Esclusiva

Febbraio 20 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 22 2026
«Quella notte la terra tremava»
Quattro anni sotto il fuoco

Un cittadino racconta la vita quotidiana a Kyiv tra sirene, paura e resistenza civile

«Lo ricordo perfettamente. Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio mi sono svegliato perché sentivo la terra tremare»: Quattro anni dopo l’inizio della guerra in Ucraina, Loris, cittadino italiano emigrato a Kyiv nel 2019, torna con la memoria alle prime esplosioni che hanno colpito la capitale. Il suo racconto traccia il ritratto della città prima e dopo l’invasione, e di chi continua a viverci sotto le sirene.

«Prima della guerra, l’Ucraina era uno Stato che voleva progredire velocemente. Ho avuto modo di visitarla più volte nel corso della mia vita e nel 2019 ho deciso di venirci a vivere. Era uno Stato assetato di notizie, di novità, di soldi. Quando gli ucraini vedevano un europeo, o in particolare un italiano, era ben accolto perché erano incuriositi e facevano sempre mille domande». Prima della guerra, l’Ucraina era uno Stato che aveva ritmi commerciali molto veloci, un Paese avanzato in tecnologia ed efficienza dei servizi bancari. La corruzione non era assente: «Nella sanità c’era un livello di disonestà molto alto. Doveva essere sempre pagato tutto. Un servizio pubblico te lo facevano pagare anche se non era dovuto perché esisteva un sistema immorale all’interno della struttura».

Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2022, le forze armate della Federazione Russa invadono l’Ucraina: «mi svegliai perché sentivo la terra tremare, poi ho capito. La mattina ero uscito e avevo notato che dalle caserme uscivano i carri armati ucraini, due alla volta, con intervalli di cinque minuti. Ricordo che hanno chiamato mia moglie dicendo che c’erano i russi in città». Si tratta dei “buriati” – il più grande gruppo indigeno della Siberia, la maggior parte del quale vive nella Federazione russa – considerati da Loris i più brutali. In città si sente il rumore degli spari e delle cannonate. Il rombo degli aerei che volano sul cielo di Kyiv. La guerra è ufficialmente iniziata. 

La più grande paura della popolazione ucraina era il rischio di un’invasione russa: «noi siamo caduti dal cielo, perché fino all’ultimo non pensavamo mai che ci fosse un attacco russo. La gente non aveva il sentore che la situazione potesse finire in quel modo ed eravamo in uno stato confusionale assoluto». Ogni giorno la gente cercava di capire cosa stesse accadendo attraverso i telegiornali e i gruppi telegram: «le notizie arrivavano man mano. Abbiamo capito che i russi erano entrati in città e stavano andando oltre». 

«Quella notte la terra tremava» <br> Quattro anni sotto il fuoco

Il 2022 e il 2023 sono stati gli anni più difficili, soprattutto dal punto di vista organizzativo. Gli eserciti non erano preparati e i russi continuavano ad entrare nel territorio. La luce e l’acqua erano sempre più scarse e le temperature raggiungevano i -17 gradi. La resistenza ucraina cominciava a prendere forma e le utenze cominciavano a ripristinarsi: «i comuni hanno ripreso a far funzionare tutti i loro servizi, dalle strade al riscaldamento. L’energia elettrica e l’acqua sono ritornate. C’è stato un riassetto molto veloce e per quasi tutto il 2025, pur avendo bombardamenti periodici in città, la vita andava avanti in qualche modo».

Gli attacchi missilistici russi fanno parte della quotidianità della popolazione: «L’ultimo attacco è stato pesantissimo. Il mio palazzo ha delle cantine, che vengono usate per ripararsi, dotate di luce e sedie. In cantina fa caldo e, in alternativa, si può stare nella reception. Ma io non ce la faccio a stare giù». I cittadini vengono avvisati sui possibili attacchi da “Trivoga”, un’app di allerta aerea che invia notifiche immediate. Le irruzioni sono previste prevalentemente la notte. Loris spiega che si tratta di una strategia russa per uccidere più civili: «C’è gente che non si sposta dall’appartamento, è rassegnata alla possibilità di morire. Fa parte della strategia russa di piegare l’umore delle persone. Ormai lo dicono chiaramente anche i russi».

Nonostante gli attacchi, l’Ucraina ha ripreso a vivere: «la mattina, alle sei e mezza, le strade sono già gremite. La città è attiva, anche quando c’è l’allarme. La gente si è abituata a convivere con le sirene. Anche se sei per strada, continui a fare quello che stai facendo: apri il telefono, ti informi su quello che sta capitando. La città non si ferma. Si arresta da mezzanotte alle sei di mattina, quando c’è coprifuoco». Il fiume Dnipro divide Kyiv in due aree: la riva sinistra e la destra. Le infrastrutture della riva sinistra sono quelle più colpite. È l’area della capitale che sta soffrendo di più a causa della mancanza d’energia.

Quattro anni dopo l’inizio della guerra, nella capitale la vita continua a scorrere tra allarmi, coprifuoco e ricostruzione. Nel racconto di Loris, però, la guerra non è soltanto strategia militare o resistenza civile: è soprattutto perdita: «a novembre 2022 ci è morto un figlio. Mia nuora era incinta. Ora abbiamo una nipotina di due anni e mezzo e il nostro obiettivo di vita è tirarla avanti, arrivare fino ai suoi diciotto anni, renderla autonoma. Vogliamo farla crescere e farla vivere nel modo migliore possibile».