In un angolo remoto dell’Antartide forse in questo momento un pinguino sta regalando alla sua compagna un sassolino. I più romantici lo interpretano come un pegno d’amore, un anello di fidanzamento. Ma attenzione ad idealizzare: «La battuta dell’anello è scientificamente poco attendibile. Diciamo che gli animali qualche volta si scambiano dei doni da mangiare o del materiale per la costruzione del nido, come in questo caso. Qualsiasi cosa che dimostri che un maschio si dà da fare per costruire un nido è qualcosa che spinge la femmina verso l’accoppiamento. Sono stimoli che servono a fare in modo che all’interno del corpo femminile si produca un uovo, che dal punto di vista metabolico non è una cosa facile», spiega Enrico Alleva, etologo di fama internazionale.
Secondo la scienza, infatti, si tratta di rituali per consolidare i rapporti durante la stagione riproduttiva. Possiamo, però, parlare di monogamia: «Anche i piccioni che vediamo per strada o le cornacchie sono monogame. Per esempio spesso le taccole, che sono dei piccoli corvi studiati molto bene dal premio Nobel per l’etologia Daniel Bovet, ci mettono più di un anno o anche due per scegliersi un compagno di vita. Poi arrivati al terzo anno generalmente mantengono lo stesso partner».
I più propensi a stabilire vincoli affettivi duraturi e a corteggiarsi sono i mammiferi e gli uccelli, più complessi dal punto di vista biologico. C’è chi deve dimostrare di essere il più forte come il bisonte, chi usa l’estetica come il pavone e chi invece punta sul talento come l’uccello del paradiso, volatile tropicale che si cimenta in complesse danze. «La definizione di amore credo sia un po’ difficile da dare in termini biologici perché ha molto a che fare con la specie umana, col linguaggio e con le religioni». Questo non significa, però, che essi siano privi di emozioni: «L’empatia, ad esempio, è ampiamente dimostrata in varie specie di mammiferi e anche nei topi. C’è molta voglia di aiutarsi, anche a difesa di un compagno ferito e nei confronti della prole».
Un altro tema su cui si dibatte ancora è l’elaborazione del lutto. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Threatened Taxa – rivista scientifica internazionale – gli elefanti asiatici praticano riti di sepoltura per i cuccioli morti, accompagnandoli con canti funebri e seppellendoli a pancia in su per motivi ancora sconosciuti. Inoltre, i luoghi di sepoltura verrebbero poi evitati dal branco che modifica il proprio percorso come per non disturbare i defunti. «Questo è un po’ un antropologismo. Il fatto è che gli elefanti dimostrano un forte interesse nei confronti delle ossa dei morti, ma non abbiamo delle prove certe per parlare di vera accettazione della perdita».
Anche se non si può definire “innamoramento”, che sia per istinto di sopravvivenza, convenienza o abitudine, anche gli animali non umani possono scegliersi per tutta la vita, «come i miei colombi viaggiatori. Ricordo che le coppie erano legatissime le une alle altre, anche quando si spostavano volando tendevano a restare vicini. Dormivano accanto, si toccavano e si accarezzavano, pulendosi le penne vicendevolmente», conclude Alleva.