Esclusiva

9 Luglio 2020
«Noi donne non stiamo tornando indietro, ma andiamo avanti troppo lentamente». Intervista a Emma Bonino

È polemica dopo la decisione dell’Umbria di vietare l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in day hospital. Parla la senatrice, da sempre in prima linea per le libertà individuali

«Dopo aver abortito, ho deciso che nessuna doveva più essere umiliata». La sua promessa, Emma Bonino, l’ha mantenuta nel 1978. Anno in cui la legge 194 sull’IVG ha visto la luce. Da quel momento, essere madri è diventata una scelta per le donne italiane. Leader storica del Partito Radicale, la senatrice di +Europa ha dedicato la vita alla lotta per i diritti civili, oggi messi in discussione.

Lo scorso 15 giugno la Giunta regionale umbra, guidata dalla leghista Donatella Tesei, ha abrogato la delibera del 4 dicembre 2018 che consentiva agli ospedali di effettuare l’aborto farmacologico in day hospital. Sistema già adottato da Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Liguria. Dunque la pillola RU486 potrà essere assunta solo con un ricovero di tre giorni. Il provvedimento ha suscitato polemiche nel mondo politico. Se le opposizioni hanno lodato l’iniziativa, sostenuta dalle associazioni pro-vita, la maggioranza di governo l’ha giudicata un netto passo indietro sul tema dei diritti civili. C’è persino chi lo ha interpretato come un pericolo per la 194. 

In un’intervista esclusiva a Zeta, Emma Bonino ha fatto il punto sullo stato di questa legge e dell’attivismo in Italia.

Bonino aborto

Come valuta l’iniziativa della Giunta umbra?

«È assolutamente antiscientifica. Basti pensare che l’IVG farmacologica in altre nazioni si fa con la telemedicina. È anche in contrasto con l’articolo 15 della legge 194, secondo cui gli operatori sanitari devono essere attenti alle novità in campo medico, soprattutto quelle meno invasive e più sicure per le donne.

Già in passato, la RU486 ha avuto un inserimento molto lungo in Italia, aiutato dalle battaglie del ginecologo Silvio Viale. Questa idea dei tre giorni di ricovero obbligatori è nelle Linee guida del Ministero della Salute, ma una donna, se vuole, firma ed esce. Inoltre, l’iniziativa della Giunta non ha senso in termini di efficienza sanitaria». 

Come è cambiato il Paese quarantadue anni dopo la legge 194?

«Dal punto di vista dei diritti civili e delle battaglie individuali, l’Italia è quasi irriconoscibile. Sulla scia prima del divorzio e poi dell’aborto, in pochi anni si è dato il voto ai diciottenni, sono state fatte la legge sull’obiezione di coscienza e la riforma del codice di famiglia, che ha portato all’abolizione del delitto d’onore. In breve tempo il volto del Paese è cambiato riguardo libertà e scelte individuali. C’è ancora molto da fare, ma è stato un periodo determinante».

Bonino aborto
Manifestazione femminista a favore dell’aborto a Roma il 14 Aprile 1977. Photo credits: ANSA

La legge 194 è a rischio?

«Credo di no. Il pericolo della corrente contraria c’è, ma è minoritaria. Tuttavia, i tentativi di tornare al passato non vanno sottostimati. Prendiamo la Legge Pillon sul diritto di famiglia: per seppellirla ci sono volute mobilitazioni e risvegli di vario tipo. Si dovrebbe guardare al futuro, servirebbe un tagliando della 194, che andrebbe attualizzata. Come per tutti i diritti civili, è meglio stare all’erta e non cullarsi nell’illusione che, una volta conquistati, siano lì, per sempre a disposizione. Vanno difesi, coltivati».

Quali sono i suoi limiti?

«Contiene diverse contraddizioni. L’articolo 1 afferma che la donna, se povera, può abortire dopo colloqui in consultori. Ma nessuno chiede il 740. Si tratta di accorgimenti che non vengono mai seguiti, inseriti per trovare un compromesso politico che consentisse di approvare il provvedimento senza passare per il referendum». 

Perché in Italia è così alto il numero di medici obiettori di coscienza?

«Non saprei, penso per motivi legati alla carriera. Ma non mi interessa l’opinione del singolo. Mi importa che lo Stato garantisca l’applicazione di una norma. Ci sono delle soluzioni possibili: ad esempio la Toscana ha aperto concorsi per ginecologi non obiettori. Se le istituzioni, per prime, non fanno rispettare le leggi, non vedo perché i cittadini dovrebbero farlo».

Bonino aborto

Lei ha dichiarato che di quegli anni di attivismo ricorda «una presa di coscienza non solo delle donne, ma a partire dalle donne». Che ne è stato di quella consapevolezza?

«Noi donne non stiamo tornando indietro. Ho la sensazione, però, che andiamo avanti troppo lentamente. Ci abbiamo messo più di altri Paesi ad affrontare il tema della violenza domestica, fenomeno che in Italia è stato negato per molto tempo. Ci si concentrava sugli stupri a opera degli immigrati, ma mai su quello che accadeva in casa o a lavoro. Basti pensare che fino al 1981 sembrava che l’onore gravasse solo sulle nostre spalle. Era una legge maschilista, che però siamo riusciti ad abolire».

Quanto c’è bisogno di quella disobbedienza civile da cui è nata la legge 194?

«È una forma di lotta democratica. In questo momento ce n’è una sulla legalizzazione della cannabis a cui partecipo anch’io e che mi piace definire “riobbedienza civile”. La campagna si chiama “Io coltivo” e invita i cittadini a piantare due semi di marijuana in un vaso. Sta andando molto bene. La disobbedienza civile ha regole ben precise, tra cui la non violenza e il fare le cose alla luce del sole, non certo per eludere la legge. È uno strumento in disuso, ma funziona ancora oggi».