Esclusiva

Dicembre 4 2024.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 5 2024
Touch2see, la tecnologia per uno sport più inclusivo

Arriva in Italia un nuovo modo di vivere i match calcistici per i tifosi non vedenti

C’è qualcosa che va oltre i colori delle bandiere e il verde di un campo da calcio. Le emozioni si possono toccare e sentire, ed è questo che ha spinto il Cagliari Calcio ad essere la prima squadra italiana a sperimentare Touch2see, un tablet tattile che consente ai tifosi non vedenti e ipovedenti di seguire la partita in diretta. La società rossoblu ha ospitato una rappresentanza dell’Unione italiana ciechi della sezione provinciale di Cagliari, capitanata da Daniele Cassioli, campione mondiale ed europeo di sci nautico.

Il modellino è stato sperimentato venerdì scorso durante la partita contro l’Hellas Verona all’Unipol Domus. Il cursore magnetico ricrea la posizione della palla in tempo reale, mentre una vibrazione riproduce l’intensità del gioco. Il tutto è accompagnato da una descrizione audio che fornisce informazioni precise sul gioco, in questo caso grazie alla radiocronaca dell’emittente locale Radiolina. «I feedback sono stati più che positivi per coloro che, senza l’uso della vista, potrebbero avere difficoltà nel capire come è fatto un campo di calcio, così con le dita possono intuire le distanze o le forme», spiega Matteo Sechi, responsabile partnership della squadra che ha organizzato l’iniziativa. Touch2see è una startup francese che ha già operato in contesti internazionali come i Giochi olimpici e paralimpici di Parigi e nella Coppa d’Africa. «Il Cagliari da tempo è focalizzato sull’implementazione anche tecnologica a vantaggio delle persone con disabilità. Quindi c’era da tempo l’idea di lavorare su un servizio che potesse arricchire l’esperienza», ha aggiunto Sechi. «Alcuni spettatori erano già abbonati allo stadio. Ad esempio durante Cagliari-Verona c’era un tifoso non vedente di circa cinquanta anni.  Di solito lui segue le partite con un accompagnatore che gli narra la radiocronaca della partita. Con questo sistema, invece, lui ci ha detto di aver avuto davvero la possibilità di “vedere” in una modalità diversa», è la storia raccontata da Marco Zucca, responsabile Csr della squadra.

Un primo test che serve da apripista per future sperimentazioni. «Stiamo capendo come poter strutturare questa attività nel 2025 in modo stabile. Stiamo dialogando con la startup perché vorremmo gestire in modo autonomo questi dispositivi, perché ci sono una serie di passaggi che vanno fatti, dall’aggancio alla connessione alla camera che segue il pallone», ha dichiarato il coordinatore.   

Dal punto di vista tecnologico c’è stato il supporto della Lega Serie A e di Hawk-Eye, azienda leader mondiale della tecnologia di rilevamento della traiettoria del pallone, che si occupa di mettere a disposizione del campionato italiano anche i servizi di Var e di Glt (goal-line technology).

Questo, però, è solo un piccolo tassello del puzzle nel difficile quadro dell’inclusività sportiva. L’Unipol Domus non può essere definito “un campione di accessibilità”: «La struttura attuale è provvisoria, costruita nel giro di pochi mesi perché quella precedente era ormai inagibile. Nonostante i passaggi burocratici che durano da anni, la speranza è che il nuovo progetto sia davvero inclusivo, senza barriere architettoniche», ha concluso Zucca.

Gli stadi italiani, ancora troppo vecchi – con un’età media di 61 anni per gli impianti di Serie A e 63 anni per quelli di Serie B – hanno standard troppo bassi rispetto al resto d’Europa. Una situazione che preoccupa anche le federazioni calcistiche: UEFA e FIGC ne stanno discutendo in vista di un grande evento come l’Europeo Italia-Turchia del 2032. Ad ottobre 2026, infatti, dovranno essere decise le sei città italiane che ospiteranno i match.  

In particolare, sulle persone non vedenti e ipovedenti, la guida delle buone pratiche della UEFA parla di “percorsi liberi e segnaletica che includa superfici tattili, colori a contrasto e superfici antiriflesso e da informazioni in formati alternativi come il braille, la stampa a caratteri ingranditi, le registrazioni audio e le audiocronache descrittive”.

Parlando di esempi virtuosi, il Tottenham Hotspur Stadium di Londra ha subito lavori di miglioramento per agevolarne l’accesso: è stata creata la sensory suite, un ambiente ideale per persone affette da autismo o altre disabilità sensitive.