Esclusiva

Marzo 10 2026
Parlamento Ue sempre più a destra, stretta sui rimpatri

La commissione LIBE ha approvato un testo che inasprisce le procedure per l’espulsione degli irregolari. Potrebbe essere legge entro metà anno

L’aula della commissione parlamentare per le Libertà civili (LIBE) era così gremita che non si riuscivano a vedere neanche le mani alzate per il voto. Lunedì 9 marzo, primo giorno della sessione plenaria del Parlamento europeo (PE), sono state approvate una serie di modifiche che inaspriscono le regole europee sui rimpatri dei migranti irregolari. Il testo, nato da una proposta della Commissione europea presentata a marzo 2025, è passato con 42 voti favorevoli, 32 contrari e 1 astenuto, tra gli applausi della sala.

Il voto ha segnato uno spostamento a destra dell’asse politico del Parlamento europeo sulla migrazione. La proposta è stata, infatti, sostenuta dal Partito Popolare Europeo (PPE), il gruppo più numeroso dell’assemblea, che ha preferito l’appoggio dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) e dei gruppi di estrema destra Patrioti per l’Europa (PfE) ed Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), invece che cercare una mediazione con i gruppi progressisti.

Secondo il negoziatore capo del PPE François-Xavier Bellamy, questa alleanza è dovuta al rifiuto dei Socialisti e Democratici (S&D) di negoziare sul dossier. Il relatore originario del provvedimento, Malik Azmani (Renew Europe), aveva proposto una versione del regolamento sui rimpatri con misure meno severe, tra cui un periodo massimo di detenzione più breve. Secondo la sinistra del PE, però, il testo era lesivo dello stato di diritto.  Dopo il fallimento del negoziato, Azmani ha scelto di astenersi nella votazione finale, segnando la rottura tra le forze centriste e progressiste. «Trovare una maggioranza per questa proposta è sempre stato il nostro obiettivo», ha dichiarato Bellamy a margine della votazione. «I cittadini vogliono che agiamo ora». 

Dura la reazione dei gruppi progressisti. In aula, l’eurodeputata Ilaria Salis (Alleanza Verdi Sinistra) è intervenuta per rappresentare la posizione di minoranza all’interno della commissione LIBE. «Questo dossier rappresenta l’ultimo tassello di un piano per la deportazione di massa dei cittadini di paesi terzi dall’Unione Europea», ha affermato. Secondo Salis, le nuove norme rischierebbero di portare a «profilazione razziale, rastrellamenti, arresti di massa e detenzione anche di minori», oltre a deportazioni verso paesi con cui le persone interessate non hanno alcun legame.

Che cosa cambierebbe

  • Un ordine europeo di rimpatrio

Una decisione di rimpatrio presa da uno Stato membro diventerebbe valida in tutta l’area Schengen: l’obiettivo è evitare che una persona con ordine di espulsione si sposti in un altro paese dell’UE, dove la procedura, oggi, ricomincia quasi da zero. Con il nuovo sistema, invece, l’ordine  sarebbe riconosciuto automaticamente anche dagli altri Stati membri. 

  • Detenzione fino a due anni

Un altro punto centrale riguarda la detenzione nei centri per il rimpatrio. La proposta prevede la possibilità di trattenere un individuo fino a 24 mesi, su ordine di un giudice, in caso di rischio di fuga o mancata cooperazione. Per le persone considerate un rischio per la sicurezza, la reclusione potrebbe essere prolungata oltre questo limite con autorizzazione giudiziaria. Inoltre, non sarebbe più prevista una sospensione automatica del rimpatrio mentre è in atto un ricorso. 

  • Hub di rimpatrio nei paesi terzi

La proposta introduce anche la possibilità di rimpatriare persone che soggiornano irregolarmente nell’UE verso paesi terzi con cui siano stati conclusi accordi specifici, a livello bilaterale o europeo. Questi paesi dovrebbero rispettare gli standard internazionali sui diritti umani e il principio di non-refoulement, che vieta il respingimento verso luoghi in cui una persona rischia persecuzioni. Le famiglie con minori e i minori non accompagnati sarebbero esclusi da questo meccanismo. L’attuazione degli accordi dovrebbe inoltre essere sottoposta a controllo, che però resterà affidato ai soli Stati membri. Il Parlamento europeo ha infatti rimosso la proposta della Commissione che prevedeva la creazione di un organismo indipendente incaricato di verificarne l’applicazione.

  • Larticolo 23 e il rischio di unICE Europea

Un altro punto che ha suscitato preoccupazioni riguarda i poteri di controllo delle autorità. Le ONG temono che le nuove norme possano portare alla creazione di strutture o meccanismi simili all’ICE statunitense, l’agenzia responsabile per l’immigrazione negli Stati Uniti. In particolare nell’articolo 23 si legge che alle autorità nazionali sarebbe consentita la ricerca in casa e anche in luoghi  dove i migranti senza documenti possono essere trovati. Bellamy su questo ha risposto che le forze di polizia europee continueranno ad agire nel rispetto delle procedure legali e dei diritti fondamentali. «Non stiamo chiedendo misure arbitrarie agli Stati membri», ha dichiarato. «Quando una persona ha ricevuto un rifiuto definitivo della domanda di asilo, non c’è motivo per cui qualsiasi luogo in Europa possa impedirne il rimpatrio». L’applicazione del regolamento dipenderà anche dalle leggi e costituzioni dei paesi membri.

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I prossimi passi

Il testo dovrà tornare in plenaria per confermare la posizione di prima lettura. Se approvato, diventerà il mandato negoziale per i triloghi tra Parlamento, Consiglio e Commissione, il processo attraverso cui le istituzioni europee definiscono la versione finale della legge. Secondo diversi osservatori, i negoziati potrebbero procedere rapidamente: come ha affermato il relatore ECR Charlie Weimers, «Per la prima volta la posizione del Parlamento europeo appare molto vicina a quella del Consiglio». Questo perchè vi è una maggioranza di destra in entrambi gli enti. L’obiettivo dunque è raggiungere un accordo entro metà anno, e il provvedimento potrebbe diventare legge.