Esclusiva

4 Giugno 2020.
 
Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2020
Social network tra neutralità e attivismo

I social sono diventi i canali nei quali le fake news possono circolare con più velocità e dopo lo scontro tra Trump e Twitter, il dibattito sul loro futuro si è acceso

«L’umanità è imprigionata da una pandemia assassina. Le nazioni stanno collassando e i cittadini affamati si stanno ribellando per il cibo. I proprietari di brevetti miliardari stanno spingendo per ottenere vaccini obbligatori a livello globale. Per chiunque si rifiuti di farsi iniettare veleni sperimentali sarà proibito viaggiare, studiare e lavorare. No, questa non è la sinossi di un nuovo film dell’orrore. Questa è la nostra realtà attuale». Queste sono le inquietanti parole che accompagnano il documentario “Plandemic”. Un video divenuto virale nel web nel quale si è dato spazio alla più bizzarre teorie complottiste sull’origine del Covid-19.

Il tutto è corso sul web, ma in particolare sulle piattaforme social. Facebook, Twitter, Instagram, ma a sorpresa anche TikTok. Non solo balletti e video divertenti, ora sul network cinese corre anche la disinformazione.

La Ong First Draft, organizzazione non governativa che si dedica al fact-checking, ha scoperto che anche questo social permette alle fake news di propagarsi con estrema facilità. Se nelle piattaforme di proprietà di Zuckerberg e su Twitter l’utente può scegliere cosa vedere, su TikTok, nella sezione “Per te” si possono osservare video di utenti che non si seguono, ma che l’algoritmo prevede che ci possano interessare. Questo può rappresentare un problema e nel momento in cui per esempio, si guarda un video di cospirazione, l’algoritmo te ne propone molti altri simili.

Durante l’emergenza sanitaria sono comparse diverse clip, estrapolate dal documentario stesso, con l’hashtag #Plandemic, che avevano un unico obiettivo: far circolare la disinformazione. First Draft ha poi calcolato che 226 video hanno generato 537.168 interazioni e così, la piattaforma che fa della condivisione la sua forza, ha lasciato propagare indisturbate queste fake news.

«Alle piattaforme non conviene intervenire su questi temi. Twitter è l’unico che lo fa perché è un social di opinione e di nicchia, ma quando hai 2 miliardi di utenti, come Facebook, il tuo obiettivo è alimentare la macchina dei contenuti che ti consente di profilare ogni utente in base alle sue tendenze e alle sue aspirazioni. Ogni intervento di regolamentazione può minare le fondamenta e l’economia di scala di social come Facebook o Instagram». Sono le parole di Paolo Sordi, responsabile della comunicazione digitale e dei nuovi media della Luiss.

Dopo la scelta di Twitter di segnalare e nascondere alcuni tweet di Trump e dopo aver eliminato un account con il quale il tycoon aveva interagito, il dibattito sui social network si è accesso. Trump è intervenuto con un ordine esecutivo che modifica la sezione 230 del Communications Decency Act, la quale conferisce immunità alle società di internet per i contenuti che ospitano generati dai loro utenti.

Twitter ha fatto sapere che continuerà a segnalare i tweet del presidente se violano le regole del social, mentre «Zuckerberg ha chiarito che la sua politica non è quella di giudicare il contenuto dei post, ma il suo è un atteggiamento di neutralità teso a non prendere posizione sul contenuto che viene messo sul news feed a prescindere da chi sia l’utente» spiega Paolo Sordi.

This has been an incredibly tough week after a string of tough weeks. The killing of George Floyd showed yet again that…

Geplaatst door Mark Zuckerberg op Vrijdag 29 mei 2020

Questa scelta ha portato alcuni dipendenti di Facebook a indire uno sciopero e «la gran parte della moderazione oggi avviene grazie a loro, team di lavoratori delocalizzati che stanno ore e ora davanti al monitor a revisionare contenuti perché l’algoritmo non può bastare a regolamentare il social».

Zeynep Tufekci, professoressa dell’Università del North Carolina esperta in social media, in un articolo scritto per The Altantic, ha messo in evidenza come in realtà Trump, nonostante i grandi proclami, non voglia cambiare le cose bensì si voglia assicurare che «Il trattamento da tappeto rosso che ha ricevuto finora, soprattutto su Facebook, continui senza impedimenti». L’obiettivo secondo Tufekci è quello di non modificare nulla fino al 3 novembre 2020, giorno delle elezioni presidenziali.

social network

Gab, social network dell’alt-right statunitense, ovvero dei movimenti di estrema destra, ha inoltre invitato Trump a iscriversi alla piattaforma offrendogli un profilo certificato che conta già più di 36mila seguaci. Gab fa della totale libertà di espressione il suo principio fondante, ma è stato criticato nel 2018 quando il colpevole della sparatoria alla sinagoga Tree of Life di Pittsburgh, postò su Gab contenuti razzisti qualche ora prima di compiere la strage che uccise undici persone.

Trump, al momento continua ad utilizzare i social che ha usato fino ad oggi, ma nel 2016, il team di ricerca di Facebook ha scoperto che il 64% di tutte le adesioni a gruppi estremisti sono dovute agli strumenti di raccomandazione del social e Facebook alimenterebbe gli utenti nel tentativo di ottenerne l’attenzione e di aumentare il loro tempo speso sulla piattaforma. Infine, secondo Zeynep Tufekci, «lo stesso team di ricerca ha anche scoperto che le notizie false, lo spam, il clickbait e gli utenti non autentici includevano inevitabilmente una più grande infrastruttura di account vicini all’estrema destra che all’estrema sinistra».

Lo spazio per contenuti estremisti vi è anche su piattaforme come Amazon e un reportage fatto da ProPublica sul servizio di self publishing di Amazon ha osservato come esso contenga una quantità molto consistente di pubblicazioni neonaziste senza che l’azienda si preoccupi di intervenire e secondo Paolo Sordi, c’è anche un grande inganno su aziende come Facebook e Google. «Loro negano di essere editori quando in realtà sono esattamente questo poiché filtrano e selezionano contenuti secondo un’ideologia che è la loro. L’unico che al momento ammette di ricoprire questo ruolo è Twitter».