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Esclusiva

Aprile 3 2023
L’arte eterna nella città eterna: Pistoletto è Infinity

«Tutto si trasforma in memoria» al Chiostro del Bramante con l’arte contemporanea senza limiti del maestro piemontese

L’Amazzonia al centro di Roma. Negli spazi rinascimentali del Chiostro del Bramante risuonano le percussioni di Bandão: è l’inaugurazione di Infinity, l’arte contemporanea senza limiti di Michelangelo Pistoletto. L’energia sprigionata dai cinquanta musicisti dell’orchestra di strada immerge gli spettatori in una trance mistica. Il ritmo travolgente della samba elettrizza i loro sguardi: un suono primordiale rimbomba nel portico sotto i quattro archi avvinghiandosi come un’edera fino al loggiato superiore. Rullo di tamburi.

«Infinity è un grande autoritratto. Se è vero che quel che si vede nello specchio non può essere falsificato, la mostra rende palpabile il meccanismo di riflessione illimitata dell’arte, coinvolgendo il visitatore in un’esperienza sensoriale che sfida i limiti. Così dalla Venere degli stracci, icona enigmatica dell’Arte povera, al semplice tratto del Terzo Paradiso, capace di creare connessione e armonia fra estremi, i visitatori partecipano attivamente all’opera ricreando una nuova realtà». Laura, Giulia e Natalia De Marco, le tre sorelle responsabili dello spazio espositivo, presentano così nel catalogo la collettiva personale del maestro piemontese che potrà essere esplorata dal 18 marzo al 15 ottobre 2023.

Muoversi lungo i corridoi del Chiostro oggi è complicato. Ci addentriamo nel labirinto di marmo, diventato un formicaio. Le voci si sovrastano confondendosi tra loro. Eccitamento e confusione rimbalzano da una parete all’altra. Non c’è pace e di Pistoletto neanche l’ombra: siede in uno studio al piano di sopra, lontano dal caos.

L’arte eterna nella città eterna: Pistoletto è Infinity
“Love Difference – Mar Mediterraneo”, 2003-2005 (M. Pistoletto)

Intanto gli spettatori, sala dopo sala, ripercorrono un viaggio artistico durato sessant’anni: la carriera dell’esponente dell’arte povera è iniziata negli anni ’60 con “Quadri specchianti”, “Metrocubo di Infinito” e la coppia “Venere degli stracci”, “Orchestra di stracci”. «Gli stracci sono il consumo consumato che continua a consumarsi: l’ultimo stadio di un sistema. La Venere è un’opera di sostenibilità perché fisicamente sostiene gli stracci e idealmente li rigenera. Rappresenta il sostegno esteso a tutta quell’umanità che è ridotta a uno stato di estrema miseria». In dialogo con Danilo Eccher, curatore di Infinity, Pistoletto nelle pagine del catalogo racconta di sé e della sua arte.

«Gli stracci erano nello studio per una funzione pratica, mi servivano per ripulire i quadri specchianti dalle vernici che andavano eliminate. Un giorno passando per strada mi fermo davanti a uno di quei negozi che vendono oggetti da giardino, dai pupazzi di Biancaneve e i sette nani ai vasi di terracotta. Vedo una Venere di cemento che doveva forse servire come fontanella e istintivamente – perché è anche nell’istinto che il possibile lavora – il mio possibile ha acchiappato questa Venere. Chissà, forse c’era ancora, c’era sempre, nel profondo, un desiderio di scultura che balzava fuori», racconta il maestro.

La sua produzione continua negli anni ’70 con “L’Etrusco” e la serie delle porte “Segno Arte” insieme ad “Autoritratto di Stelle” fino a lavori più recenti come “Quadri specchianti”, “Love Difference” senza dimenticare “Mar Mediterraneo” e “Terzo Paradiso”. «L’immagine dei tre cerchi consecutivi costituisce la formula trinamica della creazione, da cui deriva il simbolo del Terzo Paradiso. Questo simbolo rappresenta il conflitto tra natura (primo paradiso) e artificio (secondo paradiso), identificati nei cerchi opposti. Il cerchio centrale rappresenta l’incontro pacifico, equilibrato e armonico tra i due diversi paradisi. C’è il giardino naturale, quello artificiale, e poi c’è il giardino centrale che nasce dalla volontà degli esseri umani di sopravvivere su questo pianeta conciliando natura e artificio. Si dice che l’uomo sia stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Ma non Dio bensì l’uomo ha creato l’immagine», spiega Pistoletto.

L’arte eterna nella città eterna: Pistoletto è Infinity
Dettaglio della Grande sfera di giornali, 1966-2023 (M. Pistoletto, prodotto da DART)

Armonia e contrasto: sono queste le colonne portanti della ricerca artistica pistolettiana. «L’artificio è immagine della realtà, come anche la parola scritta. Immagini, segni, parole e suoni diventano la memoria di ciò che sta accadendo oggi: nell’universo tutto si trasforma in memoria. Le persone consegnano la propria vita alla memoria che la tramanda sopravvivendo alla effimera durata della vita fisica. Come? Un tempo lo si faceva a voce, oggi invece come strumento abbiamo tecnologie più avanzate che ci portano verso quel desiderio di oltre, di meta».

Il creatore di Cittadellarte è proiettato all’eternità ma fa i conti con le sfide del presente. Come nel caso della “Venere degli stracci”, in “Mar Mediterraneo” l’artista biellese compie un atto politico. «Intorno al tavolo specchiante che disegna il Mar Mediterraneo ho posto le sedie di ciascuno dei paesi che lo contornano. Ogni sedia rappresenta una cultura, una religione, un clima e un’economia diversi; e sono differenze vissute nel contrasto più tremendo, che si sta ripetendo. Ho messo intorno al tavolo le sedie rappresentative di tutti i paesi che circondano questo mare per creare un parlamento ideale. Le differenze, le contrapposizioni e i contrasti mondiali possono trasformarsi in una comune armonia prendendo posto nelle sedute intorno al tavolo».

I tamburi cessano di battere. Il frastuono del Chiostro svanisce nella notte. Le persone si disperdono nelle strade del centro. L’incantesimo si è spezzato ma le tracce restano vive nella memoria: Pistoletto è Infinity.