Nel mondo digitale la gratuità ha un prezzo: la pubblicità. I servizi di intelligenza artificiale erano rimasti immuni da questa dinamica ma ora stanno cambiando. Il primo è ChatGPT, di OpenAI, che sperimenterà gli annunci negli Stati Uniti per gli utenti della versione gratuita e di “Go”, l’abbonamento più economico.
Nel comunicato ufficiale si parla di pubblicità “in fondo alle risposte”, che si attiva quando un prodotto o servizio sponsorizzato è ritenuto pertinente alla conversazione. Secondo OpenAI ci sarà un’etichetta chiara in un riquadro distinto e la pubblicità sarà chiaramente separata dalle risposte. Le persone minorenni, riconosciute con un sistema di “age prediction”, saranno escluse dai test, così come salute, politica e temi sensibili.
«Siamo di fronte a dei televenditori artificiali» dice a Zeta Domenico Talia, docente di Informatica all’Università della Calabria. Talia considera questa tipologia di pubblicità «decisamente più pericolosa delle forme precedenti del digitale» perché «entra nella discussione che le persone hanno con il sistema». La pubblicità diventa un elemento del dialogo: se l’utente chiede dettagli sul prodotto sponsorizzato, lo fa nello stesso canale in cui chiede consigli, spiegazioni e supporto: «Il chatbot risponde, quindi i due piani si uniscono».
Da qui il tema della profilazione. Talia sostiene che la conoscenza del contesto conversazionale rende possibile una lettura dell’utente migliore rispetto ai meccanismi pubblicitari tradizionali: «una profilazione maggiormente profonda, maggiormente invasiva, perché non si limiterà solo a capire il contesto della discussione». E aggiunge: «il sistema potrebbe rispondermi in funzione di come io mi comporto rispetto ai contenuti pubblicitari, al mio potenziale interesse o al fatto che compro o non compro qualcosa».
OpenAI afferma che l’utente capirà perché vede un annuncio e potrà ignorarlo, rimuoverlo indicando il motivo e disattivare la personalizzazione. Si potranno cancellare in qualunque momento i dati usati per gli annunci e, sul piano della privacy, OpenAI ribadisce anche che le conversazioni non vengono condivise con gli inserzionisti e che i dati non vengono mai “venduti”. Talia individua tuttavia un aspetto critico nell’asimmetria di obiettivi: «Se noi abbiamo un problema chiediamo loro una soluzione, un consiglio; il loro obiettivo invece è erogarci la pubblicità, e le due cose vanno in conflitto».

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L’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, ha precedentemente espresso riserve sull’introduzione di annunci su ChatGPT, cambiando idea molto rapidamente. A ottobre 2024 dichiarava che la pubblicità sarebbe stata «l’ultima risorsa» per il suo modello di business, mentre a giugno 2025 apriva alla possibilità di inserire gli annunci per ampliare la diffusione del servizio e garantirne la sostenibilità economica. OpenAI sta cercando di ottenere maggiori entrate dai suoi 800 milioni di utenti mensili per sostenere 1,4 trilioni di dollari che si è impegnata a spendere in infrastruttura di intelligenza artificiale nei prossimi otto anni.
«Sono molto interessati ai guadagni e ai profitti perché spendono tanti dollari per questi servizi, ma, secondo me, non hanno chiaro quali saranno gli effetti» aggiunge Talia. Il test americano dirà quanto l’idea sia sostenibile tecnicamente anche in altri mercati e anche in altre piattaforme. Talia sostiene che «stiamo entrando in una sorta di terra incognita» e la domanda più difficile resta quella sulla fiducia in un sistema che sta cambiando il proprio modello economico.