Esclusiva

Febbraio 26 2026
Grandi preparativi per una grande orchestra

Un musicista di Sanremo ci porta nel dietro le quinte della 76^ edizione del Festival

«La preparazione per l’orchestra inizia più o meno un mese prima» – racconta Simone Sitta, violoncellista, da 13 anni componente dell’orchestra del Festival di Sanremo.

«Noi iniziamo a Roma per dieci giorni, proviamo tre giorni solo con l’orchestra, poi arrivano i cantanti. Ogni artista ha un’ora per provare il proprio brano. A volte succede che cambiano anche la tonalità o modificano l’arrangiamento in corso d’opera» spiega Simone.

Composta da circa 35 elementi tra sinfonica e band, l’orchestra accompagna ogni artista in gara trasformando arrangiamenti scritti in studio in performance dal vivo sul palco dell’Ariston. Una volta arrivati Sanremo, la musica si unisce alla macchina televisiva. Quest’anno l’orchestra è arrivata a Sanremo il 5 febbraio: «Qui all’Ariston si mettono insieme audio, video, luci, regia. Ripetiamo i brani tante volte, non solo per l’aspetto musicale ma anche per le inquadrature o per le luci. Il pubblico vede lo spettacolo finito, ma dietro c’è un lavoro enorme. Usciamo dal teatro alle due di notte e rientriamo alle due del pomeriggio. Sono giornate molto intense», dice Sitta.

L’ensemble del Festival è quello dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, fondata nel 1905 e riconosciuta tra le Istituzioni Concertistico-Orchestrali italiane. È una delle dodici ICO riconosciute dal Ministero della Cultura e svolge un’intensa attività concertistica durante tutto l’anno, con stagioni sinfoniche, liriche e collaborazioni con artisti italiani e internazionali, oltre alla partecipazione stabile al Festival di Sanremo dal 2003.

Per l’edizione 2026, come lo scorso anno, la direzione musicale è affidata al maestro Pinuccio Pirazzoli, mentre ogni cantante può scegliere il proprio direttore per il brano in gara. «Il direttore d’orchestra è quello che ha arrangiato il brano per la parte orchestrale»- spiega il violoncellista – «È colui che rielabora il brano in base alle esigenze di produzione e di interpretazione».

Anche se – ci racconta – la sua presenza durante l’esibizione live non è così indispensabile: «Durante l’esibizione non abbiamo un clic in cuffia, che è il tempo. Dopodiché abbiamo anche dei count che ci permettono di entrare al momento giusto. Nella serata stessa, il direttore potrebbe anche non esserci», scherza Sitta.
Il confronto con gli artisti è una parte centrale del lavoro dell’orchestra, soprattutto durante le prove. «A volte sono gli artisti più esperti a dare indicazioni precise. Ermal Meta, ad esempio, è una persona molto competente che sa quello che vuole». L’arrangiamento migliore di quest’anno? «Quello di Prima o poi, il brano di Michele Bravi», ci dice.

A Simone é capitato anche di assistere a qualche incidente sul palcoscenico: «quest’anno è successo con Chiello e Morgan. Hanno provato la cover insieme, ma poi c’è stata qualche divergenza nell’interpretazione del brano. Morgan ha delle sue idee e magari non sono state sposate completamente dall’entourage di Chiello».

Il lavoro non si limita ai brani in gara, ma comprende anche ospiti e cover, una delle serate più attese del Festival. Durante le settimane di preparazione, infatti, l’orchestra lavora su decine di brani diversi, adattando arrangiamenti e accompagnamenti alle esigenze degli artisti e della produzione televisiva. «La cover è la parte più frizzante, perché i cantanti fanno qualcosa di totalmente diverso rispetto al brano in gara. Si divertono e si scoprono tante cose. Posso dire che Ditonellapiaga, Sayf ed Ermal Meta vi stupiranno. Molto interessante anche Tredici Pietro», spiega Simone.

Dietro ogni esibizione, però, c’è un complesso equilibrio tra musica dal vivo ed elementi elettronici. «La musica oggi è andata verso quello che è sintetizzato. Non credo che si faccia meno musica live, ma si fa in maniera differente. Prima si faceva musica più vera, oggi si è sdoganato l’uso dell’AI. Sempre più frequentemente si produce attraverso sequenze, perché ci sono effetti e suoni che altrimenti non sarebbe possibile riprodurre. È un modo diverso di lavorare», aggiunge.

Far parte dell’orchestra di Sanremo è un grande onore, ma anche una grande responsabilità. Un lavoro silenzioso, quello dell’orchestra del Festival. Servono prove di settimane per costruire l’evento musicale più importante d’Italia: «Il pubblico vede lo spettacolo finito», conclude Sitta, «ma dietro c’è un lavoro enorme».