutto in quest’ultimo anno sono stati eliminati molti programmi per aiutare l’inserimento, in particolare i corsi di lingua forniti dalle istituzioni, che già prima erano insufficienti». In questo vuoto istituzionale, il ruolo dei volontari diventa centrale: «Diventano sempre più importanti. Se non ci fossero, le persone che hanno bisogno di imparare l’Italiano sarebbero totalmente perse». Inoltre, Mattiello sottolinea l’importanza per l’Unione europea di continuare a sostenere progetti come Psiramil.
Per mettere a sistema l’energia delle tante associazioni, il Municipio XII ha istituito il Forum delle Associazioni di Cittadinanza Attiva, uno strumento operativo pensato per dare voce a chi lavora sul territorio. Si tratterà del primo Forum Municipale della Cittadinanza Attiva di Roma Capitale. Fabio Bomarsi, assessore alle Politiche Sociali nel Municipio XII, sottolinea: «Vorremmo valorizzare la partecipazione attiva dei cittadini. Il loro aiuto è fondamentale e, in molti casi, si sono sostituiti all’amministrazione». Il Forum consentirà anche a realtà come la Comunità Islamica di Roma (CIR) di sedere ai tavoli municipali. Musa Sciarra, il Vicepresidente della CIR, commenta: «Siamo lieti di poter partecipare anche noi e contribuire al bene comune. Vedo il Forum come un’iniziativa molto interessante e spero che venga replicata anche negli altri municipi».
Oltre la dimensione locale, la sfida resta nazionale: superare il fenomeno del «brain waste», che vede professionisti stranieri laureati relegati a mansioni non qualificate, e riformare leggi sulla cittadinanza, definite da molti operatori tra le più restrittive d’Europa.
L’esperienza del Municipio XII mostra però che l’inclusione non è un favore concesso, ma un investimento strategico. In un Paese a crescita demografica prossima allo zero, dove i migranti contribuiscono con oltre 6,5 miliardi di euro netti alle casse dello Stato, costruire ponti linguistici e sociali non è soltanto un dovere morale, ma una necessità strutturale.
La lingua è il primo passo. La meta è una comunità in cui nessuno resti confinato nel proprio isolamento.