L’energia jazz di Lorenzo Simoni

Il musicista racconta a Zeta come prendono forma i suoi componimenti e la passione che anima la produzione musicale

Il quartetto, formato da Lorenzo Simoni al sassofono, Vittorio Solimene al piano, Giulio Scianatico al contrabbasso e Fabrizio Doberti alla batteria, ha riempito la Casa del Jazz di Roma lo scorso 28 marzo con le sue melodie improvvisate. L’energia sprigionata dai musicisti sul palco è stata capace non solo di trasmettere la loro passione al pubblico ma anche di trasformare una sala sobria, con le poltrone in fila e le pareti spoglie, in uno spazio intimo e vivace.

I quattro musicisti si sono presentati vestiti in modo informale, una scelta che si è riflessa fedelmente nel loro modo di abitare il palco. Non si percepiva alcuna rigidità o sforzo, nessuno sembrava voler dimostrare nulla se non il puro piacere di fare ciò che amano di più: suonare insieme. Questo affiatamento si è tradotto in continui sguardi e sorrisi complici, scambiati non solo per comunicare e accordarsi sui complessi passaggi sonori, ma soprattutto per condividere la gioia della performance.

Ciascun musicista ha avuto il giusto tempo per esibirsi, offrendo agli ascoltatori la possibilità di immergersi nella melodia di un solo strumento alla volta. È in questi momenti solistici che è emerso con chiarezza quanto gli artisti vivessero la musica con tutto il corpo. Solimene al piano saltava letteralmente sullo sgabello, accendendo in chi ascoltava il desiderio di avvicinarsi ancora di più al palco per lasciarsi travolgere. Simoni sorrideva a Doberti durante le fughe ritmiche di quest’ultimo. Il batterista sembrava così preso dall’armonia che le sue bacchette, volando veloci sugli strumenti, finivano talvolta per colpire persino il leggio: una prova che l’arte non ha limiti.

Il quartetto sul palco alla Casa del Jazz di Roma lo scorso 28 marzo

I brani che i jazzisti hanno eseguito durante la serata sono composizioni originali, che oggi si possono ascoltare solo durante le serate live, poiché non sono ancora parte di un album registrato. «Cerco sempre di mettere insieme una scaletta organica che funzioni», spiega il sassofonista a proposito della scelta delle opere presentate al pubblico.

Simoni sottolinea come, per molti musicisti, il periodo di studio intenso coincida con la prima giovinezza, anche se lui ha seguito un percorso formativo diverso. «Per me lo studio intenso è adesso», racconta. A 11 anni ha iniziato a suonare in una banda, proseguendo poi nell’esplorazione di vari generi musicali. «Non c’è mai stato un momento in cui ho pensato: “adesso sto suonando questo genere”, mi è venuto naturale, la formazione bandistica di base è classica», spiega Simoni che con il tempo si è appassionato al sax classico, di cui descrive il repertorio come “un po’ di nicchia”. «Ascoltavo jazz, musica improvvisata e classica. Poi mi sono avvicinato a questi generi sia dal punto di vista dell’ascolto, sia da quello della pratica», dice prima di spiegare che oggi si dedica soprattutto all’improvvisazione, una scelta dettata dal gusto personale ma anche da una prospettiva professionale.

La collaborazione con gli altri membri del quartetto è nata nell’ambito di Siena Jazz, un’accademia internazionale dove il giovane musicista ha conseguito un master. Lì, i docenti arrivano da tutto il mondo e gli studenti da tutta Italia, facilitando conoscenze e legami nel settore. Oltre ai rapporti professionali, Simoni punta su un altro aspetto per lui formativo: «Credo molto negli incontri con le persone, anche non musicisti. Ritengo che confrontarsi con gli altri ti dia qualcosa che non ottieni necessariamente studiando lo strumento».

Il sassofonista Lorenzo Simoni insieme al pianista Vittorio Solimene

Per quanto riguarda i concerti futuri, Simoni racconta di progetti nuovi a cui darà luce in estate, sia con gli altri membri del quartetto sia in gruppi più numerosi. Benché consideri la vita in tour un grande privilegio, vorrebbe dedicare più tempo alla composizione: «Vorrei che ci fossero più periodi in cui potermi concentrare soltanto sulla creazione di musica», conclude prima di aggiungere che esiste, però, un momento dell’anno – tra gennaio e febbraio – in cui riesce a dedicarsi alla scrittura: «In genere vado a New York, dove c’è una comunità jazz molto viva. Arrivano persone da tutto il mondo e si trovano stimoli unici. Vado solo per ascoltare, senza suonare».

Così il percorso di Lorenzo Simoni non rimane solo sul palco, ma si nutre di ascolto e incontri umani. Tra l’energia che riceve dall’Italia e le ispirazioni che trae oltreoceano, il quartetto di cui fa parte conferma che il jazz, oggi, è più che mai un linguaggio vivo e in costante evoluzione.

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