«Testardamente occidentali», che significa non rompere con Trump e Netanyahu. Eppure, come rivendica Giorgia Meloni, a favore di una soluzione negoziale alla crisi mediorientale, con la diplomazia come via maestra e il diritto internazionale a fare da cornice. Contro una guerra che il governo italiano non ha mai condiviso, ma nemmeno condannato, in bilico tra posizioni che è sempre più difficile tenere insieme. La Presidente del Consiglio in Parlamento ha dettato la linea: «Cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano, rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali».
Giorgia Meloni arriva a Montecitorio alle 9 del mattino. Il governo è al gran completo, i banchi sono affollati, le tribune che si affacciano sull’emiciclo traboccano di giornalisti, fotografi, cittadini e studenti; la premier mancava dall’aula da ventinove giorni. Ma nel frattempo la maggioranza ha perso il referendum sulla giustizia, si sono dimessi un ministro e un sottosegretario, è esplosa una crisi energetica di portata globale e gli Usa – dopo quaranta giorni di conflitto – hanno concordato un cessate il fuoco con l’Iran.
Meloni ha lavorato a lungo sul discorso, limando i passaggi più delicati e politicamente sensibili; deve rilanciare l’azione del governo, definirne la postura «nella peggiore congiuntura internazionale da decenni» (come puntualizza nel corso dell’intervento, con riferimento al contesto internazionale). In ogni caso, sarà una prova difficile, e l’opposizione l’attende al varco.
La Presidente del Consiglio parla con tono grave, si presenta come la leader di un paese strozzato da una crisi senza precedenti, chiede alle opposizioni un atteggiamento costruttivo. Ma tra un passaggio e l’altro, mescolando politica internazionale e questioni interne, vibra colpi contro Giuseppe Conte ed Elly Schlein.
Sul piano internazionale fa l’equilibrista: raffigura l’Italia come un alleato negli States e non un paese subalterno: filo-atlantica, ma non allineata acriticamente a Washington. A riprova di ciò riporta il caso Sigonella: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha negato agli aerei militari Usa diretti in Medio Oriente l’uso della base militare siciliana.
La premier vuole tenere l’Italia nel solco dei paesi europei. Tuttavia, ribadisce che l’Unione Europea non debba definirsi contro gli Stati Uniti d’America di Donald Trump. Per esprimere quest’orientamento e pungere l’opposizione, che le chiede una rottura netta con il Presidente degli States, prende in prestito uno slogan di Elly Schlein: «testardamente unitari», usato dalla segretaria del Pd con riferimento alle forze del centrosinistra per esprimere la necessità di compattarsi contro la destra di Meloni.
Inoltre, secondo la premier gli Stati Uniti stanno seguendo una traiettoria – che consiste nello spostamento di interessi, energie, risorse e priorità nel quadrante Indo-Pacifico, in vista del confronto con la Cina – già tracciata dalle precedenti amministrazioni. Donald Trump, spiega tra le righe, è il punto d’arrivo di un processo e non la causa del problema. Il passaggio politico più significativo è stato il rifiuto della formula “scegliete tra Europa e Stati Uniti”: per Meloni è una falsa alternativa, e chi la agita in realtà fa coincidere l’Unione Europea con “la sinistra europea”.
Sul dossier Iran-Hormuz, la presidente ha detto che il cessate il fuoco raggiunto nella notte tra martedì 7 e mercoledì 8 aprile è solo uno spiraglio fragile, da difendere con determinazione, indicando come priorità italiane ed europee il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e il rifiuto di extra-dazi iraniani sul transito. La premier ha ringraziato il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif, accreditandone il ruolo di mediazione (e i colloqui di Islamabad come sede per provare a consolidare la tregua).
Sul versante Israele-Libano Meloni ha alzato il tono, condannando l’attacco contro il personale Unifil. Ha rivendicato di aver chiesto al governo di Tel Aviv, già nei giorni scorsi, di fermare l’escalation, e rievocato il caso Pizzaballa. Ha difeso i suoi viaggi in Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Algeria e quello previsto in Azerbaigian per i prossimi giorni, presentandoli come parte di una strategia geo-economica più ampia, come risposta alla crisi energetica.
A conclusione del discorso piovono gli applausi della maggioranza. Poi l’aula si svuota; il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli – capo della macchina organizzativa del partito – prende la parola, ma l’attenzione è calata. Finché non arriva il turno di Elly Schlein; quando la segretaria del Pd impugna il microfono il brusio di sottofondo si spegne, i deputati accorrono verso il proprio scranno. Durante l’intervento della premier ha riempito di appunti una manciata di fogli, per prepararsi al duello verbale. Schlein accusa il governo di tenere il capo chino: con gli alleati, dichiara, si deve stare «a testa alta». Ha richiamato l’articolo 11 della Costituzione, ricordando che l’Italia ripudia la guerra. Infine, ha ricordato che prima della tregua Trump aveva minacciato la distruzione di un’intera civiltà. «È lo stesso uomo per cui Meloni ha proposto il Nobel per la pace».
L’intervento di Giuseppe Conte è stato più aggressivo: «Lei, ancora oggi, è completamente confusa», «deve scegliere la Costituzione italiana, il diritto internazionale», «La sua subalternità è ignobile!» Secondo il presidente del Movimento5Stelle Meloni starebbe contribuendo – in assenza di critiche o prese di distanza da Trump e Netanyahu – a demolire il diritto internazionale. L’aula si scalda, la maggioranza rumoreggia; Meloni sorride, alza lo sguardo al cielo e ruota la mano, a voler sottolineare un’espressione esagerata. Conte la incalza, sostiene che se presidente degli Stati Uniti compie un attacco illegale e lei lo giustifica, lo starebbe incoraggiando. Lo stesso discorso vale Netanyahu: «se il governo non interrompe la cooperazione militare e resta silente e complice», «incoraggia un genocidio».








