Esclusiva

Febbraio 26 2026
«Troppo latina per essere minimalista»

La moda della diaspora latinoamericana celebra l’identità e le radici culturali e trasforma il massimalismo in un gesto di resistenza visibile

Tra colori vivaci, stampe audaci e simboli ancestrali, avanza una generazione che rifiuta di neutralizzare la propria identità e lo fa attraverso ciò che indossa ogni giorno. Non sorprende che sui social circoli una frase che sintetizza questo spirito: “demasiado latina para ser minimalista”, troppo latina per essere minimalista. Per la diaspora latinoamericana sparsa tra Europa e Nord America, la moda è diventata molto più di semplici vestiti: è un linguaggio visivo di resistenza, un archivio di memoria culturale, un modo per dire “sono qui, e vengo da là” in un mondo che spesso chiede di conformarsi per essere accettati.

María José Rodriguez (Maje), content creator venezuelana, ha esplorato il rapporto tra disegni maximalisti e cultura latina, mostrando come la moda possa diventare uno strumento per affermare e preservare la propria identità e le proprie radici.

La tendenza dominante del minimalismo, da forme semplici linee pulite e colori neutri, ha al centro della sua filosofia la riduzione del consumo. Un atteggiamento che si contrappone a certe abitudini e sensibilità latinoamericane. «Abbiamo questa tendenza al massimalismo, per esempio ad accumulare oggetti e conservarli “nel caso servano”; un consumismo talvolta sfrenato, perché veniamo da contesti in cui le crisi sono frequenti e imprevedibili», racconta Maje, che si chiede se il “meno è meglio” possa davvero valere per «un continente che non è nato nella neutralità».

In America Latina la diversità, derivante dall’intreccio di radici indigene, africane ed europee, è centrale nella costruzione dell’identità. La resistenza passa anche attraverso l’orgoglio delle proprie origini e la capacità di riflettere questa identità nei tessuti, nelle acconciature e nei simboli tramandati di generazione in generazione.

«Ci dicono che il minimalismo significa vivere con l’essenziale, ma per noi l’essenziale è tutto ciò che ci ricorda chi siamo».

Maje vive in Spagna da dieci anni e utilizza la moda, attraverso colori e simboli, per rafforzare il legame con la propria cultura anche a distanza. «Ho tantissime camicie del Venezuela perché mi fanno sentire più vicina a casa e mi permettono di essere orgogliosa per le mie origini. Anche se qui ci si può sentire una minoranza, è importante ricordare chi siamo e affermarlo, anche attraverso l’abbigliamento».

Come molti membri della diaspora latinoamericana, anche per Maje mescolare stili diversi aiuta a esprimere la propria identità in nuovi contesti, dimostrando che la moda dominante non è universale.

Un’esperienza simile è quella di Mariella Ruiz de Somocurcio, designer peruviana fondatrice del marchio Afuera a Londra. Cresciuta a Lima, si è trasferita a Barcellona per studiare, dove ha trovato subito legami nella comunità latino-americana. A Londra, invece, l’assenza di quel supporto si è fatta sentire.

«Mi ritrovavo a cene o eventi sociali a spiegare continuamente cosa rappresentava per me il Perù. Penso che questo sia stato un fattore principale nella decisione di creare un marchio che promuovesse la comprensione culturale.»

Afuera realizza capi unisex vivaci, caratterizzati da stampe audaci e colori intensi, abbracciando un’estetica massimalista che celebra l’abbondanza, il calore e la memoria culturale.

«La maggior parte dei colori e dei simboli è ispirata alle strade e ai sacchi di riso, che colleziono fin da quando ero piccola. Spesso riportavano frasi che riflettevano la cultura peruviana, come il marchio Taipa, che significa servire il cibo in abbondanza, a testimonianza della nostra generosità. Per i ricami, facciamo anche molta ricerca sulle culture precolombiane».

L’obiettivo del marchio è trasmettere tradizioni, tecniche antiche e storia. Mariella vuole che indossare i suoi capi significhi portare con sé il passato del Perù e ciò che i peruviani sono oggi.

«Penso sia importante, perché stiamo perdendo sempre di più questa memoria. In America Latina guardiamo spesso al mondo occidentale da una posizione subordinata: questo è anche un modo per dire “sii orgoglioso di dove vieni”».

Che si tratti delle camicie venezuelane di Maje o dei ricami precolombiani di Afuera, la moda nella diaspora latino-americana non è mai stata solo una questione estetica. È un filo invisibile che collega chi vive lontano alle proprie radici, un modo per occupare spazio in società che spesso rendono invisibili le minoranze.

In un’epoca in cui il minimalismo viene presentato come l’unica via verso eleganza e raffinatezza, queste voci ricordano che l’essenziale non è universale. Per la cultura latinoamericana, l’essenziale è memoria, orgoglio e la gioia visibile di esistere pienamente.