Sesso, come sono cambiati i piaceri degli italiani

Un nuovo studio rileva e racconta i mutamenti nella vita intima del nostro Paese

Meno tabù, più partner, più iniziativa femminile. Il sesso non si fa solo per amore, ma anche per puro piacere, si sperimenta di più e se ne parla senza vergogna. Il rapporto “Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali” pubblicato dal Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), fotografa un’Italia che negli ultimi 25 anni, sotto le lenzuola, è cambiata profondamente. Martedì 24 marzo all’Accademia nazionale di San Luca, a Roma, il segretario generale del Censis Giorgio De Rita ha moderato una tavola rotonda in occasione della pubblicazione ufficiale del report. Una ricerca del genere non veniva condotta dagli anni 2000 e i risultati sono stati esaminati e commentati da numerosi studiosi e professionisti del settore.

Fonte: Censis

«Dal rapporto emerge che circa il 60% degli italiani si dichiara soddisfatto della propria vita sessuale e questo è un dato molto positivo rispetto al passato. Ma non dobbiamo dimenticarci che c’è un 40% che ancora vive la sessualità in maniera insoddisfacente», osserva la dottoressa Leni Marseglia, psicosessuologa e presidente dell’AISSFA (Associazione Internazionale Salute Sessuale Femminile e Anorgasmie). «Nella mia esperienza clinica ci sono due cause principali: la prima è il ritardo con cui molti giovani uomini affrontano il debutto sessuale, che perciò provoca ansia e stress. La seconda è il fatto che il piacere delle donne venga da sempre trascurato». 

Dalla sua esperienza clinica, però, emerge un cambiamento che viene rilevato anche dal Censis: «Gli italiani hanno iniziato a mettersi in gioco senza vergognarsi. Infatti, se prima i miei pazienti erano circa 80% donne e 20% uomini, oggi la proporzione si è equilibrata: 60% donne e 40% uomini».

Il rapporto descrive una sessualità sempre più sperimentale, sganciata dai modelli tradizionali. La dottoressa Marseglia trova significativa l’entrata in scena di pratiche sessuali un tempo considerate marginali, come il BDSM (bondage, dominazione, sottomissione, masochismo): «Sono lieta che pratiche più particolari si integrino con quelle tradizionali e non siano più confinate alla devianza o alla parafilia. L’aumento delle esperienze non convenzionali e, soprattutto, della disponibilità a provarle suggerisce un ampliamento dei confini della normalità sessuale».

Fonte: Censis

Secondo Marzio Barbagli, professore emerito di sociologia dell’Università di Bologna: «La novità più interessante sono i rapporti a tre o a più persone. Ci troviamo sempre di più di fronte a relazioni non monogamiche consensuali, che si distinguono in tre tipi: la coppia aperta, il cosiddetto “scambismo” e, più recentemente, il poliamore, che comporta anche un coinvolgimento emotivo. La ricerca segnala un cambiamento che merita di essere studiato perché in netto aumento rispetto all’inizio del millennio». 

Poi aggiunge: «È stato anche curioso constatare che negli uomini è aumentata l’età media del primo rapporto: la percentuale di essi che si affaccia al mondo del sesso prima dei 18 anni è passata dal 47% al 29% tra il 2000 e il 2025. Sembra ci sia un’inversione di tendenza».

I numeri pubblicati nella relazione indicano come il desiderio passi sempre più anche da ambienti digitali. Secondo il Censis, una quota non trascurabile di italiani entra in contatto con partner sessuali attraverso i social media – il 25% delle donne e il 39% degli uomini – segnalando come le piattaforme online siano ormai uno spazio concreto di socializzazione intima. La ginecologa e psicoterapeuta Alessandra Graziottin interpreta così questi dati: «Circa un terzo delle coppie pratica sexting e un altro terzo si filma con il partner e pubblica questi contenuti online. Questo significa che i giovani usano il proprio corpo in maniera narcisistica e strumentale, pensando più ai like che alla dimensione appassionata e segreta dell’erotismo. Siamo più liberi e più soddisfatti, è vero, ma forse anche più soli. Per questo è fondamentale prestare attenzione non solo alla salute fisica, ma anche a quella emozionale».

Fonte: Censis
Fonte: Censis
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