Si è spenta una delle figure più emblematiche della Quinta Repubblica francese. Lionel Jospin, ministro dell’educazione nazionale (1988 – 1992) sotto la presidenza di François Mitterrand e Primo ministro (1997 – 2002) sotto quella di Chirac, è venuto a mancare lo scorso 22 marzo all’età di 88 anni.
Dopo aver rifondato il partito socialista, François Mitterrand favorì l’ingresso di Jospin nella gerarchia: venne eletto deputato all’Assemblée Nationale. Nel 1981 diventò il primo segretario del partito socialista. Considerato “uomo di rigore”, aveva il compito di gestire il malcontento dei socialisti quando Mitterrand abbandonò le politiche di spesa radicali per passare a nuove politiche di riforme economiche.
Sotto il suo segretariato, il partito socialista affrontò per la prima volta l’ascesa elettorale dell’estrema destra di Jean-Marie Le Pen – in particolare alle europee del 1984. Due anni dopo, Jospin fu incaricato di formare – per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica francese – una coabitazione tra il presidente della Repubblica francese Mitterand e il primo ministro dello schieramento opposto Jacques Chirac.
Nominato ministro dell’educazione nazionale, nel 1989 firmò la “legge Jospin” (Loi d’orientation sur l’éducation) che aveva come obiettivo il raggiungimento del Baccalauréat (diploma di maturità francese) di almeno l’80% delle classi studentesche. Vennero introdotti gli IUFM (istituti universitari di formazione dei docenti) con lo scopo di revisionare la formazione degli insegnanti. La riforma introdusse i cicli pluriennali nella scuola francese.
Nonostante il governo di Chirac godesse della maggioranza parlamentare, era diventato estremamente impopolare. Nel 1997 il presidente della Repubblica francese scelse di sciogliere l’Assemblée Nationale per ottenere un nuovo mandato. Così, mentre la destra era sicura di avere la vittoria in tasca, Jospin presentò la “Gauches Plurielle”, una coalizione che univa: socialisti, comunisti, verdi, radicali di sinistra e movimento dei cittadini. La sinistra vinse le elezioni e Jospin fu eletto primo ministro.
Tra le riforme più discusse durante il suo governo c’è la “Legge Aubry” che mirava alla riduzione delle ore di lavoro legale da 39 a 35 ore settimanali a parità di salario. L’obiettivo era combattere la disoccupazione di massa, anche con l’introduzione degli RTT (Riduzione del tempo di lavoro), vale a dire i giorni di recupero accumulati.
Prima del matrimonio egualitario – arrivato nel 2013 – nel 1999 Jospin introdusse il PACS (Patto civile di solidarietà), con il quale la legge francese riconosceva per la prima volta i diritti delle coppie dello stesso sesso. Allo stesso anno risale la CMU (copertura malattia universale) che rese le cure sanitarie un diritto legato alla residenza e non al lavoro, garantendo la copertura sanitaria anche ai cittadini in condizioni precarie.
Il primo gennaio 2002 la Francia entrò ufficialmente nell’eurozona, ma l’eredità istituzionale più profonda dell’ex primo ministro resta la “riforma del quinquennato presidenziale”, con la quale la durata del mandato del presidente della repubblica francese scese da sette a cinque anni.
Nella primavera dello stesso anno, si candidò alle elezioni presidenziali. I suoi avversari furono lo stesso Jacques Chirac, il presidente del “movimento dei cittadini” Jean-Pierre Chevènement e il presidente del “Front national” Jean-Marie Le Pen. Jospin arrivò terzo, superato dal leader di estrema destra Le Pen (82% dei voti). Fu la prima volta che “il Front National” raggiunse il ballottaggio presidenziale. Al termine delle elezioni, Jospin annunciò il suo ritiro definitivo.
In una Francia spesso dominata dal trasformismo, ritirandosi la sera stessa della sconfitta, Jospin onorò la parola data ai cittadini, trasformando un fallimento elettorale in un trionfo morale. Lasciando una Francia più moderna, più inclusiva e con i conti in ordine, preferì l’ombra della vita privata al rumore del potere a ogni costo.








