Esclusiva

Febbraio 20 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 22 2026
L’Ucraina che resiste

Kyiv doveva essere conquistata con un’operazione lampo. Quattro anni dopo il Cremlino ha subito enormi perdite per conquistare poco terreno

Tre giorni. Era questo il tempo che Vladimir Putin pensava servisse per conquistare Kyiv. Quattro anni dopo in Ucraina si combatte ancora. Ogni giorno sentiamo le notizie ripetersi: un villaggio conquistato, un blackout, un nuovo pacchetto di aiuti, un vertice che porta pochi progressi. All’inizio erano mappe in tempo reale e breaking news ogni dieci minuti. Ora la guerra in Ucraina sembra essere diventata rumore di fondo.

Il conflitto non è iniziato il 24 febbraio 2022, quando i carri armati russi hanno superato il confine ucraino, ma otto anni prima. Le proteste di Maidan del 2014, quando migliaia di ucraini sono scesi in piazza per manifestare contro l’interruzione dei negoziati con l’Unione europea, sembravano aver segnato un allontanamento dell’Ucraina dalla sfera di influenza di Mosca. Le manifestazioni avevano portato alla fuga del presidente filorusso Viktor Yanukovich. Dieci anni dopo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky le avrebbe definite «la prima controffensiva ucraina, contro il tentativo di rubare il nostro futuro europeo».

Esiste una continuità tra quel movimento di piazza e la guerra che si combatte da quattro anni. La Russia di Vladimir Putin reagì invadendo la Crimea e sostenendo i gruppi separatisti del Donbass, che proclamarono l’indipendenza delle province di Donetsk e Luhansk. Con gli accordi di Minsk quel fronte è rimasto congelato, ma per otto anni non si è davvero chiuso. Senza una soluzione politica, sono seguiti combattimenti a bassa intensità con morti costanti.

Poi all’alba del 24 febbraio del 2022 la Russia lancia l’invasione su larga scala. L’idea era prendere il controllo di Kyiv con un’operazione lampo. Secondo fonti occidentali, il Cremlino aveva previsto di prendere il controllo del Paese in 72 ore. Decine di missili russi colpiscono città in tutta l’Ucraina quasi simultaneamente. Subito dopo entrano le colonne di terra. Le truppe russe avanzano velocemente, tanto da arrivare fino ai sobborghi di Kyiv. A est, Kharkiv viene bombardata pesantemente. A sud, le forze di Mosca si spingono fino a Kherson e assediano la città portuale di Mariupol.

L’avanzata rallenta grazie alla resistenza ucraina. Colpiscono convogli, distruggono ponti, interrompono le linee di rifornimento. Mosca aveva sottovalutato le capacità ucraine ed è arrivata impreparata: disorganizzazione, truppe poco motivate, carenze di rifornimenti e munizioni.

Dopo settimane di combattimenti nei sobborghi della capitale, la Russia si ritira completamente dal nord lasciando il segno del suo passaggio. A Bucha, pochi chilometri a nord di Kyiv, le strade sono disseminate di corpi. Civili giustiziati dai russi in ritirata e gettati in fosse comuni. Le immagini di quegli orrori hanno fatto il giro del mondo.

Fallito il blitz, Mosca concentra i suoi attacchi a est e a sud: artiglieria pesante, avanzate lente e città ridotte in macerie. Diventa una guerra di logoramento, fatta di offensive e controffensive. Il 30 settembre 2022 il Cremlino annuncia l’annessione delle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia. Quelle stesse aree oggi sono al centro dei negoziati. Per Mosca, anche se li controlla solo parzialmente, quei territori sono Russia. Per Kyiv sono regioni occupate da riconquistare.

Dal 2023 il fronte è fatto di chilometri guadagnati e persi. La guerra in Ucraina ha cambiato anche il modo di combattere. Il ronzio dei droni è diventato il sottofondo costante della guerra. Dispositivi economici, modificati per portare esplosivo, diventano l’arma più usata. Con poche centinaia di euro si trasformano in proiettili guidati che danno la caccia ai singoli soldati fin dentro le trincee. È anche una guerra ibrida, che all’artiglieria e alle bombe alterna nuove forme di conflitto: cyberattacchi, operazioni di disinformazione, pressione energetica. Ogni inverno la Russia colpisce le infrastrutture energetiche ucraine, lasciando decine di migliaia di persone senza elettricità, acqua o riscaldamento nei mesi più freddi dell’anno.

Il 2024 è l’anno in cui la guerra arriva anche in Russia. Nell’estate le forze ucraine conquistano temporaneamente una porzione della regione di Kursk. Le truppe di Mosca hanno poi respinto l’incursione, anche con il supporto di contingenti nordcoreani. Allo stesso tempo, Kyiv ha intensificato gli attacchi in profondità nel territorio russo. I cosiddetti deep strike sono diventati una componente centrale della strategia ucraina: colpire l’economia di guerra russa per rallentare la pressione sulla linea del fronte.

A giugno 2025 l’Ucraina sferra il suo più grande attacco sul suolo russo dall’inizio dell’invasione. Lancia circa cento droni contro basi aeree strategiche, prendendo di mira bombardieri a lungo raggio con capacità nucleare. Il conflitto però continua a scorrere lento: scambi di prigionieri, contatti diplomatici intermittenti, ipotesi di nuovi negoziati.

Il fronte caldo oggi è il Donetsk. L’Institute for the Study of War, think tank statunitense, descrive una cintura difensiva stratificata che si estende per decine di chilometri nella parte occidentale della regione: trincee, fortificazioni e infrastrutture difensive costruite per rallentare l’avanzata russa. La guerra di aggressione costa a Mosca una grande quantità di armi e vite umane per ottenere piccoli ma costanti guadagni di terreno.

Le perdite sono opache. Secondo un rapporto del 27 gennaio 2026 del Center for Strategic and International Studies, da febbraio 2022 le forze russe hanno subito quasi 1,2 milioni di perdite. Dal lato ucraino sarebbero 600 mila. Intanto proseguono i tentativi di raggiungere una soluzione diplomatica. L’ultimo ciclo di colloqui si è tenuto il 18 febbraio a Ginevra, in Svizzera, ma anche in questo caso l’incontro tra Russia, Ucraina e Stati Uniti si è concluso senza alcun punto di svolta. L’Unione europea è sostanzialmente esclusa dai negoziati e a inizio febbraio la Commissione ha proposto il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.

Fuori dall’Ucraina la guerra diventa rumore di fondo, per chi vive lì il ronzio dei droni, le sirene che preannunciano un bombardamento e il vibrare costante dei generatori sono gli unici suoni che contano.