Referendum giustizia: vince il No

L'affluenza intorno al 60%, il racconto dei risultati elettorali

Il No vince al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri, è intervenuta sui suoi profili social: «Il governo ha fatto quello che aveva promesso: portare avanti una riforma che era scritta nel nostro programma elettorale. I cittadini hanno deciso e noi rispettiamo la loro scelta. Questo non cambia il nostro impegno nel lavorare per il bene della Nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato».

Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, ha dichiarato: «Voglio ringraziare tutte e tutti quelli che sono andati a votare. Un Paese che ha partecipato per difendere la Costituzione. Partivamo da una sconfitta annunciata e abbiamo ribaltato l’esito. I giovani hanno fatto la differenza nonostante gli sia stato sottratto il voto fuori sede. Voglio ringraziare il Partito democratico che a tutti i livelli si è mobilitato sul no. La verità è che sono più gli elettori di destra che hanno votato no e non il contrario. Voglio ringraziare soprattutto i cittadini: restate mobilitati perché avremo grande bisogno di voi».

Poco dopo le 16, Alessandro Sallusti ha parlato durante la conferenza stampa del Comitato Sì Riforma: «Nel corso di queste settimane ci siamo chiesti di cambiare la campagna elettorale, noi ci siamo detti di andare avanti per la riforma e non contro qualcuno. È un rallentamento della stagione riformista. La maggioranza degli italiani ha deciso diversamente».

Anche Giuseppe Conte, leader del Movimento cinque stelle, è intervenuto in conferenza stampa: «Vorrei sottolineare che c’è stata una grande rimonta del No in pochi mesi. Si apre una nuova primavera, una politica più attenta alle persone e meno a tutelare i politici dalle inchieste. I 5 stelle ora possono interpretare questa nuova stagione politica. Vorrei segnalare che è un voto molto politico: Meloni è scesa in campo, in TV, nei Podcast per sostenere questa riforma. 4 anni di governo, zero riforme. I cittadini sono preoccupati e hanno altre urgenze: hanno capito che la costituzione va attuata così com’è. Ora siamo aperti alle primarie del campo progressista per le elezioni politiche del 2027».

A Zeta Filippo Sensi, senatore del Partito democratico: «Il risultato è chiaro. Questo è stato un voto politico su Meloni e il suo governo. Si vedrà poi se si tratta solo di un avvertimento, capiremo se Meloni si sveglierà più fragile». In vista delle politiche del 2027 Sensi evidenzia che «Meloni è umana, mentre fino ad ora sembrava di tenere nei sondaggi e nelle vittorie. Ha subito una battuta d’arresto e potrebbe annunciare una china discendente. Sta all’opposizione mettere in campo un’alternativa vincente. Per le politiche c’è però bisogno di una proposta politica convincente. Questo voto ci dice che è una cosa possibile».

In un comunicato, il ministro della giustizia Carlo Nordio ha dichiarato: «Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia»

Ai microfoni di La7 ha parlato anche Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra: «Quando tocchi la costituzione c’è una reazione popolare che chiede di tener fermo il sistema delle garanzie che la destra travolge. Questo è uno splendido messaggio per la democrazia italiana e per l’opposizione: è ovvio che da qui in avanti cambierà il vento»


Matteo Renzi, leader di Italia Viva, si è espresso in diretta a radio Leopolda: «Oggi si consuma un fatto politico enorme. Quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Questo è un passaggio importante per Meloni che ci ha raccontato di essere benedetta dal consenso popolare. Hanno così scelto di esautorare il parlamento su una riforma di legge quando tutti hanno chiesto cambiare la riforma. Gli è stato risposto di no da Nordio, Bartolozzi e Mantovano».

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