Esclusiva

29 Gennaio 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio 2021
In coda per un pasto caldo, la Milano che non ti aspetti

Nella città più colpita dal virus, modello economico per anni, le associazioni aiutano chi ha bisogno. Le storie di chi non si arrende

Giustino è sulla strada dopo trent’anni di lavoro. Ogni sera va a Paderno Dugnano e dorme in un capannone abbandonato. Ce l’ha con la Fornero e gli extracomunitari ma salva la sanità lombarda: «Mi sono preso il Covid e mi hanno curato in ospedale, su questo non ho niente da dire». Claudio ora sta meglio, dopo un anno senza lavoro ha trovato un’occupazione e un posto dove stare: «Da lunedì non sono più in giro, per me la pandemia finisce qua».

Angelo dorme a piazza Firenze oppure sulla 90, il filobus che gira attorno a Milano. La biblioteca gli manca tanto: da quando è chiusa per Covid non può stare al caldo e lavarsi. «Io lì leggevo fumetti». Le biografie degli ultimi sono queste, alla povertà materiale si sommano storie di solitudine. Se ai milanesi moderni e europei il lockdown ha regalato Netflix e smart working, a tanti altri ha inflitto una rottura dei rapporti sociali.

«Ogni giorno vengono da noi tra le 2 e le 3 mila persone, nell’ultimo anno soprattutto giovani che non arrivano alla fine del mese. Gente che prima aveva un lavoro, magari in nero, e conserva ancora una casa – ci dice fra Giuseppe Fornoni, che gestisce la mensa dell’Opera San Francesco – Dopo la crisi del 2008 venivano di più gli anziani, oggi sono aumentati i Neet e tanti ospiti con storie diverse». I camerieri filippini licenziati in tronco, il parcheggiatore disoccupato. Una moltitudine che viveva di piccoli flussi di reddito che sgocciolavano dall’alto dei successi del terziario cittadino e che oggi, con le luci spente dal virus, non arrivano più.

Il mondo dell’assistenza milanese si è attivato e reinventato con forza: la Caritas con le parrocchie, l’ambiente progressista di Emergency, il Banco Alimentare nato da CL, Pane Quotidiano con il Rotary Club. Con qualche invidia e momentanea alleanza, remano tutti dalla stessa parte. Volontari e «utenti», come li chiamano i City Angels di Mario Furlan, che a tarda sera regalano coperte e tè caldo a chi un tetto non ce l’ha; fino all’una di notte su un furgone rosso, tra i quartieri Cadorna e Gratosoglio. O volontari e «nostri ospiti», come ripetono i frati di San Francesco alla mensa di viale Piave.

Lì vediamo una coda di mamme con i passeggini, giovani immigrati al telefonino, gruppetti vocianti di badanti dell’Est, maschi anziani con lo sguardo perso. Gli stranieri accanto ai pensionati milanesi, le colf rumene assieme a chi ha perso il lavoro da lavapiatti, commesso, fattorino all’ortomercato. Solo adesso ci si accorge quanto fosse largo il retroterra di lavoro irregolare e di part time involontario femminile; lo spazio dell’economia sommersa, nella Milano delle special week a raffica.

Prima puntata:

Poveri – Quelle vite sospese dal Covid

«A Palermo non è cambiato niente», voci dalla città senza lavoro

Mense popolari e spese solidali, le nuove povertà affamate d’affetto