Esclusiva

Gennaio 12 2024.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 6 2024
L’ignoranza spiegata da Peter Burke

Il nuovo libro di Peter Burke è un’insolita esplorazione della conoscenza umana attraverso lo studio dell’ignoranza

«Il progetto di redigere una storia dell’ignoranza suona bizzarro quasi come il desiderio di Flaubert di scrivere un libro sul nulla», afferma Peter Burke, professore emerito di Cultural History presso l’Università di Cambridge, nel suo ultimo libro, “Ignoranza. Una storia globale”, pubblicato in Italia da Raffaello Cortina Editore.

Nei secoli passati, l’ignoranza è stata interpretata come assenza o privazione di conoscenza, una nebbia da dissipare, un’oscurità da illuminare. In questo libro, invece, Burke la descrive come una presenza ingombrante il cui ruolo è stato a lungo sottovalutato, «portando a fraintendimenti, a errori di valutazione e di altro tipo, spesso con conseguenze disastrose». 

Ad oggi non esiste ancora una Storia dell’ignoranza. Gli studi sull’argomento hanno preso piede solo negli ultimi trent’anni e non hanno prodotto una conoscenza esaustiva della materia. L’obiettivo del professore, perciò, è presentare un quadro generale di ciò che è stato fatto sia per informare il grande pubblico, sia per incoraggiare i giovani studiosi ad occuparsi di un tema che non è ancora una disciplina accademica a tutti gli effetti.

Secondo Burke, a ogni forma di conoscenza corrisponde una forma di ignoranza contraria e complementare. Una prima distinzione che l’autore propone è tra ciò che si sa di non sapere, ciò che non si sa di non sapere e ciò che non si sa di sapere. Protagora, filosofo greco agnostico, era consapevole di non sapere se gli dèi esistessero o quale aspetto avessero. Cristoforo Colombo, progettando il suo viaggio verso le Indie, non immaginava che quella rotta lo avrebbe fatto sbarcare sulle coste del continente americano. Donald Rumsfeld, segretario alla difesa degli Stati Uniti durante l’amministrazione Bush, non sapeva delle torture nella prigione irachena di Abu Ghraib, ma è probabile che ne avesse avuto sentore.

La classificazione dei tipi di ignoranza elaborata negli ultimi trent’anni dagli studiosi è molto più ampia e offre numerosi spunti di riflessione. Ad esempio, In epoca vittoriana la modestia, intesa come non conoscenza di materie come la politica, le scienze naturali e le pratiche sessuali, era una virtù che ogni donna inglese era costretta a simulare. In Australia e Nuova Zelanda l’ignoranza attiva e colpevole dei coloni britannici permise loro di agire come se quelle terre fossero disabitate. L’esplosione della centrale nucleare di Cernobyl è uno dei tanti disastri causati dall’ignoranza organizzativa. In quel caso, a prendere le decisioni non furono gli ingegneri che gestivano l’impianto ma i funzionari del partito, che imponevano il raggiungimento di obiettivi impossibili senza curarsi dei rischi che si correvano. 

Un capitolo intero è dedicato all’ignoranza strategica o fabbricata, uno strumento efficace che i governi di ogni epoca hanno utilizzato sia per tenere la popolazione all’oscuro di determinate questioni, sia per ingannare e indebolire i propri nemici. La censura, l’insabbiamento, lo spionaggio e la disinformazione sono le armi che hanno utilizzato senza alcuno scrupolo per mantenere segrete informazioni sensibili e vincere guerre politiche e psicologiche contro i propri avversari. Riferendosi al mondo contemporaneo, Burke sostiene che: «L’attuale proliferazione di fake news è allarmante, ma le prospettive per la verità non sono completamente fosche. Così come agli insabbiamenti fanno seguito le rivelazioni, così le bugie attuali propalate dai media vengono regolarmente smascherate sui siti web di agenzie private dedite alla verifica dei fatti».

Oggi siamo meno ignoranti rispetto al passato? Secondo Burke no, perché i vecchi saperi sono stati abbandonati per fare spazio ai nuovi. Nel mondo contemporaneo, «l’umanità sa più di quanto abbia mai saputo, ma individualmente non abbiamo più conoscenze dei nostri predecessori». In altre parole, ogni nuova conoscenza lascia spazio ad una nuova ignoranza. Ma, se in passato era la scarsità di informazioni il problema, oggi è la sovrabbondanza a confondere le persone, che spesso fanno fatica a distinguere il vero dal falso.

Perciò, sostiene Burke, «dovremmo pensarci due volte prima di definire ignorante qualunque individuo, cultura o periodo, poiché semplicemente c’è troppo da sapere». Come diceva Mark Twain, «Siamo tutti ignoranti, solo di cose differenti».