Esclusiva

Febbraio 21 2026
Il Sannazaro di Napoli,
«una casa necessaria»

Dalla stagione d’oro alle fiamme di oggi, l’importanza del teatro. Carolina Rosi: «È memoria e coscienza della città»

Nel 1933 il premio Nobel per la letteratura Luigi Pirandello entrò nei camerini del teatro Sannazaro per conoscere i fratelli De Filippo – Eduardo, Tittina e Peppino – protagonisti della scena napoletana. Non era un caso.

Novant’anni dopo, quel teatro elegante, intimo, affollato di storie non esiste più. All’alba di martedì 17 febbraio un incendio lo ha distrutto: la cupola è collassata, la platea e i palchi sono stati devastati.

«Quando mi hanno chiamata sono rimasta incredula», racconta Carolina Rosi, attrice, moglie di Luca De Filippo e direttrice della Compagnia di teatro di Luca De Filippo. «Guardavo le immagini e non volevo credere che stesse accadendo ancora». Subito il pensiero corre ad altri roghi: il teatro La Fenice di Venezia, il teatro Petruzzelli di Bari. «Un teatro che brucia è una lacerazione devastante. Non solo per la città, ma per tutto il Paese».

A Napoli il teatro non è mai stato solo un genere artistico. Dal teatro San Carlo – simbolo della lirica europea –  alle sale della tradizione popolare, il palcoscenico è stato uno spazio dove la città ha costruito la propria voce: tra ironia e denuncia, tra comicità e conflitto sociale, tra lingua quotidiana e scrittura colta.

È dentro questa geografia che si colloca il teatro Sannazaro, «uno dei più antichi e importanti luoghi di cultura partenopei, un punto di riferimento per tutti i napoletani». Sala all’italiana, quattro ordini di palchi, stucchi chiari e ori discreti: per questo a Napoli tutti lo conoscono come “la bomboniera di via Chiaia”, dal nome dell’elegante strada in cui sorgeva. Su quelle tavole sono passati Eleonora Duse, Eduardo Scarpetta, i De Filippo. Ma anche Lina Sastri, Ugo D’Alessio, Pietro De Vico.

Nomi diversi, epoche diverse, ma continuità: la tradizione che cambia forma ma resta viva. «È stato anche palestra per attori giovanissimi», ricorda Rosi, pensando a pochi mesi fa. A novembre era in platea per De(ath)livery della Cercamond compagnia teatrale, con Andrea Cioffi e Sara Guardascione. Oggi Cioffi recita con lei in Non ti pago, la commedia di Eduardo che la Compagnia di teatro di Luca De Filippo porta in tournée.

Non sarebbe la prima volta che il Sannazaro rinasce. Negli anni Sessanta, ricorda Rosi, dopo il declino del dopoguerra e la trasformazione in cinema, fu l’attrice Luisa Conte, con il marito e impresario Nino Veglia, a riportarlo al centro della vita cittadina. Oggi la guida è nelle mani di Lara Sansone, nipote di Luisa Conte, e della famiglia Sansone-Vanorio. «Sono certa che Lara e tutta la famiglia non si arrenderanno», dice Rosi che conosce bene il peso della gestione di una sala. «So quanto costi un teatro. Dai restauri alla direzione quotidiana, i sacrifici sono enormi. Si fanno solo se si è convinti di offrire alla città una casa necessaria».

Insiste su un punto: «Il teatro è arte, certo. Ma è anche mestiere. È lavoro». L’incendio colpisce le maestranze, le compagnie in cartellone, i dipendenti. Colpisce un sistema che, dopo la pandemia di Covid del 2020, non ha mai davvero recuperato stabilità.

Dopo l’incendio istituzioni e associazioni si sono mosse subito. «L’immediata mobilitazione è stata un segno concreto di unità», osserva Rosi, «Oltre il sostegno morale è fondamentale il supporto economico». Il sindaco Gaetano Manfredi e il ministro della cultura Alessandro Giuli hanno parlato di  fondazione, di sede temporanea, di fondi straordinari.

«Il Sannazaro rappresenta un’icona culturale che oggi diviene anche il simbolo della capacità di rialzarsi e di rinnovarsi di una comunità». Il teatro, afferma Rosi, «ha bisogno di essere sostenuto, vissuto, portato nelle scuole, reso accessibile alle nuove generazioni».

Come diceva Luca De Filippo, il teatro «è divulgare, è far conoscere, è dare alle persone gli strumenti per parlare con gli altri, per confrontarsi all’interno della società, per cercare di migliorare».

Riportare in vita il Sannazaro significa restituire alla città quello spazio.