«Abbiamo cacciato Orbán», festa a Budapest

Péter Magyar vince le elezioni in Ungheria. Il racconto della notte elettorale sulle rive del Danubio

Brindisi, abbracci, bandiere dell’Ungheria e dell’Europa che sventolano insieme. Tutti sono scesi in strada per festeggiare la fine dei sedici anni di governo di Victor Orbán, che nel Paese ha costruito un sistema che lui stesso chiama “democrazia illiberale”. La mappa elettorale ungherese che nel 2022 era arancione, i colori di Fidesz, partito di Orbán, adesso è tutta blu.

Il partito di opposizione Tisza, guidato da Peter Magyar, ha vinto le elezioni con il 53% dei voti, ottenendo i due terzi dei seggi nell’Assemblea nazionale, una maggioranza che permette di cambiare la Costituzione. Un’affluenza record: il 77% degli aventi diritto ha voluto esprimere il suo voto. Il dato più alto dal collasso del comunismo nel 1989. «Àrad a Tisza» – “Il fiume si riversa”.

Il risultato va oltre i confini nazionali. Il nuovo governo potrebbe innovare la politica estera del Paese. Magyar, ex membro di Fidesz, si propone come un leader di centrodestra ed europeista. Dopo l’opposizione di Orbán, vicino al Cremlino, al sostegno all’Ucraina nella guerra contro Mosca, la difesa dei confini europei potrebbe trovare un nuovo alleato.

Dal lato opposto del Danubio rispetto al Parlamento, simbolo della democrazia, i cittadini di Budapest sono euforici. I primi a festeggiare sono i più giovani. Quelli che non hanno mai vissuto un altro governo.  «Oggi sono fiero di essere ungherese», dice incredulo Vincze, studente poco più che ventenne. «Il risultato dimostra che l’Ungheria ha un posto in Europa. È un giorno prezioso per la democrazia», conclude prima di essere interrotto dai fuochi di artificio. Il suo amico Szabò, con la voce rotta dalla commozione, commenta: «Non avevo mai immaginato di vivere al di fuori di questo sistema. È surreale. Essere speranzoso e ungherese è qualcosa a noi straniero, ma è la migliore occasione per cambiare».

L’attesa di quattro ore di fronte ai maxischermi. Il brusio generale interrotto dagli aggiornamenti in tempo reale. Le esultanze a ogni distretto aggiudicato da Tisza. Nell’arco di una serata, quella che era una speranza è diventata realtà.

Magyar sale sul palco con una bandiera ungherese. Le persone hanno in mano torce, cartelli o cellulari per filmare il momento storico. «Ce l’abbiamo fatta. Insieme abbiamo rovesciato il regime ungherese», dice tra gli applausi. «Oggi avete fatto un miracolo, l’Ungheria ha fatto la storia», aggiunge mentre la folla canta “Ria-Ria-Hungaria”.

Il comizio di Magyar dopo la vittoria

Finito il discorso, gli altoparlanti suonano We are the champions. Anche la parte istituzionale si scioglie e si unisce ai festeggiamenti: Magyar e il suo entourage saltano sul palco, mentre sotto iniziano i primi brindisi. Si moltiplicano i cori e uno in particolare racchiude il senso di questa vittoria: «Ruszkik Haza» – “I russi a casa”.

Qualcuno accende i fumogeni, altri si uniscono in balli collettivi. Sul lungofiume i tavoli degli stand allestiti per l’attesa diventano il palco dei più estroversi. Un trenino di persone si muove al ritmo della musica. I budapestini occupano le strade e dalle finestre sventolano i colori ungheresi. Nelle vie si sente solo il suono dei clacson in festa, persino dei taxi. I passanti salutano le auto e battono il cinque alle mani che escono dai finestrini abbassati. Questa sera sembrano tutti conoscersi.

«Sappiamo che il cambiamento non avverrà da un giorno all’altro. Sarà un processo lungo. È solo l’inizio per abbattere il sistema del regime», dice una studentessa. Chi festeggia non si illude, sa che il rovesciamento delle strutture illiberali non è garantito. Per stasera non conta l’incertezza. C’è solo il senso di libertà del momento presente.

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