[L’articolo è stato pubblicato nel nostro periodico, numero 27, il 3 febbraio 2026.]
Descritto come la ciclovia urbana più significativa d’Italia e «il museo a cielo aperto» più lungo del mondo, il Grande Raccordo Anulare delle Bici (GRAB) porta con sé aspettative altissime per la rigenerazione di Roma. L’obiettivo è ambizioso: un anello ciclabile di 45-50 km che colleghi il centro alle periferie, valorizzando il patrimonio ambientale. Finanziato dal PNRR in vista del Giubileo 2025, il progetto dovrebbe connettere la rete ciclabile a stazioni e metro. Tuttavia, con la scadenza del giugno 2026 all’orizzonte, circa il 35% dell’opera resta ancora da realizzare.
La sfida più complessa, però, non è fatto di asfalto o segnalazione, ma di cultura. A Roma, la tendenza a scegliere l’auto per ogni spostamento – che in un terzo dei casi riguarda tragitti inferiori ai 5 km – resta una barriera difficile da abbattere. «L’auto è percepita come un diritto umano; limitare zone per le macchine per dare spazio alle bici è visto come un attacco alla libertà», afferma Sven Scheen, attivista e fondatore di Sentiero Pasolini.
Giovanni Zannola, psicologo e Presidente della Commissione Mobilità di Roma Capitale, approfondisce questo legame viscerale: «Per moltissimi la macchina è quasi una proiezione del corpo». Secondo Zannola, le restrizioni alla viabilità privata attivano meccanismi di difese: «Ci si difende e rimane ancorati a ciò che conosce perché si è spaventati dal cambiamento». Questi schieramenti finiscono inevitabilmente per rallentare l’iter dei lavori, scoraggiando chi si batte per una città diversa. «I volontari perdono entusiasmo», aggiunge Scheen, sottolineando che il GRAB è una prova del nove: «Se non si ha successo con questo progetto a Roma, sarà problematico con tutto il resto».
Oltre alle tempistiche, a sollevare dubbi è il quesito su quanto verrà utilizzata la ciclabile e da chi. Claudio Mancini, socio di Salvaiciclisti Roma, evidenzia: «Il GRAB è più turistico rispetto ad altre strutture che noi abbiamo proposto in passato». Dalla mappa, si osserva chiaramente che il percorso circonda il centro della città, senza diramarsi in percorsi interni o esterni al circuito. Tuttavia, Alessandra Grasso, socia di Salvaiciclisti Roma, accoglie favorevolmente il progetto, affermando: «Nonostante sia un percorso propriamente cicloturistico, sarà utilizzato anche da chi si sposta in bici per tragitti quotidiani». Alberto Fiorillo, coordinatore del progetto, vede GRAB come un acceleratore per ogni necessità: «Va a vantaggio di chi si sposta per svago, studio o lavoro, creando una rete che prima non esisteva».

Il successo dell’infrastruttura dipenderà dalla sua capacità di far sentire i cittadini al sicuro. Stefania Salomone, Presidente di Salvaiciclisti Roma, sottolinea: «Il GRAB è importante perché per realizzarlo abbiamo dovuto togliere spazio alle auto. Servono infrastrutture protette; nella situazione attuale le persone hanno ancora paura». Molti attivisti denunciano che troppe piste in città sono scollegate. «L’infrastrutture protetta riduce la percezione pericolo, ma oggi ci sono buchi ovunque e i percorsi sono frammentati. Come dicono alcune delle nostre socie: sembra la stampante quando finisce il toner», commenta Mancini.
Ridisegnare gli spazi urbani innesca inevitabilmente polemiche che rallentano i lavori. Salomone spiega il limite degli incontri pubblici: «Partecipano solo gli interessati. Molti si accorgono del progetto solo quando il cantiere arriva sotto casa, reagendo con ostilità perché non si sono informati prima». Secondo Zannola, non si tratta di accontentare tutti, quanto di procedere con decisione: «Bisogna forzare la mano e dimostrare che il cambiamento migliora la qualità della vita. Non ci si può fermare se qualcuno si lamenta».
Salvaiciclisti Roma, tuttavia, accusa l’amministrazione di non avere sempre la «schiena dritta». Grasso cita il caso di Via di San Gregorio: «Mancano cinque metri fondamentali verso Piramide. Serve un intervento su un’intersezione che probabilmente hanno paura di affrontare per non assumersi la responsabilità della sicurezza in quel tratto e per non modificare il flusso automobilistico. È più facile lasciare il lavoro incompiuto». Fiorillo replica: «Le connessioni verranno fatte. I ritardi sono dovuti alla sovrapposizione con lavori comunali e alla vicinanza al Colosseo: la delicatezza archeologica dell’area è estrema». Una giustificazione che non convince Grasso, secondo cui troppe ciclabili si interrompono bruscamente prima degli incroci.
In definitiva, il futuro e successo del GRAB non si giocherà solo sulla puntualità dei cantieri, ma sulla volontà e capacità dei romani di abitare diversamente lo spazio pubblico.