Figure eretiche e nemiche, creatori di scismi e divisioni all’interno della Chiesa, gli antipapi – papi illegittimi – sono stati visti per secoli come minacce da estirpare. Mario Prignano, giornalista e caporedattore del Tg1, riscrive la storia di queste figure e le restituisce al dibattito pubblico sotto una luce nuova. Non malvagi, ma uomini portatori di conflitti, rivalità interne, grandi giuristi e intellettuali; una rappresentazione fisica del potere politico della Chiesa.
Se si legge una qualsiasi storia dei papi ci si rende presto conto che non è altro che una raccolta di biografie. Una linea retta per ripercorrere i duemila anni di quest’istituzione. Ma non è così. È una storia sinfonica, con attori, comparse, protagonisti. Siamo soliti studiare la Chiesa triumphans, i vincitori. Prignano ne descrive una abitata da pochi uomini diabolici, ma in grado di creare dialettica tramite posizioni teologiche, sbagliate sì, ma assolutamente rispettabili. Leggere quindi gli antipapi nel loro contesto e nel loro tempo.
Nei primi secoli di vita, quando i protocristiani veneravano di nascosto al sicuro nelle catacombe, la nuova religione dell’impero si reggeva su un delicato equilibrio, che era solito infrangersi in momenti fondamentali, come ad esempio l’elezione del vescovo di Roma. Nel terzo secolo compare così il primo antipapa, Ippolito. Sacerdote colto e “polemista”, contesta l’elezione di un suo collega, Callisto. I due saranno papi contemporaneamente. Ne nasce un duello interminabile, che vedrà l’imperatore costretto ad intervenire ed esiliare entrambi i contendenti in Sardegna. I due divennero amici. Ciononostante, noi oggi veneriamo San Callisto: fu lui a vincere e ad essere annoverato nella lista dei pontefici.
Col passare dei secoli le dispute non si fermarono. Nel decimo secolo, che gli storici tedeschi chiameranno della “pornocrazia”, la cattedra di San Pietro subisce l’influenza delle molte donne a fianco dei presbiteri dell’epoca. Esse fanno e disfanno papi a loro piacimento. Un secolo che era iniziato con il celeberrimo Sinodo del cadavere, il processo durante il quale il neoeletto Stefano VI decise di riesumare il suo predecessore Formoso per metterne a giudizio il corpo, tagliarne le mani e gettarlo infine nel Tevere. Tanti erano l’odio e l’inimicizia che si erano diffusi tra i due.
Neppure dopo l’anno mille le cose migliorano. L’imperatore Ottone I dovette scendere e rimettere ordine a Roma, che aveva visto susseguirsi 22 papi in appena un secolo, e molti nello stesso momento. C’erano poi i Crescenzi e i Tuscolani, le due grandi famiglie romane che per oltre 150 anni – è infatti detto periodo del “papato aristocratico” – si fecero la guerra per far sedere i loro familiari sul trono di Pietro. Cosa che valse un ennesimo intervento imperiale. Si avrà poi una risistemazione. Papa Niccolò II sancì a metà dell’undicesimo secolo che l’elezione di un pontefice dovesse essere in mano ai cardinali, non più al popolo e al clero di Roma.
Studiare gli antipapi significa immergersi in una storia fatta di deviazioni, di cadute, e approfondire alcune voci che la manualistica medievale moderna spesso esclude. Una controstoria che accende i riflettori sul contrasto plurisecolare tra papato e impero. Cosa doveva prevalere, l’auctoritas spirituale o la potestas imperiale? Prignano mette in risalto l’assoluta ironia di questa storia: il papa s’inventa l’impero incoronando Carlo Magno nella notte di Natale dell’800, per avere un braccio secolare, e questo stesso braccio gli si rivolta contro.
«Erano uomini di chiesa. Erano uomini che si sono trovati in circostanze imprevedibili a ricoprire il ruolo di antipapa. Ma è una definizione che noi possiamo dare solo a posteriori. Nessuno viene eletto antipapa. Chi decide chi è chi? Chi è venuto dopo» conclude l’autore.








