Il Papa risponde a Trump: «Parlerò sempre di pace»

Il presidente degli Stati Uniti critica il Pontefice americano: «Non mi piace. È un debole. L'ho eletto io»

«Non ho paura dell’amministrazione Trump. Continuerò a parlare di pace»: il Papa replica così agli attacchi lanciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Mentre si facevano gli ultimi preparativi per il viaggio di Leone XIV in Africa, iniziato con la partenza per l’Algeria, Trump apriva il suo social Truth e pubblicava un lungo elenco di tutte le ragioni per cui a lui questo Papa non piace. «È debole sul crimine e terribile in politica estera» ha esordito il tycoon.

«Non voglio un Papa che pensa che vada bene per l’Iran avere l’Arma Nucleare. Non voglio un Papa che pensa sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela. E non voglio un papa che critica il Presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto» è stato il cuore del messaggio.

Una vera novità da parte di Trump. Finora infatti l’inquilino della Casa Bianca si era ben guardato dall’attaccare – o anche solo dal correggere – Papa Prevost. Consapevole dell’orgoglio che molti americani, specialmente quelli cattolici, provano per il primo Pontefice made in Usa, le parole di biasimo o di condanna provenienti dal governo sono state ridotte al minimo.

Che le relazioni Santa Sede-Washington stessero tuttavia prendendo una brutta piega si era visto già dalla settimana scorsa. Dopo la minaccia americana di far «scomparire un’intera civiltà», quella iraniana, se la Repubblica Islamica non avesse accettato le condizioni dell’amministrazione Trump, il Pontefice si era detto spaventato dai recenti sviluppi del conflitto Usa-Iran; e, di converso, sollevato dalla notizia del raggiungimento di una tregua di quindici giorni.

Contestualmente uscivano sui giornali italiani e internazionali le ricostruzioni di un incontro, avvenuto il 22 gennaio scorso al Pentagono, quartier generale della difesa americana, tra Elbridge Colby, sottosegretario proprio alla Difesa, e il cardinale Christophe Pierre, l’allora nunzio apostolico negli Stati Uniti. I retroscena presentati dalla stampa restituivano l’immagine – poi smentita dallo stesso Pierre – di un colloquio dai toni accesi e poco istituzionali. Funzionari statunitensi presenti all’incontro avrebbero “minacciato” il nunzio di fare pressione affinché la Santa Sede prendesse le parti degli Usa nelle guerre in atto, prima in Venezuela e ora in Iran, facendo riferimento alla “cattività avignonese”, il periodo in cui, tra il 1309 e il 1377, il papato fu soggetto all’autorità dei monarchi francesi e la Sede Apostolica venne trasferita nella città di Avignone, nel sud della Francia. Neanche due mesi dopo il colloquio, il 7 marzo, Leone XIV sostituiva alla carica di nunzio negli States il cardinale Pierre con l’arcivescovo Gabriele Caccia. “Per raggiunti limiti d’età” la motivazione ufficiale, dato che il 30 gennaio il diplomatico francese aveva compiuto ottant’anni.

Assieme al post di Trump è uscita ieri sera un’intervista “tripla” di Norah O’Donnell, giornalista di Cbs News, a tre cardinali americani: Robert McElroy, arcivescovo di Washington D.C., Joseph Tobin di Newark, e Blase Cupich di Chicago, la diocesi che fu di Prevost. «L’Iran è stato il principale “esportatore” di terrore. Esiste uno scenario in cui prevenire tutto ciò può essere visto come una guerra giusta?» domanda la giornalista. «È un regime abominevole, e dovrebbe essere rimosso. Ma questa è una guerra volontaria, legata ad una situazione più ampia e preoccupante: vediamo davanti a noi la possibilità di guerra dopo guerra dopo guerra» è stata la risposta di McElroy.

Forse non è un caso che Trump abbia scelto proprio la sera prima dell’avvio del viaggio apostolico di Papa Leone in Africa, che lo vedrà impegnato per due settimane, per inoltrare il suo messaggio. Qualora Prevost non dovesse avere altro tempo per occuparsi anche di questa annosa questione, a tenere testa al presidente saranno i vescovi americani, come fu all’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il capo dei vescovi Usa Paul Coakley ha detto: «Papa Leone non è suo rivale». Un primo intervento da questa parte dell’oceano è stato invece quello della Conferenza episcopale italiana, che stamattina ha rilasciato un comunicato di vicinanza al Pontefice, in cui esprime «rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore». «In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità» prosegue la presidenza della Cei.

Dal profilo Truth del presidente Trump

Nel frattempo, poco dopo il primo post, il tycoon è tornato su Truth per pubblicare una foto che lo ritrae come Gesù nell’atto di guarire un uomo. Alle sue spalle la Statua della libertà, la bandiera a stelle e strisce, due aquile e alcuni caccia.

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