Oltre 1.2 milioni di perdite nell’esercito russo e 600.000 dal lato ucraino. Dopo quattro anni dall’inizio dell’occupazione, l’esercito del Cremlino sente la necessità di innovarsi, come testimonia l’annuncio dello Svod, un nuovo software militare russo basato sull’IA, che sarà operativo ad aprile 2026. «La guerra in Ucraina ha ridefinito le priorità e l’urgenza dei problemi che la leadership militare russa cerca di risolvere per primi», scrive Kateryna Bondar, ricercatrice di intelligenza artificiale presso il Centro per gli studi strategici e internazionali (Csis). Il suo paper, pubblicato il dieci febbraio e intitolato “Come la Russia sta ridefinendo il comando e il controllo per la guerra basata sull’intelligenza artificiale”, analizza il cambiamento del complesso militare russo durante il conflitto in Donbass, in relazione ai nuovi sviluppi dell’IA.
Fin dai primi anni 2000, il Ministero della Difesa russo ha cercato di creare un “sistema di comando e controllo” (C2), che è l’insieme delle procedure e delle strumentazioni belliche, sempre più integrato e autonomo da infrastrutture esterne. Con l’evoluzione delle nuove tecnologie, i limiti di questo approccio sono diventati evidenti, soprattutto dopo l’attacco ai territori ucraini nel 2022: «Un problema centrale è che il Ministero della Difesa continua ad affidarsi agli istituti di ricerca e sviluppo statali dell’era sovietica, i cui processi e incentivi sono ottimizzati per i tradizionali programmi incentrati sull’hardware. Queste istituzioni ottengono buoni risultati nella produzione di sistemi come missili, ma mancano della metodologia e dell’agilità organizzativa necessarie per il software moderno, per le architetture incentrate sui dati e per le capacità dell’intelligenza artificiale», scrive l’esperta.
Un tentativo di rinnovare tale sistema è rappresentato proprio dallo Svod, che utilizza l’IA per raccogliere dati e supportare le decisioni tattiche dei generali russi. Il software, già testato a fine 2025, permetterà all’esercito del Cremlino di mitigare i persistenti problemi di C2 tra le unità di prima linea, ma la ricercatrice avverte: «Avrà rilevanza solo se rappresenterà non un aggiornamento incrementale, ma un sistema completo che affronti le vulnerabilità esposte nei precedenti tentativi di digitalizzazione tattica. Queste includono la necessità di comunicazioni resistenti, formati di dati interoperabili tra unità disparate, elaborazione più rapida dei dati provenienti dai sensori sul campo di battaglia e interfacce utente adattate alle condizioni operative reali piuttosto che alle ipotesi di laboratorio».
Per comprendere quanto sia fondamentale un sistema militare pronto ad accogliere le innovazioni dell’IA basta un solo dato: i sistemi aerei senza pilota (Uas), come i droni, hanno condotto l’80% degli attacchi russi sui bersagli ucraini. Ciò significa che ottimizzare l’uso dell’IA in questo campo permette alla Russia una migliore conduzione di più dei tre quarti della totalità degli attacchi sferrati. Il software russo Glaz/Goza, operativo dal 2024, risponde proprio a questa esigenza, poiché unisce ricognizione, mappatura geospaziale e controllo di fuoco «in un unico flusso di lavoro integrato».
Nel dibattito pubblico, si parla spesso dell’IA militare con funzione di decisore bellico, in grado di prendere scelte autonome, come se fosse un “generale digitale”. Il paper invece afferma che l’IA «sarà in grado di fornire un supporto decisionale volto a offrire scelte operative più razionali, mentre la decisione finale rimarrà di competenza del comandante».
Le difficoltà della Russia sul campo e la necessità di integrare l’IA militare hanno spinto lo Stato aggressore ad innovare i propri sistemi bellici, ma la resistenza ucraina e le nuove sfide tecnologiche potrebbero non garantire la superiorità operativa auspicata dal Cremlino.