Attenzione! Questo articolo è stato scritto più di un anno fa!
!
Esclusiva

Dicembre 18 2021.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 21 2021
«Non ci sarebbe Napoli senza Eduardo»

Alla stampa del Globo d’oro 2022 il regista Mario Martone presenta il suo nuovo film Qui rido io, racconto della vita dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta e della sua città

«Eduardo Scarpetta è un uomo che ottiene con forza quello che vuole, ma non gli basta. Vuole sempre di più ed è lì che tutto cambia». A Napoli il tempo si conta secondo la commedia: il prima, Scarpetta, e il dopo, suo figlio Eduardo De Filippo. In Qui rido io Mario Martone decide di mettere in scena le origini del teatro napoletano del Novecento.

Inizio del Ventesimo secolo. Napoli è sconvolta da un cambio improvviso: Pulcinella viene sostituita da Felice Sciosciammocca, il personaggio interpretato da Eduardo Scarpetta. Per Martone «è un uomo complesso, che si guarda dentro e vede il vuoto», diviso tra l’amore per la moglie Rosa De Filippo e la nipote di lei, Rosa. Il desiderio di grandezza spinse Scarpetta al confronto con D’Annunzio e la sua opera La figlia di Iorio, riscritta da Eduardo in chiave comica e origine dei suoi problemi giudiziari.

«Nell’arte c’è la guerra e Eduardo lo sapeva». Scarpetta guardava ai suoi tempi con occhi nostalgici e sapeva di incontrare quel futuro che lo avrebbe sostituito. Nella sua inquisizione, voleva riscoprire la forza della parodia. Quella forza antipolitica che trovava potenza nella sua schiettezza.

Qui rido io

Nei suoi panni non poteva che esserci Toni Servillo. «Quando ho iniziato a scrivere il film ho chiamato Toni e non c’era nemmeno bisogno di chiederlo. Toni ha sempre voluto recitare questa parte perché lui è Eduardo». Al suo fianco, Maria Nazionale, Antonia Truppo ed Eduardo Scarpetta, omonimo e lontano parente del commediografo. «Sono tutti napoletani, perché posso dirlo, no? Napoli è la più grande fucina di artisti d’Italia».

Qui rido io è costumi, luci, dialetto. È il racconto di due protagonisti, Eduardo e Napoli. Filmato a cavallo tra due lockdown, i problemi erano costanti. «Avevamo bambini nel cast. Se fossero cresciuti troppo nei mesi chiusi in casa, era tutto da buttare».

Con Qui rido io Mario Martone riporta Napoli sul grande schermo. Dopo Capri-Revolution (2018) e Il sindaco del Rione Sanità (2019), la città è protagonista della storia. «Napoli non esisterebbe senza Eduardo Scarpetta. Lo stesso vale per Scarpetta senza Napoli. Non avrei potuto parlare della sua commedia senza mettere al centro anche la sua città». Napoli è l’ambiente, il mondo di Eduardo. Ma per Mario Martone «Non è tanto una questione napoletana, quanto cinematografica. Senza Napoli la storia non avrebbe potuto esistere». E il legame convive anche nelle sue musiche. Con la collaborazione di Sergio Bruni, Qui rido io è animato da una colonna sonora composta da vecchie canzoni popolari della storia partenopea.

Eduardo Scarpetta appare sullo schermo come simbolo della tradizione napoletana. Lo sguardo della cinepresa coglie nella storia «una sfumatura che, guardando dall’alto verso il basso, riposa su Napoli». Cultura alta, cultura bassa. Poesia e commedia. D’annunzio e Scarpetta. Qui rido io vuole riconquistare la dignità violata dalla serietà dello snobismo che ha a lungo deriso la città di Martone. «Perché Napoli è musica e commedia. Napoli è sentimento».