Stretta sui migranti del Parlamento Europeo

Previsti hub di rimpatrio fuori dall’UE. Emergency: «È una riduzione dei diritti fondamentali»
Life Support di Emergency foto di Michele Bertelli/Emergency ong ets
Life Support di Emergency foto di Michele Bertelli/Emergency ong ets

Il Parlamento europeo ha approvato una legge che inasprisce le regole sui rimpatri dei migranti irregolari.
Il testo prevede la creazione di hub di rimpatrio fuori dall’Unione europea, l’estensione della detenzione fino a due anni e divieti di ingresso che possono diventare anche permanenti.

Secondo Davide Giacomino, dell’ufficio advocacy di Emergency, si tratta di un ulteriore passo indietro: «È l’ennesima riduzione delle garanzie e dei diritti fondamentali per le persone migranti» spiega a Zeta Luiss. 

Il provvedimento è passato con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astensioni. Già nella scorsa plenaria europea, la commissione per le Libertà civili (LIBE) aveva approvato un testo nato da una proposta della Commissione europea presentata a marzo 2025. Il via libera è arrivato grazie al sostegno di Ppe, Ecr e gruppi di ultradestra, con l’appoggio anche di 12 eurodeputati liberali – in particolare di Danimarca, Olanda e Germania , e delle delegazioni danese e maltese dei Socialisti.

Tra i punti più controversi, l’introduzione di divieti di ingresso, anche illimitati, per le persone considerate un rischio per la sicurezza, superando il limite massimo di 20 anni finora previsto dagli Stati membri. Riguardo ai minorenni, sia gli eurodeputati che i Paesi dell’Ue vogliono includere nelle deportazioni verso Paesi terzi le famiglie con bambini, escludendo dalla disposizione solo i minori non accompagnati. Anche perché, per Emergency: «Sarebbe una detenzione dei minori non accompagnati, qualcosa che va contro l’interesse superiore del minore,  previsto dal diritto europeo e internazionale.»

Life Support di Emergency foto di Michele Bertelli/Emergency ong ets

Il testo approvato dalla commissione LIBE introduceva la possibilità di rimpatriare persone irregolari verso Paesi terzi con cui siano stati conclusi accordi specifici, a livello bilaterale o europeo.   Era presente una clausola secondo cui tali accordi avrebbero dovuto garantire il rispetto degli standard internazionali in materia di diritti umani e del principio di non-refoulement, che vieta il respingimento verso Paesi in cui una persona rischia persecuzioni. La versione del Parlamento ha aggiunto una disposizione che consente colloqui con “entità di Paesi terzi non riconosciuti” ai fini della riammissione, aprendo dunque  all’eventualità di cooperazione anche con regimi non democratici.

Ora la legge passerà al confronto con il Consiglio Ue nei cosiddetti triloghi, negoziati tra Parlamento, governi nazionali e Commissione europea per arrivare a un testo condiviso. Un accordo appare probabile, vista la convergenza politica già mostrata in precedenza.

Se approvato definitivamente, però, afferma Giacomino, «il regolamento riguarderebbe anche persone già presenti nell’Unione Europea che si trovano in una condizione di irregolarità non per loro responsabilità». Un esempio è quello del decreto flussi: lavoratori entrati regolarmente in Italia che, per problemi burocratici o per l’assenza del datore di lavoro, si sono ritrovati in un limbo amministrativo». Situazioni simili, dichiara Emergency, potrebbero diventare più frequenti. Per questo, «sarebbe più efficace investire in canali di accesso sicuri e legali, e  percorsi  di inclusione e accoglienza, invece che puntare su un aumento dei rimpatri che presenta difficoltà anche dal punto di vista pratico».

Soddisfatta invece la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che su X ha parlato di una svolta «nella direzione giusta», rivendicando la linea sostenuta dall’Italia, anche in riferimento ai centri in Albania.

Post della presidente del Consiglio Giorgia Meloni su X e Instagram


Una posizione criticata da Emergency: «L’Italia è stata presa a modello, ma come esempio negativo». Secondo l’organizzazione, i centri in Albania hanno dimostrato «costi altissimi, inefficacia e disumanità», rivelandosi più uno strumento di propaganda politica che una soluzione concreta.

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