Esclusiva

22 Settembre 2020
Rossana, la ragazza del secolo scorso innamorata di Alice nel Paese delle Meraviglie

Ci ha lasciato Rossana Rossanda, scomparsa domenica 20 settembre a 96 anni. La militanza nel Pci, la radiazione dal partito e l’avventura del Manifesto. Quasi un secolo di vita e di storia, riannodato attraverso i ricordi del suo collega ed ex caporedattore del Manifesto, Giorgio Casadio.

Rossana Rossanda, la ragazza che rivendicava la sua appartenenza al secolo scorso pur avendo esteso la sua influenza al presente e al futuro, da straordinaria contemporanea quale era, adorava la storia di Alice nel Paese delle Meraviglie, una bambina divenuta ragazza, che áncora la sua presenza al mondo reale, pur proiettandosi a cavallo tra due realtà, quella vissuta e quella sognata. Alice cade nella tana del Bianconiglio, Rossana bambina finisce più prosaicamente nel secchio dell’acqua sporca di una donna che pulisce le scale nel suo stesso palazzo, “attrazione fatale per i guai, più volte evocati dai grandi a prova d’una perversa inclinazione a non stare al mondo come dio comanda”[1]. Rossana Rossanda decide di stare al mondo come lei comanda. Trova strade, batte sentieri, rivendica posizioni, allineata, scomoda, indipendente, intellettuale di confine, prima dentro poi fuori dai margini. 

Nasce nel 1924 a Pola, “sulla punta dell’Istria, tra il verde e gli scogli bianchi scavati dai datteri di mare”. Lettrice appassionata, divora di tutto “senza sosta come i bachi le foglie di gelso”. Ibsen, Hugo, ma tra i polpettoni dei grandi, come li chiama, due la travolgono: I miserabiliVia col vento. L’adolescenza a Milano, poi la Resistenza, gli studi di filosofia con Antonio Banfi, l’amicizia con Jean-Paul Sartre. Arriva infine il Partito, viene scelta da Palmiro Togliatti in persona come responsabile culturale. Eletta alla camera nel 1963, è espulsa dal Pci nel 1969, e insieme a Lucio Magri, Luigi Pintor, Valentino Parlato – gli eretici –  fonda il manifesto.

Rossana, la ragazza del secolo scorso innamorata di Alice nel Paese delle Meraviglie

Giorgio Casadio, ex caporedattore del manifesto e ora tra i responsabili del Master in Giornalismo della Luiss, torna indietro negli anni, alla prima volta che la vide in pubblico e ne rimase catturato. «Era a Ravenna, io ero un ragazzino, lei venne per una conferenza, mai avrei pensato che sarei finito a lavorare con lei. Era una donna dolce con questo modo affascinante di parlare. La vedevi rigorosa, poteva anche metterti in soggezione ma aveva la disposizione a lasciare libero l’altro, non imponeva niente a nessuno». 

La repressione sovietica della Primavera di Praga, rispetto alla quale il Pci non riesce a prendere unanimemente le distanze, segna il punto definitivo di rottura. Con la sua rivista, divenuta quotidiano e anche partito politico, Rossanda decide di collocarsi fuori dai margini dell’ortodossia del partito. «Per quanto comunista rigorosa era una libertaria vera, era per la politica consiliare all’interno del partito, al quale rimproverava la mancanza di democrazia interna. Intendeva il comunismo come una liberazione e come un rapporto tra eguali» continua Casadio. «Alla sinistra rimprovera di aver lasciato cadere dei valori. Non amava il compromesso storico, non amava gli accordi al ribasso. Amava invece i tre principi fondamentali della Rivoluzione francese, liberté, égalité, fraternité, spirito libertario ed egualitario. Questo era per lei essere comunista». 

Nel 1977, anno di proteste incendiarie di piazza, quando al malcontento giovanile presto sfociato in violenza fa eco la sordità del Pci, Rossanda ritaglia per sé e per il suo giornale un punto di osservazione critica equidistante tanto dalla rigidità istituzionale che andava assumendo il partito, che dalle derive più pericolose della sinistra extraparlamentare. Non ha mai tollerato la violenza ma nemmeno la repressione della violenza: garantista sempre. «Quando ci fu il Processo 7 aprile e furono arrestati una serie di autonomi, tra cui Toni Negri, lei li ha difesi in nome del garantismo, non perché condividesse ciò che dicevano ma perché riteneva giusto che chiunque potesse difendersi. Non si poteva reprimere dimenticando i principi fondanti dello stato di diritto», ricorda Casadio che ha seguito da cronista il processo e diviso la tribuna dei giornalisti con Rossanda, che si presentava tutti i giorni alle udienze, un comportamento che le procurò l’ammirazione del presidente del Tribunale il quale decise di omaggiare la sua costante dedizione con un mazzo di fiori. 

Rossana, la ragazza del secolo scorso innamorata di Alice nel Paese delle Meraviglie

Rossana Rossanda era i suoi principi e le sue battaglie, quella incessante, per i diritti delle donne, quella per le condizioni lavorative degli operai, per i diritti sindacali. La animavano senza tregua, senza riposo, come rievoca Casadio. «Una sera mi dice: “Giorgio, sono molto preoccupata della situazione sindacale, bisogna che ci vediamo qui alle 20, discutiamo un attimo nella mia stanza”. Al che io le dissi, “Rossana, stasera c’è Olanda-Italia, se vinciamo andiamo in finale di mondiale” e lei mi rispose, “com’è addirittura vinciamo? Vabbè vai a vederti la tua partita”. Il suo compagno Karol (Karol Kewes Karol, ndr) amava il calcio e lei aveva capito che anche queste cose contavano». 

Gianni Riotta ricorda invece l’estate del 1977, «dovevamo partire per le ferie in Sicilia al mare, rischiò di farci perdere l’aereo per una riunione sulla ripresa in autunno».

Lucida e libera, militante sempre, incapace di far finta, di lasciar correre, di provare disinteresse. Nel 2018 lascia Parigi, dove viveva da anni, per far rientro in Italia, per capire cosa stia succedendo a un paese che pare aver smarrito se stesso, la lontananza vissuta come un vergognoso abbandono di campo. Torna per continuare a lottare, come sempre aveva fatto, seguendo le sue regole, i suoi principi, scegliendo ancora una volta le sue battaglie, fino alla fine. 


[1]Questa e la successiva citazione sono tratte da La ragazza del secolo scorso,2005, Einaudi