Quando si sono accese le luci al Festival di Cannes del 2025, un lungo applauso in piedi per Affeksjonsverdi (dal titolo internazionale Sentimental Value) ha segnato qualcosa di più di una semplice prima di successo.Ha segnato il momento in cui Joachim Trier è passato dall’essere un rispettato regista europeo a uno di fama mondiale. Ora, con nove nomination agli Oscar, tra cui la prima in assoluto per la Norvegia nella categoria Miglior film, il film è diventato un fenomeno nazionale che sfida i confini tradizionali del cinema nordico.
Per il regista Joachim Trier, questo successo è il culmine di un viaggio lungo vent’anni insieme al co-sceneggiatore Eskil Vogt. Sentimental Value è il loro sesto lungometraggio, un ritmo che Trier mantiene consapevolmente. Come spiega durante una conversazione con il giornalista Mattia Carzaniga trasmessa nei cinema di Roma il 6 febbraio: “Realizzo un film alla volta, come uno scrittore di libri. Ho scritto solo sei sceneggiature con Eskil Vogt e ho diretto sei film. Quindi cerco di renderli personali ogni volta”.

Questo approccio deliberato gli permette di infondere in ogni progetto una profonda risonanza personale e influenze diverse. Pur essendo radicato a Oslo, Trier ammette: “Sono molto ispirato dal cinema italiano”. Cita in particolare le opere dei registi italiani come fonti di ispirazione fondamentali: “Amo la prospettiva di Fellini sull’esperienza umana in Otto e mezzo. Ammiro anche il modo in cui Ettore Scola usa la prospettiva continua dello spazio in La Famiglia e Le Bal”.
La forza di Sentimental Value risiede in una strategia di casting che bilancia la presenza di attori ‘locali’, in grado di fornire profondità emotiva e intimità, con star ‘globali’, che conferiscono il prestigio internazionale e la ‘gravità’ necessari per affermarsi sulla scena mondiale. Renate Reinsve, che in precedenza ha vinto il premio come migliore attrice a Cannes per The Worst Person in the World di Trier, torna nei panni di Nora Borg, un’attrice che lotta contro una debilitante paura del palcoscenico. Trier, che lavora con Reinsve dal 2011, descrive la sua presenza rara: “Renate ha un modo di stare davanti alla telecamera che è forse il più libero che io abbia mai visto. Si lascia andare completamente”.
Al suo fianco c’è Stellan Skarsgård, il veterano ‘artigiano’ di oltre 150 film che Trier ammette di aver ‘supplicato’ di partecipare al progetto. L’ammirazione del regista per Skarsgård è profonda: “A mio avviso è uno degli attori più affermati della storia cinematografica moderna; è molto giocoso e infantile in modo bellissimo”, osserva Trier. L’aggiunta di Elle Fanning nel ruolo di una starlet hollywoodiana fornisce la necessaria ‘prospettiva esterna’, fungendo da catalizzatore per la riconciliazione della famiglia.
Storicamente, la Norvegia è stata un partecipante costante ma discreto agli Oscar, con solo sei nomination nella categoria Miglior film straniero dal 1957. Sebbene film come Kon-Tiki e The Pathfinder abbiano ottenuto riconoscimenti, sono rimasti confinati in un’unica categoria.
Sentimental Value ha infranto questa tendenza. Assicurandosi nomination in tutte e quattro le categorie recitative e nelle ‘Tre Grandi’ (Miglior film, Miglior regista, Miglior sceneggiatura), ha portato la Norvegia nell’élite del cinema mondiale. Nel suo paese d’origine, il film è una pietra miliare culturale, dominando il botteghino con 22 milioni di dollari di incassi e ricevendo recensioni quasi perfette da importanti testate come la Norwegian Broadcasting Corporation (NRK).
Trier definisce Sentimental Value un ‘film dell’anima’, paragonandone la struttura alla musica soul, dove una narrazione sofisticata sostiene le emozioni umane più crude. Secondo Trier, la risonanza del film risiede nella sua volontà di essere vulnerabile: “In questo film sto cercando di realizzare la mia struttura narrativa più ambiziosa, ma in fondo si tratta di una storia umana portata avanti dai personaggi e dagli attori che hanno corso i rischi maggiori davanti alla telecamera. La vergogna di essere semplici, sapete, di dire le cose come stanno e vedere se hanno un valore artistico e una qualità”.
In un’epoca di cinico distacco, Trier sostiene che l’onestà sia la sfida definitiva: “È facile prendere le distanze ed essere cool e intelligenti, ma essere molto diretti a volte è la cosa più difficile. E per me questa è la musica soul”. Per l’industria norvegese, questa non è solo una stagione di premi di successo, ma l’inizio di un nuovo capitolo in cui le storie locali parlano un linguaggio universale e ‘soul’.