Esclusiva

Febbraio 26 2026
«Succederà anche a me»: gli immigrati negli Stati Uniti temono l’ICE a causa delle misure repressive letali

Mentre un’immigrata si preoccupa per il proprio sostentamento, un esperto avverte che questo è un «momento esistenziale»

Jane Doe, nome di fantasia per proteggerla dai servizi di immigrazione, vive a Miami, in Florida, e non riesce a distogliere lo sguardo dalle notizie che mostrano come l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e i funzionari della polizia di frontiera trasportino le persone nei centri di detenzione e si scontrino con i manifestanti. «Vedi la portata delle notizie, Quando vedi quelle cose, tu come immigrato rimani traumatizzato e dici: “Non voglio uscire. Succederà anche a me”».

Il secondo mandato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha visto una militarizzazione senza precedenti del sistema di immigrazione, dal 2025. Gli agenti federali hanno arrestato e deportato immigrati clandestini, richiedenti asilo, residenti e persino cittadini anche come conseguenza agli aumenti di bilancio approvati dal Congresso che ha aggiunto più di 70 miliardi di dollari alle spese per l’immigrazione. Con l’obiettivo di costruire nuovi centri di detenzione e accrescere il numero degli agenti in servizio.

Dopo l’uccisione ingiustificata dei due cittadini, Alex Pretti and Renee Good, in Minnesota, da parte dell’Ice, Doe ha iniziato a spaventarsi ogni giorno di più. Ricorda la sua detenzione nel 2016 ad Austin, in Texas, durante l’amministrazione di Barack Obama. Era stata espulsa dopo il suo arrivo dal Nicaragua nel 2005, quando si era consegnata alle autorità dopo aver attraversato il confine una seconda volta per aiutare una donna honduregna che si era ammalata durante il viaggio.

«La polizia di frontiera è molto peggio dell’ICE», ha detto prima di ricordare come gli agenti erano già soliti maltrattare i migranti, chiamarli cani, sputare su di loro e tenerli in una stanza a 5 gradi. «Se qualcuno rispondeva agli agenti, questi impiegavano più tempo per esaminare il loro caso. Sai come si legano le iguane per le zampe e le mani dietro la schiena? È così che ti buttano a terra». 

Doe è rimasta in detenzione per due mesi. L’ICE non ha messo orologi nelle celle e si è rifiutato di dire agli immigrati l’ora. A volte permettevano ai detenuti di fare una telefonata. Doe ha detto che se avevi una famiglia che poteva prenotarti un biglietto per stare con loro, i funzionari dell’immigrazione potevano rilasciarti. I suoi contatti a Dallas, in Texas, le hanno prenotato un biglietto e la sua detenzione è terminata proprio quando Donald Trump ha iniziato il suo primo mandato come presidente. «Avevano un cuore un po’ più tenero», ha detto a proposito del sistema di immigrazione nel 2016. 

Ora, ancora senza status legale, spiega che la detenzione sarebbe molto peggiore. Quando sono iniziate le retate dell’Ice nei mesi scorsi, non è uscita di casa per una settimana e non ha mandato i figli a scuola. Ha paura ogni volta che sale in macchina per andare a lavorare come donna delle pulizie perché non ha la patente. Ad aprile non presenterà la dichiarazione dei redditi come fa ogni anno, per paura che il Dipartimento della Sicurezza Nazionale abbia accesso ai dati dell’Internal Revenue Service. La sua amica è pronta ad accogliere i suoi figli, compreso quello di 7 anni affetto da autismo, se lei venisse arrestata. «Ti senti così umiliata, ti capitano così tante cose terribili, e ti chiedi: ‘Perché, se sono un essere umano?”»

John Foot, professore di storia italiana moderna all’Università di Bristol, chiarisce che il ruolo dell’ICE nel sistema americano è cambiato nel secondo mandato di Trump. Le loro operazioni gli ricordano le Camicie nere di Mussolini quando entrarono a far parte dello Stato, anche se l’ICE è un braccio del governo degli Stati Uniti. «Quella che abbiamo è una sorta di illegalità legale; queste persone sostengono di applicare la legge e sembrano poter utilizzare qualsiasi mezzo possibile, compresi quelli illegali, per applicarla», ha affermato. «Con la giustificazione che proviene dai vertici dello Stato americano». 

Foot spiega anche che, sebbene ci sia violenza nelle strade, sono l’aumento degli agenti dell’ICE e dei centri di detenzione, nonché il livello di segretezza delle operazioni, a creare parallelismi con i dittatori del passato nella storia europea. Sebbene il termine «fascismo» sia ora utilizzato da alcuni commentatori politici e analisti per descrivere l’amministrazione Trump, Foot ritiene che tale parola «sia diventata sempre meno utile» al giorno d’oggi. «Dobbiamo lasciare spazio alla discussione e all’analisi e non limitarci a dire: “Oh, sono fascisti”».

Per Foot, il nuovo «uso della macchina statale per reprimere il proprio popolo per motivi politici o etnici» è un «momento esistenziale» nella storia degli Stati Uniti. «Quante linee rosse si possono superare? Sembra già che se ne superi una ogni giorno». 

Quando Doe ha assistito agli eventi che si sono svolti in Minnesota, ha detto di aver ricordato il suo incontro con gli agenti di frontiera che ha definito «i più malvagi che esistano sul pianeta. A cui Trump sta permettendo di usare questa mentalità senza violare i diritti umani».