Perdersi nella selva oscura è allegoria del presente, oggi come allora. Il giorno in cui il Sommo Poeta smarrisce “la diritta via” sarebbe il 25 marzo del 1300 e in Italia si celebra il Dantedì. La data, istituita il 17 gennaio 2020 in occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri (1321), rievoca l’inizio simbolico del viaggio della Commedia.
Un’opera rivoluzionaria, la cui potenza risiede nella scelta linguistica: il volgare. Non più latino e non ancora italiano, ma con la potenza di determinare l’identità di un’Italia ancora divisa con una lingua “illustre”. Un lavoro da laboratorio di linguistica: depurare le parlate dalla frammentazione dialettale con l’obiettivo di unire un popolo. Per questo Dante non sceglie il latino, parlato dai colti, ma un mezzo per arrivare a tutti. Un esperimento sociale non solo letterario, un viaggio nell’oltretomba che si fa enciclopedia del sapere.
«È una giornata che noi della società Dante Alighieri abbiamo molto voluto perché siamo convinti che l’italiano non sia un mero strumento, ma che esista una civiltà italofona e che per parlare in italiano bisogna pensare in italiano. È una responsabilità viva, l’italiano può costruire ponti tra persone, tra popoli, tra culture», afferma Andrea Riccardi, presidente della Società Dante Alighieri.
Per rafforzare l’importanza di questa celebrazione, Riccardi ha firmato un protocollo con il Ministero dell’istruzione e del merito per diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo. «Noi presentiamo un progetto che si chiama DantedìSfida, di cui proponiamo subito la prima edizione del 2026 con un concorso nazionale di scrittura per le scuole di secondo grado, sia in Italia che all’estero», continua il presidente.
Il concorso prende spunto dal verso con cui si apre il XI Canto del Paradiso dedicato a S. Francesco «O insensata cura dei mortali». Da queste parole parte la riflessione sui cui dovranno concentrarsi gli studenti delle scuole e, in particolare, su quali siano oggi le “insensate cure” della società contemporanea.
Nell’anno in cui si celebrano gli 800 anni dalla morte del santo di Assisi, il progetto ha l’obiettivo di far scoprire attraverso la lezione di Francesco e il messaggio di Dante un percorso «autentico ed essenziale per la vita di oggi. Abbiamo voluto al centro di questo progetto un concorso che riguarda il presente con gli occhi di chi sa che i classici come Dante non invecchiano mai», dice il presidente Riccardi.
A sei anni dalla sua istituzione, il Dantedì è un appuntamento collettivo che attraversa scuole, musei, piazze e teatri. A Firenze, città natale del poeta, l’Accademia della Crusca ha aperto le celebrazioni nella Villa medicea di Castello con la “Prima Tornata Accademica”, un momento di alta riflessione linguistica affiancato dai seminari dell’Università di Firenze, come l’incontro “Un’idea di Commedia”.
A Roma, due iniziative principali: il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia propone un dialogo tra i versi danteschi e il mondo antico con “L’Inferno nel mondo di Giulio III”. Il Teatro Palladium ospita il 16° Festival Dantesco Internazionale, una kermesse multidisciplinare che fino al 30 marzo coinvolgerà giovani artisti in spettacoli e cortometraggi.
Sotto le Torri di Bologna, l’Alma Mater ha dato vita a una vera maratona di letture dantesche curata dal Dipartimento di filologia classica, con una staffetta di studenti e studiosi. A Milano, invece, il Centro Asteria ospita la mostra “Il mio Paradiso. Dante profeta di speranza”, dove le illustrazioni di Gabriele Dell’Otto sono spiegate al pubblico da 50 giovani “ciceroni” tra universitari e studenti delle superiori.
A Napoli, la Biblioteca Universitaria punta sul teatro: un percorso immersivo tra le sale monumentali permette ai visitatori di incontrare i grandi personaggi femminili della Divina Commedia, interpretati da attori in un format che unisce attività interattive e storia. A sette secoli dal viaggio nelle tre cantiche, i versi danteschi risuonano sempre più attuali ed iniziative come quelle organizzate in tutta Italia indicano la volontà di creare percorsi culturali per comprendere il presente con la speranza di uscire «a riveder le stelle».








