Esclusiva

Aprile 11 2022
Amare Male a volte serve

L’ironico memoir del poeta Guido Catalano sull’amore, sulla perdita e sulle altre cose della vita

«Una presentazione di libri oltre i sessanta minuti è considerata tortura e sequestro di persona». Guido Catalano, poeta professionista vivente (come ama definirsi dai suoi esordi), controlla sul Nokia vintage di non aver commesso reati a danno dei lettori di Amare Male, memoir autobiografico all’80% e inventato al 20% perché, a un certo punto, «l’autobiografia finisce». Con l’inconfondibile erre moscia, Catalano illustra la copertina: «Ci sono io vestito da pirata e la parola “gatto”, una combinazione che vende dal tre al sette per cento in più», e precisa: «Naturalmente, nel libro, dei pirati non c’è nemmeno l’ombra».

C’è però l’amore, non solo quello felice tra Catalano e Fidanzata coronato dall’adozione di Gatto Starnutino Farandola perché «è incredibile a dirsi, ma ogni tanto gli amori funzionano», ma anche quelli sfortunati degli altri, perché talvolta «è utile amare male o essere male amato, l’importante è imparare dagli errori per migliorare». Per aiutare gli amanti infelici, Catalano dispensa preziosi consigli da posta del cuore. L’autore si è allenato a soccorrere gli italiani dai devastanti amori estivi e primaverili anche nei podcast Amare Male e Amare a Marzo. «Un’esperienza curiosissima per uno come me, che ha iniziato la sua carriera sentimentale e sessuale in ritardo clamoroso rispetto alla media europea». La produzione poetica di Catalano, infatti, nasce dalle crisi della vita amorosa alleviate dall’esperienza catartica della scrittura: «Un’autopsicanalisi per capire me stesso».

Amare Male a volte serve

Amore ed ironia

Il suggerimento di trovare sé stesso, non solo in forma cartacea negli stand del Salone Internazionale del Libro di Torino («da torinese, un momento che mi rende felice»), ma soprattutto nella vita, arriva allo smarrito Catalano anche dal defunto editore Angelo Rizzoli in un dialogo surreale. Nel memoir, la profondità non manca. Catalano racconta la dipendenza dalla nicotina, suggerendo di sostituire i baci alle sigarette per compiere «l’atto eroico di smettere di fumare», e affronta la perdita ravvicinata dei genitori («Secondo i miei calcoli, una super perdita»), riflettendo sull’errore della Normalizzazione della Cosa Bella, cioè sul dare per scontate le cose belle, come avere una mamma. Per superare le difficoltà, viene in soccorso l’ironia, che però non è per tutti. «Il senso dell’umorismo è un dono genetico e bizzarro, chi non ce l’ha non sa di non averlo e non può impararlo».

Catalano è saggista teorico: «Nella mia mente ho scritto un centinaio di saggi mai dati alle stampe», procrastinatore della prosa: «La scrittura mi mette ansia, allora faccio la spesa e le lavatrici e pulisco casa» e assorbitore di poesie: «Arrivano da lontano, come meteore che si schiantano sulla tempia sinistra e penetrano nel cervello. Ora dovrebbero essere verso Giove». Un metodo vero e proprio, Catalano non ce l’ha. «Sono indisciplinato come Elsa Morante e lontano anni luce da Stephen King, che cascasse il mondo scrive tutti i giorni, tranne a Natale». L’ultimo libro di poesie, Ogni volta che mi baci muore un nazista, sarà tradotto in Polonia. «Spero di fare un tour sotto la neve, prima che Putin la invada».

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