La folla ruggisce, agitando cappellini colorati. Sulla visiera, “Make America Great Again”, il motto di Donald Trump, il Presidente degli Stati Uniti. Gli studenti si accalcano di fronte al gazebo, premendo contro le transenne. Alcuni vogliono confrontarsi con Charlie Kirk; altri, la maggior parte, sono lì per tifare. Al centro dell’arena c’è lui, giovane promessa della politica americana. Partecipare a un prove me wrong, il nome dell’evento (in tournée nei college Usa), significa impugnare il microfono e affrontare in un dibattito pubblico l’attivista repubblicano.
In fila c’è anche Lorenzo Caccialupi. Studente romano, a maggio 2025 frequenta l’Università di San Diego: «Era pieno di gente. Davanti a me c’era un drogato. È andato lì per fare i gestacci a Charlie. Un altro gli ha dato del fascista». Quando arriva il suo turno interviene sull’immigrazione in Europa: «Le persone che vengono non rispettano la nostra legge, stuprano le donne». Kirk si esalta, risponde che ci vorrebbero più «immigrati regolari come lui». Lo congeda con un auspicio: «Make Italy great again». Lo scambio viene registrato e diffuso attraverso i social del politico. Alla fine del semestre lo studente rientra in Italia, con un cappellino autografato in valigia.
Il 10 settembre 2025 durante un altro prove me wrong in Utah un uomo apre il fuoco contro Kirk. Lo colpisce al collo, lui stramazza a terra; morirà poche ore dopo, in ospedale. La polizia ha arrestato Tyler Robinson, 22 anni. Caccialupi non vuole crederci: «Ho subito pensato ai figli, ho provato rabbia. Era un attacco alla democrazia, alla libertà di parola».
Pubblica su Instagram un videomessaggio in inglese: «Kirk era un grande uomo». Piovono like e condivisioni, ma anche insulti e ironie sulla forte pronuncia italiana: «Poi ho fatto un altro video, nove milioni di visualizzazioni. E allora mi sono detto: se questa gente mi segue, e noi abbiamo dei problemi nel mondo occidentale, io voglio iniziare a parlarne».
Un reel dopo l’altro costruisce un profilo da attivista politico, attorno a parole d’ordine e slogan come Dio, Patria e famiglia. Parla in inglese, a un pubblico internazionale; il suo account vale 380.000 follower. Spesso commenta casi di cronaca (soprattutto crimini commessi da stranieri): «Io sono per il modello polacco […]. Gli immigrati di seconda generazione che non si sono integrati, commettono crimini e non rispettano il paese dovrebbero andarsene via». Talvolta, sullo sfondo, ci sono altri ragazzi – degli «amici», spiega Caccialupi – che agitano il tricolore.
Lo studente ha lanciato un movimento via social, “Raise the Flag”, sul modello delle proteste di stampo nazionalista che lo scorso anno hanno attraversato il Regno Unito. Guadagna notorietà, comincia a partecipare a kermesse e convegni: «Sono stato invitato al galà dei giovani repubblicani, a New York, e al Cpac (convention di segno conservatore, ndr) di Budapest, tra i Vip». Di recente ha postato video dal Sudafrica, per denunciare «il razzismo contro i bianchi», e una foto con Alice Weidel, co-presidente di Alternative für Deutschland (l’ultradestra tedesca).
I suoi numeri su Instagram hanno attirato anche Gioventù Nazionale, il braccio giovanile di Fratelli d’Italia, che l’ha ospitato a feste ed eventi locali: «Il governo Meloni mi sta piacendo». Caccialupi di recente si è pronunciato anche su temi interni, sostenendo il sì al referendum sulla giustizia. Sull’ipotesi di un suo impegno in politica preferisce non sbilanciarsi: «Per ora non lo so, ma non lo escludo». Dunque qual è il suo vero obiettivo? «Ne ho uno, ma non lo dico. Non si parla prima di fare le cose».








