Esclusiva

Marzo 12 2026
Il rumore del silenzio, quando informare diventa resistenza

A Firenze l’appello del giornalismo europeo per proteggere chi scrive, perché senza sicurezza dei media non esiste democrazia

«Se i giornalisti continueranno ad essere uccisi, minacciati e messi a tacere in numeri record – e i loro persecutori saranno liberi – chi proteggerà il nostro diritto di sapere?». Not a memorial (non è un memoriale) è una scritta bianco su nero al centro del viale del Teatro del maggio fiorentino con i nomi dei giornalisti morti in guerra. Un percorso che accompagna i tanti visitatori che dal 10 al 12 marzo 2026 hanno partecipato a Voices: European Festival of Journalism and Media Freedom.

Il festival nasce come risposta a una crisi dell’informazione con l’obiettivo di proteggere la qualità e la sicurezza del lavoro dei reporter. Per i giovani cronisti l’evento è un’occasione per esplorare attraverso nuovi linguaggi le voci degli ospiti e creare un dialogo tra chi produce e consuma le notizie.  

«Viviamo un momento di crisi, di incertezza, di conflitto e oggi più che mai è indispensabile un’informazione più accurata e affidabile nel servizio della nostra società, soprattutto quando i fatti sono contestati e manipolati», ha detto Armando Barucco, segretario generale dell’Istituto universitario europeo di Firenze, durante la cerimonia d’apertura.

Il tema della prima giornata del festival è il legame tra istituzioni e fiducia dei cittadini, occasione per un dibattito che si è spostato sulle sorti della professione giornalistica in democrazia. Tra speaker corner e news room, il festival viene raccontato anche sotto forma di esercizio per i tanti studenti delle scuole di giornalismo italiane, spagnole e croate che collaborano in gruppi con workshop di montaggio audio-video, scrittura e gestione dei social media.

Il giornalismo digitale è al centro della seconda giornata. Un focus che tocca da vicino Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, che ha portato al festival esempi del controllo tecnologico sul lavoro online. Le sue inchieste hanno svelato infiltrazioni neofasciste e traffici illeciti di rifiuti, rendendolo bersaglio di “Paragon”: uno spyware militare di fabbricazione israeliana installato a sua insaputa sullo smartphone.

«Spiare i giornalisti è un attacco diretto alla democrazia», ha avvertito Cancellato. Il paradosso emerso durante i panel è brutale: mentre le indagini svelano lobby e radicalizzazioni, l’attenzione politica sullo spionaggio ai danni dei cronisti è messa da parte. Per il direttore di Fanpage, la verità resta l’unico antidoto: «Più diminuisce la sicurezza, più sento che questo lavoro è necessario».

Se in Occidente la minaccia è digitale, in altre zone del mondo la realtà è fatta di macerie e droni. Eman Alhaj Ali, giornalista palestinese oggi in esilio in Irlanda, ha raccontato la sua esperienza con l’ironia amara di chi ha imparato a riconoscere il ronzio della morte prima ancora di saper leggere. «Sono vecchia di sette guerre», afferma Ali, che misura il tempo non in anni ma in conflitti. «In un contesto dove oltre 260 colleghi sono stati uccisi, la precisione del linguaggio diventa un dovere morale verso i civili rimasti senza voce». Anche dall’esilio, la sua missione rimane tra le macerie di Gaza.

L’ultima giornata del festival, incentrata sul sacrificio dei giornalisti e sulla ricerca di giustizia, è inaugurata dalla proiezione di “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”. Protagonista del dibattito è stata Basma Mostafa, simbolo di resistenza alla censura egiziana. Già incarcerata tre volte per il suo lavoro investigativo sul caso Regeni, Mostafa ha denunciato come il controllo delle autorità non conosca confini: un monitoraggio costante che l’ha seguita nell’esilio a Berlino, coinvolgendo pesantemente anche la sua famiglia.

Dopo aver esplorato il potere del diritto d’informazione e la resilienza delle donne in Iran, il festival si è chiuso con una consapevolezza condivisa: il giornalismo, tra tecnologie di controllo e aggressioni fisiche, non è più un semplice lavoro, ma una battaglia vitale per la tenuta democratica. 

L’approvazione dell’EMFA (European Media Freedom Act) e l’utilizzo consapevole delle leggi FOIA (Freedom of Information Act) rappresentano oggi le linee di difesa necessarie per contrastare l’uso di spyware e le querele temerarie. In un panorama informativo in cui la tecnologia è un’arma di censura invisibile, Voices ribadisce che la formazione tecnica e legale dei giovani giornalisti diventa l’unica garanzia per preservare la funzione del giornalismo come forma di opposizione.