Esclusiva

Dicembre 15 2025.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 19 2025
Le radici del disordine mondiale Un’analisi antropologica

Il professor Gianluca Sadun Bordoni nel suo ultimo libro propone un’analisi del nesso tra guerra e natura umana

Il ritorno della guerra alle porte dell’Europa impone una riflessione seria e profonda riguardo il più antico fenomeno umano. Il libro del professore Gianluca Sadun Bordoni, Guerra e natura umana. Le radici del disordine mondiale (il Mulino, 2025), propone un’analisi attenta del nesso tra guerra e uomo, tra conflitto e natura, in linea con le recenti acquisizioni antropologiche e sociologiche. Leggere questo libro significa spogliarsi dalle convinzioni che gravitano intorno all’essere umano e raggiungere una comprensione più profonda e libera.  

La questione è di primaria importanza: se si considera la guerra un fenomeno prettamente naturale, significa che ogni individuo possiede, nel suo intimo e nella sua filogenesi, la scintilla della violenza. Dall’altra parte, se invece essa viene descritta come una «cattiva invenzione culturale», significa che può essere sconfitta ed è possibile immaginare uno stato definitivo di pace, la cosiddetta “pace perpetua” kantiana.  

La tesi del professor Bordoni sembra confermare la prima opzione: la guerra è un adattamento evolutivo, indotto dalla scarsità di risorse e dal bisogno di proteggere il proprio gruppo. Ciò non significa affermare che la guerra è innata, bensì che è caratterizzata da una precisa funzione evolutiva. Alla luce di ciò, le recenti guerre che stanno imperversando nelle varie parti del mondo possono essere lette sotto un’unica lente: la ricerca di risorse necessarie alla sopravvivenza e all’espansione e un continuo sospetto dell’altro (la famosa “trappola di Tucidide”). Gaza, Ucraina, Sudan, Congo: sono conflitti fortemente connotati da dinamiche etnico-religiose, ma che in realtà nascondono le solite sottotrame riguardanti le tensioni geopolitiche e le percezioni del rischio. Bordoni avvisa: «Non è la democrazia a rendere sicuro il mondo, ma la deterrenza, e ciò implica un orientamento realistico e post-ideologico». 

Allo stesso modo, appare complicato leggere la guerra fredda tra URSS e USA come semplice scontro tra comunismo e democrazia. Il vero scontro, sottolinea il professore, è sempre stato per il controllo egemonico, per imporre la propria tipologia di pace. Realismo, antropologia e de-ideologizzazione è la ricetta indicata da Bordoni per comprendere pienamente ogni conflitto, dai più antichi, condotti con mezzi rudimentali, fino a quelli attuali, caratterizzati dalla presenza di sofisticatissime tecnologie militari, come i droni.  

Il libro cerca anche di sciogliere una contraddizione tipica dell’essere umano: la compresenza di atteggiamenti altruistici e predisposizione alla violenza, un binomio che Kant definirebbe «insocievole socievolezza». La possibilità che un essere umano possa essere, al contempo, benevolo e aggressivo in realtà non presenta alcuna difficoltà logica. Bordoni, infatti, spiega che l’atteggiamento altruistico si manifesta all’interno del gruppo di appartenenza, al fine di favorire la propria specificità, mentre l’aggressività è espressa nei confronti di comunità diverse, dalle quali ci si deve potenzialmente difendere. L’umanità non è solipsista e nemmeno una rete unificata. 

Il messaggio profondo di questo libro è che la violenza, più che riguardare i concetti di “bontà” e “malvagità”, è intimamente legata al contesto e alle valutazioni. Per dirla con Nietzsche, essa è spesso «al di là del male e del bene». Al lettore giudicare se ciò possa essere rassicurante o spaventoso. Bordoni scrive: «homo homini deus e homo homini lupus: entrambe le cose sono vere, e sono destinate a rimanere tali».