Bernardo Valli non ha mai scritto un romanzo. Meglio, non ha mai scritto opere di finzione. Ha fatto il giornalista tutta la vita e la letteratura è sempre stata sullo sfondo. Nei suoi articoli, nei suoi racconti dal mondo, si riconosce però quel dono, tipico degli scrittori, e raro nei giornalisti, di ordinare gli eventi entro una trama di significati. Di riconoscere in un avvenimento, in un personaggio, il punto in cui la cronaca si apre alla comprensione della storia.
Valli ha definito il giornalismo come «verità del momento», un equilibrio tra fatti e commento che «non può essere soltanto calcolato, non può essere freddo». Un’impressione che nasce nello sguardo ma che deriva dalla profonda conoscenza dei fatti. Nella sua carriera è stato inviato in tutto il mondo: Cina, Vietnam, Congo, Iraq, India, Argentina. Per brevi o lunghi periodi, anche mesi, è stato a contatto con la guerra, con le rivoluzioni, con i regimi.
Racconti che sommati coprono sessant’anni e una geografia vastissima. La casa editrice Ventanas aveva già raccolto i suoi articoli in due volumi (Se guardo altrove e Città) e ne è appena uscito un terzo, Ritratti, in cui si alternano i profili di uomini e donne che Valli ha delineato sulle pagine dei giornali (Il Giorno, La Stampa, La Repubblica). Personalità politiche che hanno segnato il Novecento, Mao Tse-Tung, Margaret Thatcher, Che Guevara, Shimon Peres. Ma anche figure più vicine a noi, come Angela Merkel, Marine Le Pen, Jean-Luc Mélenchon. Poi intellettuali come Sartre e Umberto Eco, giornalisti, scrittori.
Memorabili alcuni titoli, in grado di cogliere in poche parole il senso di una vicenda personale e della sua portata storica. “Kim Il Sung sogna l’altra Corea”, “Pol Pot il tiranno che sognava Robespierre”, “Il dittatore fuori dalla storia” (Ciang Kai-scek).“Ritratti” dicevamo, ma soprattutto racconti. Ogni personaggio è descritto per come Valli l’ha visto, l’ha incontrato. Ci sono i gesti, il tono della voce, gli abiti. C’è poi uno sfondo fatto di milioni di persone, e la biografia diventa pubblica, racconta la storia di popoli e paesi.
Anche una città basta a volte per raccontare un leader e il suo potere: «Pyongyang – Il Sud è il disordine. Il Nord è la disciplina […]I giardini sono pettinati, i viali puliti, le case prefabbricate di vetro e cemento sembrano lucidate, i rari passanti sono ben vestiti, come le comparse di una commedia dal titolo Il paese del benessere […] Tra gli alberi potati con arte scorre un fiumiciattolo impetuoso. Il silenzio è puntualmente spezzato da un fuoribordo che irrompe nel bosco trascinando atletici sciatori tra due baffi d’acqua. È un’altra scena della commedia Il paese del benessere, diretta da un invisibile regista».
C’è anche spazio nel libro per gli amici. Sandro Viola, Oriana Fallaci, Tiziano Terzani. Sono i “ritratti” più intimi, quelli più commossi, senza comunque perdere di vista il personaggio, il giornalista in questi casi. A proposito di giornalisti, è a Jean Daniel che è dedicato il più letterario dei ritratti. Colto nel suo periodo di degenza dopo essere stato colpito da una raffica sparata da un soldato francese, il fondatore del Nouvel Observateur è raccontato come in un romanzo.
La passione per Malraux, la letteratura dietro al giornalismo. Quel «ragazzo d’Algeri» è anche un po’ la controfigura ideale dell’autore. Come in una storia in cui chi scrive si identifica con l’eroe, in quelle pagine c’è Bernardo Valli stesso e la sua idea di giornalismo: «ha sempre trovato un punto di vista, un punto d’osservazione da cui leggere la complessità romanzesca degli uomini sulla ribalta, quella dimensione appunto letteraria all’interno della quale si agitano vizi, virtù, contraddizioni, abnegazioni, abiezioni e tanti altri ingredienti della commedia umana».







